GRUPPO U.N.I.T.A.L.S.I. INTERPARROCCHIALE PORTO D'ASCOLI SAN BENEDETTO DEL TRONTO Parrocchie:Cristo Re-SS.Annunziata-Sacra Famiglia-S.Giacomo della Marca
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III CATECHESI 23/10/2017

La terza catechesi del gruppo unitalsi si è svolta a Cristo Re con Don Pio. Dopo la preghiera iniziale, il parroco ha ritenuto giusto fare un breve resoconto degli incontri precedenti parlando quindi dei patriarchi da Abramo a Giuseppe, dopo il quale il popolo ebreo vivrà 400 anni di schiavitù (1650-1250 a.C.). Successivamente Don Pio ha ripreso il discorso, già cominciato la volta scorsa, su Mosé specificando che verrà racconta la sua storia non attraverso i fatti che lo hanno visto protagonista ma soffermandosi sugli atteggiamenti e sulle emozioni interiori che questo personaggio ha vissuto! Ricordiamo che Mosé ha percorso un cammino di salvezza e per questo è considerato in linea con Gesù, infatti il suo nome è citato per ben ottanta volte anche nel nuovo testamento a conferma del parallelismo tra queste due figure! Mose' è l'uomo della Pasqua (del passaggio) dalla schiavitù alla salvezza del popolo ebraico così come Gesù è l’uomo della salvezza dal peccato! 

Lo stesso San Paolo, come già accennato la volta scorsa, nella lettera ai Corinzi nel capitolo 10 fa riferimento a Mose' : "Non voglio infatti che ignoriate, o fratelli, che i nostri padri furono tutti sotto la nuvola, tutti attraversarono il mare, tutti furono battezzati in rapporto a Mosè nella nuvola e nel mare, tutti mangiarono lo stesso cibo spirituale, tutti bevvero la stessa bevanda spirituale: bevevano infatti da una roccia spirituale che li accompagnava, e quella roccia era il Cristo. Ma della maggior parte di loro Dio non si compiacque e perciò furono abbattuti nel deserto." 

Paolo paragona Mose' che ha fatto immergere nel mar rosso il popolo e ha dato da mangiare la manna dal cielo e ha dissetato dalla roccia, a Gesù che con il battesimo ha dato da mangiare se stesso per la salvezza! 

Don Pio ha ritenuto a questo punto fare una digressione sulla figura di Paolo! 

Paolo di Tarso (Saulo in origine), canonizzato come San Paolo apostolo († 67), non conobbe Gesù in vita, come i Dodici Apostoli, ma fu il primo ad avere come esperienza solo quella del Cristo Risorto.  Nacque a Tarso da una famiglia benestante e, pur essendo ebreo, godeva della cittadinanza romana. In giovinezza fu mandato a Gerusalemme, dove ricevette un insegnamento rigoroso della Legge presso il rabbino Gamaliele il Vecchio.
Dopo alcuni anni tornò a Tarso, poiché non era presente a Gerusalemme durante la predicazione di Gesù, e fece ritorno a Gerusalemme dopo pochi anni dalla passione del Cristo.
In questa fase della sua vita Saulo fu un attivo fariseo: fu testimone della lapidazione di Stefano tenendo gli abiti degli uccisori, come descritto negli Atti degli Apostoli (At 8, 1-3), e presto ricevette il compito di andare a Damasco ad imprigionare i cristiani di quella città (At 9,2) essendo particolarmente zelante e deciso contro la religione di Gesù, che cominciava a diffondersi e affermarsi. La sua conversione avvenne sulla strada per Damasco, quando improvvisamente una luce dal cielo l’avvolse e cadendo udì una voce che gli diceva: "Saulo, Saulo, perché mi perseguiti?".  Saulo rimase senza vista e brancolando, e per tre giorni restò in attesa di qualcuno, digiuno e sconvolto da quanto gli era capitato; da quel momento, si può dire, nacque Paolo, l’apostolo delle Genti: dopo aver avuto soccorso nella casa di Anania, decise di ritirarsi nel deserto, per porre ordine nei suoi pensieri e meditare più a fondo il dono ricevuto, e qui trascorse tre anni in assoluto raccoglimento. Confortato da questa luce, dopo il ritiro ritornò a Damasco e si mise a predicare con entusiasmo, suscitando l’ira dei pagani, che lo consideravano un rinnegato e tentarono di ucciderlo, cosicché fu costretto a fuggire. Rifugiatosi a Gerusalemme, si fermò qui una quindicina di giorni incontrando Pietro il capo degli Apostoli e Giacomo, ai quali espose la sua nuova vita. Gli Apostoli lo capirono e stettero con lui ogni giorno per ore ed ore, parlandogli di Gesù; ma la comunità cristiana di Gerusalemme era diffidente nei suoi riguardi, memore della persecuzione accanita che aveva operato; soltanto grazie alla garanzia di Barnaba, un ex levita di grande autorità, i dubbi furono dissipati e fu accettato. Anche a Gerusalemme, nei quindici giorni della sua permanenza, Paolo cercò di fare qualche conversione, ma questa sua attività missionaria indispettì i giudei e impensierì i cristiani, alla fine non trovandosi a suo agio, si recò prima a Cesarea e poi tornò a Tarso in Cilicia, la sua città, riprendendo il mestiere di tessitore.
Dal 39 al 43 non vi sono notizie sulla sua attività, finché Barnaba, inviato dagli apostoli ad organizzare la nascente comunità cristiana di Antiochia, passò da lui invitandolo a seguirlo; qui Paolo abbandonò per sempre il nome di Saulo, perché si convinse che la sua missione non era tanto fra i giudei, ma fra gli altri popoli che gli ebrei chiamavano ‘gentili’; fu ad Antiochia che i discepoli di Cristo furono denominati per la prima volta come "cristiani". 
Gli Atti degli apostoli descrivono i viaggi missionari di Paolo, e anche l’ultimo viaggio verso Roma, ove giunse, scortato da soldati dopo il naufragio a Malta, per difendersi dalle accuse degli Ebrei davanti al tribunale dell’imperatore. Qui, intorno all’anno 67 d.C., cadde vittima della persecuzione di Nerone: secondo la tradizione egli fu decapitato e non crocefisso, giacché era cittadino romano. Con Paolo, in pochi anni ed in modo ardente, "la Parola esce da Gerusalemme" e "la Legge esce da Sion", come era stato profetizzato.

 

Di Paolo si parla nella Bibbia e più precisamente nel nuovo testamento con gli atti degli apostoli dove si narra, appunto, della sua presenza alla lapidazione di Stefano, il primo martire Cristiano.

Gli Atti degli apostoli raccontano che partecipò da spettatore all’uccisione di Stefano da parte degli Ebrei, i quali lo avevano giudicato colpevole di bestemmia: coloro che lapidarono Stefano «deposero il loro mantello ai piedi di un giovane, chiamato Saulo [...]. Saulo era fra coloro che approvarono la sua uccisione [...]. Saulo intanto infuriava contro la Chiesa ed entrando nelle case prendeva uomini e donne e li faceva mettere in prigione» (Atti 7, 58 e 8, 1-3).

Questo ci permette di ricollegarci a Mosè perché proprio Stefano, prima di morire fa un lungo discorso in cui parla illuminato dallo spirito, anche di Mose'. Leggiamo atti 7,20 :

20 In quel tempo nacque Mosè e piacque a Dio; egli fu allevato per tre mesi nella casa paterna, poi, 21 essendo stato esposto, lo raccolse la figlia del faraone e lo allevò come figlio. 22 Così Mosè venne istruito in tutta la sapienza degli Egiziani ed era potente nelle parole e nelle opere. 23 Quando stava per compiere i quarant'anni, gli venne l'idea di far visita ai suoi fratelli, i figli di Israele, 24 e vedendone uno trattato ingiustamente, ne prese le difese e vendicò l'oppresso, uccidendo l'Egiziano. 25 Egli pensava che i suoi connazionali avrebbero capito che Dio dava loro salvezza per mezzo suo, ma essi non compresero. 26 Il giorno dopo si presentò in mezzo a loro mentre stavano litigando e si adoperò per metterli d'accordo, dicendo: Siete fratelli; perché vi insultate l'un l'altro? 27 Ma quello che maltrattava il vicino lo respinse, dicendo: Chi ti ha nominato capo e giudice sopra di noi? 28 Vuoi forse uccidermi, come hai ucciso ieri l'Egiziano? 29 Fuggì via Mosè a queste parole, e andò ad abitare nella terra di Madian, dove ebbe due figli.
30 Passati quarant'anni, gli apparve nel deserto del monte Sinai un angelo, in mezzo alla fiamma di un roveto ardente. 31 Mosè rimase stupito di questa visione; e mentre si avvicinava per veder meglio, si udì la voce del Signore: 32 Io sono il Dio dei tuoi padri, il Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe. Esterrefatto, Mosè non osava guardare. 33 Allora il Signore gli disse: Togliti dai piedi i calzari, perché il luogo in cui stai è terra santa. 34 Ho visto l'afflizione del mio popolo in Egitto, ho udito il loro gemito e sono sceso a liberarli; ed ora vieni, che ti mando in Egitto. 35 Questo Mosè che avevano rinnegato dicendo: Chi ti ha nominato capo e giudice?, proprio lui Dio aveva mandato per esser capo e liberatore, parlando per mezzo dell'angelo che gli era apparso nel roveto. 36 Egli li fece uscire, compiendo miracoli e prodigi nella terra d'Egitto, nel Mare Rosso, e nel deserto per quarant'anni. 37 Egli è quel Mosè che disse ai figli d'Israele: Dio vi farà sorgere un profeta tra i vostri fratelli, al pari di me. 38 Egli è colui che, mentre erano radunati nel deserto, fu mediatore tra l'angelo che gli parlava sul monte Sinai e i nostri padri; egli ricevette parole di vita da trasmettere a noi. 39 Ma i nostri padri non vollero dargli ascolto, lo respinsero e si volsero in cuor loro verso l'Egitto, 40 dicendo ad Aronne: Fa' per noi una divinità che ci vada innanzi, perché a questo Mosè che ci condusse fuori dall'Egitto non sappiamo che cosa sia accaduto. 41 E in quei giorni fabbricarono un vitello e offrirono sacrifici all'idolo e si rallegrarono per l'opera delle loro mani. 42 Ma Dio si ritrasse da loro e li abbandonò al culto dell'esercito del cielo, come è scritto nel libro dei Profeti: 43 Mi avete forse offerto vittime e sacrifici per quarant'anni nel deserto, o casa d'Israele?Avete preso con voi la tenda di Mòloch,e la stella del dio Refàn, simulacri che vi siete fabbricati per adorarli! Perciò vi deporterò al di là di Babilonia. 44 I nostri padri avevano nel deserto la tenda della testimonianza, come aveva ordinato colui che disse a Mosè di costruirla secondo il modello che aveva visto.”

Ci sono tre tempi in cui Stefano fa vivere Mosè, tre tempi di 40 anni ciascuno e ciò vuol dire che Mose' è vissuto 120 anni! C'è da dire che nella Bibbia il valore dei numeri è fondamentale : essi ricoprono un valore simbolico e hanno un significato specifico particolarmente per le cifre 1-3-7-10 e loro multipli tra cui appunto 40 (come i giorni nel deserto ad es.) che sta a significare un tempo completo (cioè "quando era giusto che fosse")! La prima tappa della vita di Mosè è legata alla sua vita in Egitto, seguita dall’esodo nel deserto per giungere fino alla morte! Mosè è dotato di una speciale provvidenza da Dio, a partire dalla sua salvezza sul Nilo! Don Pio, però, ci ricorda che ognuno di noi ha una chiamata speciale da parte del Signore, ed è la chiamata ad essere cristiani (e anche unitalsiani: siamo chiamati al servizio anche nella società civile!)

Mosè non si rende conto di essere un privilegiato da Dio, che si manifesta sempre in modo misterioso! Mosè aveva in se la sapienza degli egiziani, grandi in opere e parole come lo stesso Stefano dice: non dobbiamo dimenticare le conoscenze insuperabili che questo popolo aveva in astronomia ed edilizia (ancora oggi ci chiediamo come siano state costruite le piramidi) ad esempio! Questa cultura è fondamentale per la storia dell’umanità (noi facciamo riferimento alla cultura greca perché i romani l’ hanno assorbita quando l’hanno conquistata, ma ci sono altre culture di grande importanza) e Mosè era quindi dotato di grande sapienza e operosità e questo sta a significare che il Signore si serve sempre di persone capaci, che sanno fare bene (come anche San Paolo)!

Don Pio ci ricorda che noi vediamo il mondo con gli occhi dell’ideologia che ci costruiamo e non come essa è in realtà (San Tommaso diceva che ciò che ci forma, lo riceviamo secondo il metodo del recipiente dove l’acqua prende la forma del contenitore in cui è versata) e quindi non siamo a contatto la realtà vera e di conseguenza cambiare le idee che ci formano è quasi impossibile, ma ci sono persone elette che possono guidarci, come la Bibbia ci narra!

Mosè, appunto, aveva il senso della libertà inculcato dalla cultura egizia e desiderava, sapendo di essere ebreo per via della circoncisione, la libertà per il suo popolo per questo uccide l’egiziano: voleva il riscatto dalla schiavitù ma la sua ideologia pur giusta, era in contrasto con la realtà che viveva! Per questo motivo umanamente Mosè crolla fuggendo nel deserto (Vedi Esodo 2,11) e da idealista diviene un uomo che fugge ma la mano di Dio, che lo ha scelto, lo guiderà verso la vera salvezza!

 

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