GRUPPO U.N.I.T.A.L.S.I. INTERPARROCCHIALE PORTO D'ASCOLI SAN BENEDETTO DEL TRONTO Parrocchie:Cristo Re-SS.Annunziata-Sacra Famiglia-S.Giacomo della Marca
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V CATECHESI 20/11/2018

Il quinto incontro della catechesi del gruppo interparrocchiale unitalsi di Porto d’Ascoli si è svolto a Cristo Re con Don Pio Costanzo.

Dopo la recita della compieta, è stato ripreso il tema della lettera ai filippesi di San Paolo, anche se don Pio ha espresso il desiderio di affrontare contemporaneamente l’argomento del documento finale del recentissimo Sinodo dei Vescovi sui Giovani dal titolo “La fede e il discernimento vocazionale” (del 27/10/2018) che secondo il sacerdote è in parte legato alla lettera che stiamo trattando:  la chiesa nel documento affronta i problemi della società e fa un quadro generale della situazione mondiale invocando l’intervento dello Spirito Santo, focalizzandosi sull’importanza del vivere la comunità e di seguire i giusti esempi.

Tornando alla lettera nel primo capitolo versetti 1-21 leggiamo:

1:1 Paolo e Timoteo, servi di Cristo Gesù, a tutti i santi in Cristo Gesù che sono in Filippi, con i vescovi e con i diaconi, 2 grazia a voi e pace da Dio nostro Padre e dal Signore Gesù Cristo.
3 Io ringrazio il mio Dio di tutto il ricordo che ho di voi; 4 e sempre, in ogni mia preghiera per tutti voi, prego con gioia 5 a motivo della vostra partecipazione al vangelo, dal primo giorno fino a ora. 6 E ho questa fiducia: che colui che ha cominciato in voi un'opera buona, la condurrà a compimento fino al giorno di Cristo Gesù. 7 Ed è giusto che io senta così di tutti voi, perché io vi ho nel cuore, voi tutti che, tanto nelle mie catene quanto nella difesa e nella conferma del vangelo, siete partecipi con me della grazia. 8 Infatti Dio mi è testimone come io vi ami tutti con affetto profondo in Cristo Gesù. 9 E prego che il vostro amore abbondi sempre più in conoscenza e in ogni discernimento, 10 perché possiate apprezzare le cose migliori, affinché siate limpidi e irreprensibili per il giorno di Cristo, 11 ricolmi di frutti di giustizia che si hanno per mezzo di Gesù Cristo, a gloria e lode di Dio. 12 Desidero che voi sappiate, fratelli, che quanto mi è accaduto ha piuttosto contribuito al progresso del vangelo; 13 al punto che a tutti quelli del pretorio e a tutti gli altri è divenuto noto che sono in catene per Cristo; 14 e la maggioranza dei fratelli nel Signore, incoraggiati dalle mie catene, hanno avuto più ardire nell'annunciare senza paura la parola di Dio.
15 Vero è che alcuni predicano Cristo anche per invidia e per rivalità; ma ce ne sono anche altri che lo predicano di buon animo. 16 Questi lo fanno per amore, sapendo che sono incaricato della difesa del vangelo; 17 ma quelli annunciano Cristo con spirito di rivalità, non sinceramente, pensando di provocarmi qualche afflizione nelle mie catene. 18 Che importa? Comunque sia, con ipocrisia o con sincerità, Cristo è annunciato; di questo mi rallegro, e mi rallegrerò ancora; 19 so infatti che ciò tornerà a mia salvezza, mediante le vostre suppliche e l'assistenza dello Spirito di Gesù Cristo, 20 secondo la mia viva attesa e la mia speranza di non aver da vergognarmi di nulla; ma che con ogni franchezza, ora come sempre, Cristo sarà glorificato nel mio corpo, sia con la vita, sia con la morte. 21 Infatti per me il vivere è Cristo e il morire guadagno.

Don Pio ha accennato alcuni punti già trattati ma importanti come quello di essere schiavi cioè disposti a morire per Cristo e quello della santità che è l’agire in un determinato modo perché “Dio ci ha scelti” (infatti in ebraico santo significa scelto) attraverso il Battesimo per portare avanti la sua missione evangelica! Ricordiamo poi che coloro che Paolo chiama vescovi e diaconi sono figure non ecclesiali ma che hanno valore amministrativo, cioè di vigilare sulle comunità sostanzialmente.

Questa lettera particolarmente appassionata di San Paolo è davvero scritta con il cuore e ispirata da sentimenti divini infatti l’autore rende grazie a Dio per aver messo i filippesi sulla sua strada e li esorta all’amore e all’evangelizzazione in ogni momento fino alla venuta di Cristo che secondo alcuni (probabilmente anche per lo stesso Paolo) si sarebbe verificata in tempi brevi tant’è che molti avendo questa convinzione smettevano anche di lavorare, atteggiamento invece errato e rimproverato da San Paolo che chiede di essere “irreprensibili per il giorno di Cristo” attraverso il discernimento che rappresenta il saper scegliere e vivere nella carità! Per Don Pio, infatti, amore e conoscenza, cuore e mente sono indivisibili!

Paolo desiderava che la venuta di Cristo fosse imminente, come molti altri, e sperava in essa ma sapeva che i tempi e i luoghi in cui sarebbe avvenuta non erano specificati e quindi nell’attesa continuava senza sosta la sua missione evangelica, esortando i cristiani nella stessa missione benché alcuni lo facessero per invidia ed altri invece con animo sincero: alla fine contava solo che Cristo venisse annunciato! Paolo di questo si rallegra nonostante la prigionia perché per lui vivere per Cristo nonostante le sofferenze equivaleva a salvarsi in Lui per l’eternità e di questo rende grazie!

Paolo infatti nella lettera parla del “pretorio” che rappresentava il palazzo del potere romano per amministrare il territorio conquistato e in questo caso lui era in prigione probabilmente a Roma o in Palestina ma la sua fama lo precedeva perché tutti erano a conoscenza del fatto che lui fosse un rabbi ebreo inizialmente acerrimo persecutore dei cristiani poi divenuto il più grande annunciatore di Cristo! Per molti era considerato un traditore ma godendo della condizione di cittadino romano veniva trattato con riguardo anche in prigione. Don Pio ci ricorda che in Palestina il potere locale vigente era quello ierocratico cioè legato ai sommi sacerdoti e i romani conquistatori non si opponevano a questo stato di cose ma avevano i loro palazzi con i propri governatori per controllare i territori ed evitare sommosse e soprattutto riscuotere le tasse! Ai sommi sacerdoti questo compromesso andava bene ma non al popolo che detestava i romani e infatti esplose la protesta con l’atroce assedio di Gerusalemme dal 66 al 70 d.C. quando sotto il generale Tito (futuro imperatore di Roma) la città venne distrutta, anche nel suo tempio, dai soldati mercenari appartenenti alla famosa dodicesima legione (Legio XII detta la Fulminata)!

San Paolo dice: “12 Desidero che voi sappiate, fratelli, che quanto mi è accaduto ha piuttosto contribuito al progresso del vangelo; 13 al punto che a tutti quelli del pretorio e a tutti gli altri è divenuto noto che sono in catene per Cristo; 14 e la maggioranza dei fratelli nel Signore, incoraggiati dalle mie catene, hanno avuto più ardire nell'annunciare senza paura la parola di Dio” e da queste parole ci rendiamo conto di come l’esempio di Paolo, gioiso in Cristo seppur in catene, dia forza ai cristiani e ai nuovi convertiti da lui per andare avanti con l’annuncio della parola di Dio!

A tal proposito Don Pio si è soffermato sull’importanza dell’esempio specie nell’attirare i giovani! Della disaffezione giovanile verso la religione cattolica si parla nel libro del teologo Armando Matteo “Tutti giovani, nessun giovane” dove l’autore si sofferma sulla questione dell’ateismo giovanile rimarcando come causa il disinteresse familiare: si è rotta la cinghia della trasmissione della fede e quindi il problema è legato alle famiglie non ai giovani in se! Con la loro pretesa di essere sempre giovani, genitori e nonni hanno scippato ai figli la giovinezza: lì dove gli adulti non fanno gli adulti, i giovani, giocoforza, non possono fare i giovani. C'è oggi una sorta di «fatica a essere giovani»: è la difficoltà delle nuove generazioni a vivere in pienezza la propria età, in un tempo in cui tutti fanno di tutto per essere e restare giovani. Questo dilagante «amore per la giovinezza» rende semplicemente impossibile la vita di coloro che giovani lo sono davvero. E’ per questa ragione che «i giovani di oggi non solo non credono più nelle religioni, nei partiti, nel futuro, nella società, ma hanno proprio smesso di declinare il verbo "credere"», perché è chiaro che se non vengono provocate le grandi questioni nel cuore dei ragazzi, nessuno di loro mai si sognerà di andare a cercare le risposte nelle istituzioni civili o religiose. (commento da edizioni piemme).

Lo  stesso tema è ripreso dal documento finale del sinodo dei giovani 2018 dove teologi sociologi e psicologi si pongono il problema di come far tornare a credere i giovani!

Ecco alcuni punti del capitolo tre del documento del sinodo a tal proposito :

34. Il Sinodo riconosce la dedizione di molti genitori ed educatori che si impegnano a fondo nella trasmissione dei valori, nonostante le difficoltà del contesto culturale. In diverse regioni, il ruolo degli anziani e la riverenza verso gli antenati sono un cardine dell’educazione e contribuiscono fortemente alla formazione dell’identità personale. Anche la famiglia estesa – che in alcune culture è la famiglia in senso proprio – gioca un ruolo importante. Alcuni giovani però sentono le tradizioni familiari come opprimenti e ne fuggono sotto la spinta di una cultura globalizzata che a volte li lascia senza punti di riferimento. In altre parti del mondo invece tra giovani e adulti non vi è un vero e proprio conflitto generazionale, ma una reciproca estraneità. Talora gli adulti non cercano o non riescono a trasmettere i valori fondanti dell’esistenza oppure assumono stili giovanilistici, rovesciando il rapporto tra le generazioni. In questo modo la relazione tra giovani e adulti rischia di rimanere sul piano affettivo, senza toccare la dimensione educativa e culturale.

35. I giovani sono proiettati verso il futuro e affrontano la vita con energia e dinamismo. Sono però anche tentati di concentrarsi sulla fruizione del presente e talora tendono a dare poca attenzione alla memoria del passato da cui provengono, in particolare dei tanti doni loro trasmessi dai genitori, dai nonni, dal bagaglio culturale della società in cui vivono. Aiutare i giovani a scoprire la ricchezza viva del passato, facendone memoria e servendosene per le proprie scelte e possibilità, è un vero atto di amore nei loro confronti in vista della loro crescita e delle scelte che sono chiamati a compiere.

 

Per Don Pio l’esempio è fondamentale quindi, e la Chiesa dovrebbe darlo attraverso la preghiera ma è la stessa Chiesa a volte che si “dimentica di pregare” e anche se fornisce le strutture adeguate, non sa coinvolgere le persone perché, sempre secondo Don Pio, è lo stare insieme e il vivere la comunità che “fa presenza”! Oggi il massiccio utilizzo dei social è di certo di grande aiuto su molte attività del quotidiano ma ha tra i suoi difetti più grandi quello di evitare la presenza nascondendosi dietro la virtualità delle relazioni!

E’ importante invece vivere con la presenza le situazioni ed imparare e riconoscere che il Padre si rivela sempre anche se in modo misterioso e a tal proposito Don Pio ci ha detto di aver scritto un libro sulle vicende della parrocchia Cristo Re negli anni in cui è stato parroco proprio per renderci partecipi di come molte volte l’intervento del Signore si è fatto presenza in modi inattesi ma risolutivi perché Dio agisce sempre per il Bene!

Con la preghiera finale si è concluso l’incontro!

 

 

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