GRUPPO U.N.I.T.A.L.S.I. INTERPARROCCHIALE PORTO D'ASCOLI SAN BENEDETTO DEL TRONTO Parrocchie:Cristo Re-SS.Annunziata-Sacra Famiglia-S.Giacomo della Marca
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IV CATECHESI 05/11/2018

Il quarto incontro del gruppo inter parrocchiale unitalsi di Porto d’Ascoli si è svolto a Cristo Re con Don Gianluca.

Come sempre è stata recitata la compieta della sera per poi continuare il discorso sulla lettera ai filippesi di San Paolo. Nei primi versetti 1-11 leggiamo:

“1Paolo e Timòteo, servi di Cristo Gesù, a tutti i santi in Cristo Gesù che sono a Filippi, con i vescovi e i diaconi: 2grazia a voi e pace da Dio, Padre nostro, e dal Signore Gesù Cristo.
3Rendo grazie al mio Dio ogni volta che mi ricordo di voi. 4Sempre, quando prego per tutti voi, lo faccio con gioia 5a motivo della vostra cooperazione per il Vangelo, dal primo giorno fino al presente. 6Sono persuaso che colui il quale ha iniziato in voi quest’opera buona, la porterà a compimento fino al giorno di Cristo Gesù. 7È giusto, del resto, che io provi questi sentimenti per tutti voi, perché vi porto nel cuore, sia quando sono in prigionia, sia quando difendo e confermo il Vangelo, voi che con me siete tutti partecipi della grazia. 8Infatti Dio mi è testimone del vivo desiderio che nutro per tutti voi nell’amore di Cristo Gesù. 9E perciò prego che la vostra carità cresca sempre più in conoscenza e in pieno discernimento, 10perché possiate distinguere ciò che è meglio ed essere integri e irreprensibili per il giorno di Cristo, 11ricolmi di quel frutto di giustizia che si ottiene per mezzo di Gesù Cristo, a gloria e lode di Dio.”

Notiamo “l’insistenza” di Paolo sulla preghiera e Don Gianluca ci ricorda che pregare è l’azione di Cristo che più dovremmo imitare ma che non sempre ci riesce di fare nonostante sia il gesto più naturale che ci abbia insegnato Gesù. Noi non dobbiamo cercare di fare miracoli o di riuscire nell’impossibile per imitare Cristo: sono la preghiera al Signore, il ringraziamento, la richiesta di intercessione che ci aiutano ad imitare ed avvicinarci a Lui soprattutto, ma a noi sembra riduttivo il “semplice” pregare!

Anche il vescovo Bresciani nella lettera pastorale 2018/2019 “Con Cristo costruttori di ponti” si concentra sulla lettera ai Filippesi e riguardo a questa parte iniziale scrive (Capitolo 3 pag 12-13-14) che il primo passo per unirci al ponte con Dio è la preghiera insieme all’azione di grazie e ci chiede quante volte noi ci ricordiamo di ringraziare Dio? Con un grazie si costruiscono ponti indistruttibili e San Paolo mantiene questo atteggiamento di gratitudine sempre, nonostante difficoltà e sofferenze. All’inizio dei versetti che aprono la lettera ai filippesi, il vescovo Bresciani ci fa notare che San Paolo tiene aperto dentro di se il ponte con Dio e attraverso Dio, tiene aperto anche il ponte con i fedeli affidandoli al cuore di Cristo e facendolo con gioia nonostante le tribolazioni dovute alla prigionia!

Questo atteggiamento di preghiera e gratitudine è la cosa più semplice che ci chiede Dio perchè vivere la quotidianità come cristiani è viverla anche nella preghiera, e ciò ci rende santi: per questo Paolo chiama santi i cristiani di Filippi.

Ma noi ci sentiamo santi? Se vivessimo la preghiera e i sacramenti con vera fede, il nostro esempio basterebbe ad avvicinare gli altri a Cristo. Don Gianluca ci ricorda che Don Bosco non costringeva i suoi ragazzi a seguire la messa ma li lasciava liberi, finché non erano loro che spontaneamente si avvicinavano ai sacramenti, vedendo quanta gioia davano a quelli che li ricevevano.

Noi spesso blocchiamo “l’opera buona” di cui parla San Paolo, cioè l’opera dello Spirito Santo che riceviamo con il Battesimo e che ci guida nelle giuste azioni perché preferiamo provvedere a noi stessi senza aspettare i tempi di Dio, che non sono i nostri! Don Gianluca ci porta l’esempio di quante volte consigliamo o correggiamo le persone che amiamo ma capita non vogliano saperne dei nostri suggerimenti, e non ci accorgiamo che facciamo anche noi così verso il Signore, che ci sostiene ma noi non lo sappiamo o, peggio, non lo vogliamo accogliere!

San Paolo fa suoi i sentimenti di Cristo imitandolo nella preghiera di ringraziamento come Lui ci ha insegnato: ricordiamoci che alla messa il sacerdote nel rito dell’eucarestia pronuncia le parole dei vangeli durante l’ultima cena  “prese il pane e rese grazie…..prese il vino e rese grazie…”  ma noi siamo distratti e non ci rendiamo conto che la celebrazione della messa è la più grande forma di preghiera dove il ringraziamento è costante (si rende grazie a Dio per tutto e tutti durante la celebrazione: al creato, alla Chiesa, al Papa, al clero, ai fedeli, ai defunti)!

Andare a messa non è un’azione automatica, dev’essere un’esigenza dei cristiani che aiuta a santificare la propria vita. Don Gianluca ci ricorda che a messa si va pieni di sentimento per offrire se stessi. Celebrare la messa insieme alla confessione sono necessità che ogni cristiano dovrebbe avere perché abbandonare questi sacramenti è come abbandonarsi al male! Gesù ha dato la vita per noi, ringraziarlo con la partecipazione alla messa o confessandosi per rimediare alle offese che Gli arrechiamo, è un bisogno primario che dovremmo avere in automatico senza imposizioni o obblighi! Prendere la scusa del prete che non ci piace o della confessione che facciamo “direttamente con Dio”, non ha senso: può starci che la nostra attenzione sia più viva se a celebrare è un sacerdote che sentiamo più vicino magari, ma ricordiamo sempre che qualsiasi sacramento vale sempre se il religioso che lo celebra è validamente ordinato quindi chiunque esso sia (anche fosse il Papa stesso) in quel momento diviene semplicemente un tramite che ci avvicina al Signore! Nella confessione l’importante è ricevere l’assoluzione, le parole che ci vengono dette dal sacerdote servono sicuramente ma lo scopo del confessarsi è uno solo: ricevere il perdono del Signore!

Gesù è venuto nel mondo per permetterci di guardare con gli occhi di Dio ciò che ci circonda ma noi siamo ciechi a questo dono! Paolo, invece, sa vedere il bene della comunità che agisce, al di là delle cose positive o meno che avvengono all’interno di essa perché anche pregare per quelli che riteniamo nemici è importante: ricordiamo che Dio porta a compimento la Sua opera con i Suoi tempi non con i nostri!

Don Gianluca ci fa riflettere sul fatto che il Signore ci mette vicino persone diverse non scelte da noi, a partire dalla famiglia e amare queste persone è diverso da adattarsi a loro! Anche noi siamo nelle vite degli altri per volontà del Signore e quindi dobbiamo imparare ad agire come il buon samaritano (per noi dell’unitalsi è un esempio significativo) che si è fatto prossimo per amore di uno sconosciuto addirittura adoperandosi per lui (anche con tempo e denaro).

Il Signore ci è sempre vicino anche nelle situazioni quotidiane che riteniamo impossibili da risolvere (esempi per Don Gianluca sono i famosi litigi familiari che nascono per le eredità dei defunti o le inimicizie derivanti da incomprensioni) ma sono proprio quei macigni pesanti che Lui è in grado di spostare se Lo facciamo entrare davvero nelle nostre vite! A Dio tutto è possibile e dobbiamo chiederGli continuamente, se davvero lo desideriamo, di inviarci lo Spirito Santo per agire con fede e discernimento! Pregare è l’arma più efficace che abbiamo non dimentichiamolo mai! Gesù sulla croce attende le nostre richieste per presentarle al Signore e intercedere per noi!

Il nostro essere parte di una realtà caritatevole come l’unitalsi ci dovrebbe rendere più sensibili perché il poterla vivere è per noi una grande grazia! Purtroppo le maldicenze, le ostilità, il voler apparire a tutti i costi sono fonte di discordia tra volontari mentre il loro servizio dovrebbe essere animato unicamente dall’amore e dalla preghiera per il malato!  Ognuno di noi quindi conosce con che spirito opera nel servizio che sceglie e come dona se stesso nel viverlo (come fa la vedova nei vangeli di Marco 12,41-44 e Luca 21,1-4 che dona tutto il poco che possiede nell’obolo ma lo dona con vero spirito di carità)!

Impariamo a domandarci se agiamo nella carità del servizio nel più giusto dei modi e diamo quindi il meglio di noi perché il malato o il bisognoso che il Signore ci mette sulla strada merita davvero tutto il nostro amore, come ci ricorda il vangelo di oggi (5/11/18):

Lc 14, 12-14: “In quel tempo, Gesù disse al capo dei farisei che l’aveva invitato:
«Quando offri un pranzo o una cena, non invitare i tuoi amici né i tuoi fratelli né i tuoi parenti né i ricchi vicini, perché a loro volta non ti invitino anch’essi e tu abbia il contraccambio.
Al contrario, quando offri un banchetto, invita poveri, storpi, zoppi, ciechi; e sarai beato perché non hanno da ricambiarti. Riceverai infatti la tua ricompensa alla risurrezione dei giusti».”

Donare sapendo di non poter essere materialmente contraccambiati è davvero la strada per la santità e la ricompensa più grande è già sulla terra nel sorriso e nel grazie sincero di chi è nel bisogno!

 

 

 

 

 

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