GRUPPO U.N.I.T.A.L.S.I. INTERPARROCCHIALE PORTO D'ASCOLI SAN BENEDETTO DEL TRONTO Parrocchie:Cristo Re-SS.Annunziata-Sacra Famiglia-S.Giacomo della Marca
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III CATECHESI 22/10/2018

Il terzo incontro di catechesi del gruppo interparrocchiale Unitalsi si è svolto a Cristo Re con Don Pio. Dopo la recita della compieta, è stato ripreso il tema di quest’anno: la lettera di San Paolo ai Filippesi.

Don Pio ci ha riassunto alcune informazioni. Filippi era una città abbastanza conosciuta della Macedonia non lontana dal mar Egeo in cui San Paolo arriva nel 50 d.C. Ricordiamo che San Paolo non ha mai conosciuto Gesù, (morto e risorto circa 15/16 anni prima e quindi verso i 36 anni e non i 33 come si pensa) e la sua missione di evangelizzazione nasce dopo la conversione a Damasco (San Paolo era un spietato persecutore dei cristiani).

A Filippi Paolo converte alcune persone e scrive a questi nuovi cristiani una lettera, probabilmente in carcere in una delle due prigionie di Roma o forse mentre si trovava ad Efeso circa tre anni dopo (53 d.C.). In questa lettera denominata “la più lettera” dagli studiosi perché più intima rispetto alle altre, San Paolo parla della sua situazione ed esorta all’amore. E’ una lettera appassionata scritta col cuore e incentrata sul tema della gioia!

 Ecco i primi versetti:

“1Paolo e Timòteo, servi di Cristo Gesù, a tutti i santi in Cristo Gesù che sono a Filippi, con i vescovi e i diaconi: 2grazia a voi e pace da Dio, Padre nostro, e dal Signore Gesù Cristo.
3Rendo grazie al mio Dio ogni volta che mi ricordo di voi.”

Si nota che Paolo si firma con Timoteo all’inizio della lettera, come da usanza del tempo. Paolo non si firma mai col suo nome ebreo di Saulo ma col nome romano di Paulus. Come molti degli ebrei di quel tempo infatti, portava due nomi, uno ebraico Saul, che significava “implorato a Dio” e l’altro latino o greco che era Paulus, probabilmente alludeva alla sua bassa statura; Paulus divenne poi il suo unico nome, quando cominciò la sua predicazione in Occidente. 

Ricordiamo che Paolo era ebreo ma godeva dello status di cittadino romano, uno status raro e importantissimo che non avevano neanche i governatori. Per aver rifiutato il suo nome ebraico ed esser divenuto un apostolo di Cristo, gli ebrei lo perseguitavano considerandolo un traditore finché non venne arrestato nel 60 d.C. ma essendo cittadino romano i governatori lo spedirono sotto scorta a Roma per il processo al cospetto dell’imperatore Nerone, ma nei pressi di Malta avvenne un naufragio, annunciato dallo stesso Paolo! Paolo si salvò e a nuoto, con altri naufraghi, raggiunse l’isola dove i maltesi accesero un fuoco per scaldarli.  Paolo venne però morso da una vipera ma la scacciò sopravvivendo così i maltesi, pagani, a quella vista, lo esaltarono a dio e allora lui cominciò anche a Malta ad annunciare il Cristo facendo loro capire che c’era un solo vero Dio a cui affidarsi! Dopo aver convertito molti maltesi, Paolo riprese la via di Roma dove giunse successivamente per esser processato e nel frattempo per due anni restò agli arresti domiciliari per poi essere assolto da Nerone una prima volta nel . 61 d.C.

Tornando alla lettera notiamo come Paolo non firma mai da solo le lettere ma, in questo caso, con Timoteo di cui ha un’alta considerazione e fiducia, infatti dirà di lui nel capitolo secondo :

19Spero nel Signore Gesù di mandarvi presto Timòteo, per essere anch’io confortato nel ricevere vostre notizie. 20Infatti, non ho nessuno che condivida come lui i miei sentimenti e prenda sinceramente a cuore ciò che vi riguarda: 21tutti in realtà cercano i propri interessi, non quelli di Gesù Cristo. 22Voi conoscete la buona prova da lui data, poiché ha servito il Vangelo insieme con me, come un figlio con il padre. 23Spero quindi di mandarvelo presto, appena avrò visto chiaro nella mia situazione. 24Ma ho la convinzione nel Signore che presto verrò anch’io di persona.”.

Queste parole denotano allora come oggi che in pochi avevano a cuore i veri interessi della missione evangelica, ma molti avevano a cuore i propri interessi! Non a caso all’inizio della lettera i due si firmano come “servi di Cristo Gesù” a significare il loro sacrificio totale (compresa la morte) e la loro dedizione completa alla causa di Cristo!

Allo stesso modo San Paolo chiama “santi in Cristo Gesù che sono a Filippi, con vescovi e diaconi..” i filippesi  convertiti e Don Pio ci ricorda che nelle sue lettere l’apostolo non chiama mai cristiani i convertiti, ma li appella come santi, fratelli o figli!

Cos’è dunque la santità? E’ semplicemente l’azione di Dio che costituisce grandezza e novità (non sono solo le azioni miracolose che fanno diventare sante le persone) e quindi per Paolo santi erano i battezzati in Cristo: il battesimo ricevuto era la novità che li distingueva! Gratuitamente i nuovi cristiani hanno ottenuto un dono immenso! Per noi oggi la santità ha un valore morale, per San Paolo significa invece ottenere un privilegio da Dio che permette di ricevere qualcosa di grande!

I vescovi e i diaconi a cui Paolo si riferisce naturalmente non sono paragonabili a quelli a cui siamo abituati oggi; erano semplicemente dei custodi, difensori e controllori che accudivano le comunità cristiane delle città convertite!

Con Don Pio è poi sorto un dialogo su questioni di attualità prendendo spunto dalla lettera ai filippesi e quindi il sacerdote ha tenuto a farci capire che il Cristianesimo ha cambiato la mentalità esistente all’epoca attraverso l’azione dello Spirito Santo che fa parlare tramite un unico linguaggio: quello dell’Amore! Gesù non parla mai direttamente ma per esempi e parabole ed è questo suo atteggiamento interiore ad aver salvato il mondo, non le leggi! Le leggi hanno dei valori importanti ma fino ad un certo punto specie se ne va di mezzo la vita umana che è il bene più prezioso! I pubblicani e i farisei tenevano molto alle regole e ai precetti ma non sapevano dare importanza a ciò che davvero contava come amare gli ultimi! Questo monito è sempre attuale purtroppo e Don Pio ci ricorda, in conclusione, che Dio è infinito e per questo nel tempo si rinnova sempre (nella Chiesa per esempio): per farci conoscere in modi diversi e più vicini a noi la Sua meravigliosa Grandezza!

 

 

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