GRUPPO U.N.I.T.A.L.S.I. INTERPARROCCHIALE PORTO D'ASCOLI SAN BENEDETTO DEL TRONTO Parrocchie:Cristo Re-SS.Annunziata-Sacra Famiglia-S.Giacomo della Marca
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VIII CATECHESI 29 gennaio 2019

L’ottavo incontro con il gruppo interparrocchiale Unitalsi di Porto d’Ascoli si è svolto a Cristo Re con Don Pio Costanzo. Dopo la recita della compieta, il sacerdote ha suggerito di approfondire il tema iniziato precedentemente sull’importanza dell’umanità di Cristo, su cui dovrebbe essere centrata la nostra fede! Importante è partire dal fatto che un cristiano deve essere innanzitutto un uomo! E cosa è che ci rende umani? Non è l’intelligenza (facoltà che hanno anche i primati ed altri animali) ma l’esperienza della simbologia (esempio: siamo in grado di distinguere i tre colori che identificano la bandiera dell’Italia mentre per gli altri animali questo riconoscimento non avviene)! Ma come si è evoluto questo perfezionamento del simbolico? L’uomo è sulla terra da circa 200.000 anni e il suo sviluppo non è legato all’avvento della tecnologia come si potrebbe credere (per facilitare le loro attività i primati, ad esempio, buttano le noci di cocco sulle rocce perché sanno che se cadono sulle rocce si spaccano e si aprono) ma è avvenuto attraverso la condivisione, lo stare insieme, l’essere comunità che ha portato ad espandere il concetto del pensiero simbolico! Il vivere la comunità, quindi, aumentando lo sviluppo celebrale, ha fatto sì che l’uomo sia in continua evoluzione e probabilmente lo è anche il suo dna perché non esistono valori assoluti che siano definitivi per sempre (perlomeno secondo alcune teorie)!

E’ stando insieme e condividendo le cose della terra che si è divenuti essere umani infatti la parola uomo deriva dalla radice sanscrita ”bhu” che successivamente divenne “hu” da cui “humus” cioè “terra”. Uomo significa quindi "creatura generata dalla terra". Non a caso il racconto biblico della creazione dell'uomo narra che Dio plasmò l'uomo dal fango e poi vi alitò il Suo Soffio Vitale!

L’uomo, quindi, per sua natura si colloca in basso e di conseguenza immagina Dio non paragonabile a se stesso e perciò inarrivabile perché stando al di sopra di tutto ha infinito potere anche sull’uomo! Per questo l’uomo ha istintivamente paura di Dio: si ritiene nullità a Suo confronto perché Dio è trascendente, è al di sopra dell’uomo che invece è solo terra! Questo è vero ma Don Pio ci ricorda che, appunto perché non possediamo mezzi che ci rendono trascendenti, abbiamo un unico modo per avvicinarsi a Dio e cioè parlare di Lui attraverso la nostra umanità!

Per tutte le religioni Dio è trascendente, è il Signore dei Signori, è Padrone dell’universo ma questa sua divinità assoluta non lo rende affatto misericordioso tant’è che in molte religioni il contatto con Dio avviene solo attraverso determinate persone cioè i sacerdoti e a scalare tutti gli altri fino alle più umili delle persone (è deducibile quindi che le religioni si basino come altre istituzioni della società su specifiche gerarchie)! Come è possibile quindi avvicinarsi un minimo a Dio? Solo prostrandosi, pregando e sacrificandosi nell’umiltà del sapersi nullità davanti all’onnipotente? No, non solo perché circa duemila anni fa è accaduta una rivoluzione fondamentale che ha cambiato le sorti dell’uomo: la venuta di Cristo! Dio si è incarnato in Gesù Cristo nato uomo sulla terra: quale dono più grande per farci sentire la sua presenza reale? Per Don Pio il cristianesimo non dovrebbe essere la religione fondata da Gesù ma essere semplicemente un incontro col Padre che non ci abbandona mai e vuole renderci partecipi del suo Amore infinito! Il senso di condivisione e gioia per essere figli di Dio è narrato più volte nella Bibbia ma Don Pio si sofferma sul brano della prima lettura della scorsa domenica (27/01/19) tratto dal libro di Neemia:

“Ne 8, 2-4. 5-6. 8-10 Dal libro di Neemia. In quei giorni, il sacerdote Esdra portò la legge davanti all'assemblea degli uomini, delle donne e di quanti erano capaci di intendere. Lesse il libro sulla piazza davanti alla porta delle Acque, dallo spuntare della luce fino a mezzogiorno, in presenza degli uomini, delle donne e di quelli che erano capaci d'intendere; tutto il popolo tendeva l'orecchio al libro della legge. Lo scriba Esdra stava sopra una tribuna di legno, che avevano costruito per l'occorrenza. Esdra aprì il libro in presenza di tutto il popolo, poiché stava più in alto di tutti; come ebbe aperto il libro, tutto il popolo si alzò in piedi. Esdra benedisse il Signore, Dio grande, e tutto il popolo rispose: «Amen, amen», alzando le mani; si inginocchiarono e si prostrarono con la faccia a terra dinanzi al Signore. I levìti leggevano il libro della legge di Dio a brani distinti e spiegavano il senso, e così facevano comprendere la lettura. Neemìa, che era il governatore, Esdra, sacerdote e scriba, e i leviti che ammaestravano il popolo dissero a tutto il popolo: «Questo giorno è consacrato al Signore, vostro Dio; non fate lutto e non piangete!». Infatti tutto il popolo piangeva, mentre ascoltava le parole della legge. Poi Neemìa disse loro: «Andate, mangiate carni grasse e bevete vini dolci e mandate porzioni a quelli che nulla hanno di preparato, perché questo giorno è consacrato al Signore nostro; non vi rattristate, perché la gioia del Signore è la vostra forza».”

Don Pio ci ha quindi parlato della storia del profeta: Neemia  è un personaggio della Bibbia, ritenuto l'autore del Libro di Neemia. Era figlio di Hachaliah e appartenente probabilmente alla Tribù di Giuda. Il contesto storico nel quale Neemia si trovò ad operare era abbastanza particolare: dopo la conquista di Gerusalemme da parte di Nabucodonosor nel 597 a.C., parecchie migliaia di Israeliti erano stati deportati a Babilonia e in altre città della Mesopotamia. L’impero babilonese crollò definitivamente, ad opera dei Persiani, nel 539 a.C. Il re persiano Ciro si dimostrò indulgente verso i popoli sottomessi e gli Ebrei, che con il precedente regime erano stati costretti a lasciare la propria terra, poterono tornare in patria.
Zorobabele, discendente del re Davide, guidò il primo gruppo di Ebrei a Gerusalemme e diede inizio alla costruzione del tempio. Circa sessant'anni dopo la costruzione del tempio nel 460 a.C., per ordine del re Artaserse, un secondo gruppo tornò sotto la guida di Esdra, uno scriba esperto nelle Sacre Scritture. L’incarico affidato a Esdra era di trasportare a Gerusalemme gli utensili per il servizio nel tempio e informarsi sulle condizioni di vita degli Ebrei già rientrati nel paese all’epoca di Zorobabele. Dodici anni dopo la spedizione di Esdra, Neemia ricevette il permesso da Artaserse di recarsi a Gerusalemme per ricostruirne le mura. Nel lungo periodo che intercorse tra il primo e il secondo rimpatrio, una giovane ebrea, Ester, divenne regina di Persia, perché fu scelta come moglie dal re Assuero, più conosciuto come Serse. È probabile che Ester fosse ancora viva ed influente a palazzo, quando sia Esdra che Neemia si recarono a Gerusalemme.  In qualche modo, la presenza di una regina ebrea alla corte di Persia, portò un contributo per sensibilizzare il regno persiano alla causa di Israele. Neemia era coppiere del re Artaserse, una mansione di fiducia che gli permetteva di stare quotidianamente alla presenza del sovrano, verificando che il vino che gli veniva servito non fosse avvelenato. Un giorno, il re notò la tristezza sul volto di Neemia e gliene chiese la ragione. Dopo una silenziosa e breve preghiera rivolta al suo Dio, Neemia rispose che Gerusalemme, la città dei suoi antenati, era in rovina e che lui desiderava andare a ricostruirne le mura. Il re gli accordò il permesso, gli diede una scorta di cavalli, lettere di presentazione per i governatori dei vari distretti che doveva attraversare e lo nominò governatore della Giudea (circa nel 450 a.C.) Investito da tale carica, una volta arrivato a Gerusalemme si diede subito da fare per l’opera di ricostruzione e rifiutò di ricevere il vitalizio che doveva essere versato dal popolo in suo favore, a causa delle condizioni economiche non ottimali che interessavano i giudei in quel periodo. I notabili ebrei s’impegnarono a costruire ognuno una parte delle mura. Neemia venne accusato di ribellione contro il re di Persia, ma quelle false accuse crollarono presto (si era infatti creato dei nemici per aver fatto condonare debiti e restituire terreni verso i poveri ebrei che avevano dovuto abbandonare Gerusalemme ai tempi della deportazione). Le mura vennero ultimate dopo 52 giorni, circa settant'anni dopo la costruzione del tempio. In seguito, un decimo della popolazione si trasferì in città per viverci e furono organizzati il governo ed i servizi del tempio. Neemia si dedicò all’insegnamento delle Sacre Scritture e la sua opera fece sorgere un forte senso di pentimento tra il popolo, provocando un grande risveglio spirituale. Al capitolo 9 del libro di Neemia leggiamo la confessione dei peccati che il popolo fece davanti a Dio, seguita dalla preghiera dei Leviti che metteva in risalto la grazia costante di Dio verso il suo popolo. A seguito di tutto ciò, il popolo rinnovò solennemente il patto con Dio. Dopo aver governato Giuda per 12 anni, Neemia tornò in Persia. Ottenuto un nuovo permesso, ritornò a Gerusalemme per continuare la sua opera di ricostruzione. Questa volta si trattò più di una restaurazione di carattere morale, per insegnare al popolo ad abbandonare le infedeltà e ricominciare invece ad osservare la Parola di Dio. Infatti, durante la sua assenza, tra il primo e il secondo mandato come governatore, erano sorti dei forti disordini tra il popolo. Al suo ritorno Neemia punì i colpevoli e ristabilì il culto nel tempio di Gerusalemme. Nulla sappiamo sulla fine dei suoi giorni, probabilmente ricoprì fino alla morte la carica di governatore della Giudea. (fonte bibbia.it).

E’ molto illuminante notare come Neemia, nel brano riportato sopra, convochi una grande assemblea per lodare Dio a Gerusalemme facendo leggere la Parola al sacerdote Esdra mentre i leviti traducono l’ebreo scritto sul Libro nell’aramaico parlato dal popolo per rendere comprensibile a tutti la bellezza del messaggio del Signore! Neemia chiede al popolo di essere nella gioia e consacrare al Signore quel giorno di grazia bevendo vino dolce, mangiando carni grasse (allora proibite) dandone a chi non ne ha, delineando così il superamento di antiche imposizioni religiose perché Dio vuole che ci si ami attraverso il contatto delle relazioni e l’aiuto al prossimo! E’ così infatti che ha fatto Gesù! Don Pio a tal proposito ci ricorda il vangelo di Luca dove leggiamo:

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Luca 1,1-4.4,14-21 Poiché molti han posto mano a stendere un racconto degli avvenimenti successi tra di noi, come ce li hanno trasmessi coloro che ne furono testimoni fin da principio e divennero ministri della parola, così ho deciso anch’io di fare ricerche accurate su ogni circostanza fin dagli inizi e di scriverne per te un resoconto ordinato, illustre Teòfilo, perché ti possa rendere conto della solidità degli insegnamenti che hai ricevuto.
Gesù ritornò in Galilea con la potenza dello Spirito Santo e la sua fama si diffuse in tutta la regione.
Insegnava nelle loro sinagoghe e tutti ne facevano grandi lodi. Si recò a Nazaret, dove era stato allevato; ed entrò, secondo il suo solito, di sabato nella sinagoga e si alzò a leggere.
Gli fu dato il rotolo del profeta Isaia; apertolo trovò il passo dove era scritto:
Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l’unzione, e mi ha mandato per annunziare ai poveri un lieto messaggio, per proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; per rimettere in libertà gli oppressi, e predicare un anno di grazia del Signore.
Poi arrotolò il volume, lo consegnò all’inserviente e sedette. Gli occhi di tutti nella sinagoga stavano fissi sopra di lui. Allora cominciò a dire: «Oggi si è adempiuta questa Scrittura che voi avete udita con i vostri orecchi».”

Il Cristianesimo si comprende solo attraverso il contatto con gli altri perché Gesù, come leggiamo, è venuto per questo cioè per annunciare il lieto messaggio, per lenire le sofferenze umane agendo direttamente tra la gente e questa è la stessa missione che ha affidato agli apostoli quando li ha mandati ad evangelizzare! La preghiera e le funzioni religiose sono di certo fondamentali per un cristiano ma ricordiamo sempre che Gesù è venuto al mondo per farci conoscere il Padre e l’ha fatto attraverso la sua umanità che ci fa scoprire anche l’infinita misericordia che il Signore è pronto a donarci sempre!

Per Aristotele Dio è la causa prima di ogni movimento, è il Motor Immobilis (motore immobile) che muove tutto stando immobile: egli infatti è "motore" perché è la meta finale a cui tutto tende, "immobile" perché causa incausata, essendo già realizzato in se stesso come «atto puro». La caratteristica del suo essere "puro" dipende dal fatto che in Dio, come atto finale compiuto, non vi è la minima presenza della materia, la quale è soggetta a continue trasformazioni e quindi a corruzione. Così per San Paolo che nella prima lettera ai Corinzi capitolo 13, 10-12 scrive: “Ma quando verrà ciò che è perfetto, quello che è imperfetto scomparirà. Quand'ero bambino, parlavo da bambino, pensavo da bambino, ragionavo da bambino. Ma, divenuto uomo, ciò che era da bambino l'ho abbandonato. Ora vediamo come in uno specchio, in maniera confusa; ma allora vedremo a faccia a faccia. Ora conosco in modo imperfetto, ma allora conoscerò perfettamente, come anch'io sono conosciuto.” Queste considerazioni, seppur basate su fedi diverse, sono legate ad una visione di un Dio che è al di sopra di tutto e che si rivela solo in maniera ultraterrena, ma dovremmo iniziare a comprendere che Dio si è fatto uomo ed è morto in croce per noi: non può esserci dono più grande e vicinanza più tangibile! Dio ci ama e la sua umanità lo dimostra!

Con la preghiera a Maria Santissima si è concluso l’incontro!

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