GRUPPO U.N.I.T.A.L.S.I. INTERPARROCCHIALE PORTO D'ASCOLI SAN BENEDETTO DEL TRONTO Parrocchie:Cristo Re-SS.Annunziata-Sacra Famiglia-S.Giacomo della Marca
     GRUPPO U.N.I.T.A.L.S.I. INTERPARROCCHIALE PORTO D'ASCOLI                           SAN BENEDETTO DEL TRONTO         Parrocchie:Cristo Re-SS.Annunziata-Sacra Famiglia-S.Giacomo della Marca

 

IV CATECHESI 06 NOVEMBRE 2017

In occasione della commemorazione dei defunti, il parroco Don Pio, che quest’anno segue le catechesi del gruppo unitalsi, ha proposto degli incontri comunitari per tutti gli interessati della comunità parrocchiale di Cristo RE, che si terranno in Chiesa nei lunedì del mese di novembre, inerenti all’approfondimento della Sacra Bibbia. Il primo di questi incontri si è svolto lunedi 6 novembre.

Don Pio, per cominciare, ha parlato del significato di Bibbia che deriva dal greco biblía, pl. di biblíon, dim. di Biblos cioè “libro” e quindi sta a significare Libri! E’ una raccolta di libri, diversi per autore, data di stesura, genere letterario, considerati sacri da ebrei e cristiani in quanto testimonianza della rivelazione di Dio all'uomo. I libri in essa contenuti sono 73, così suddivisi: 46 nell’ Antico Testamento e 27 nel Nuovo Testamento! L’A.T. comincia con la storia di Abramo (1850 anni circa Avanti Cristo) fino all’anno zero, cioè alla venuta di Gesù; mentre il N.T. inizia dalla venuta di Gesù fino alla morte dell’ultimo apostolo Giovanni (circa 90 anni Dopo Cristo).

La Bibbia più usata attualmente è la Bibbia di Gerusalemme (Bible de Jérusalem) che è una versione della Bibbia pubblicata a fascicoli tra il 1948 e 1953 e poi integralmente e con revisione nel 1973. Fu riveduta nel 1998 ed è opera dalla École biblique et archéologique française. È utile soprattutto per le sue introduzioni, per le note a fondo pagina, e per la ricchezza di rimandi a margine. È stata tradotta, con il testo biblico o solo nella parte di commento e introduzione, in molte altre lingue. Il criterio di traduzione è stato il confronto con i testi originali in ebraico-aramaico e greco.

 

Don Pio ci ha poi enunciato, per comodità perché in  numero minore, i libri che compongono il Nuovo Testamento che sono : i 4 vangeli canonici secondo Matteo, secondo Marco, secondo Luca e secondo Giovanni; a Luca vengono attribuiti anche gli Atti degli Apostoli, in cui si narra la storia delle prime comunità cristiane sotto la guida di PietroGiacomo e soprattutto Paolo. Seguono le 13 lettere di Paolo: si tratta di scritti inviati a varie comunità in risposta a esigenze particolari o a temi generali, assieme ad altri destinati a singoli individui. Gli scritti autentici di Paolo di Tarso sono i più antichi documenti del Cristianesimo conservatisi, a partire dalla Prima lettera ai Tessalonicesi, poi GalatiFilippesiPrima e Seconda Lettera ai CorinziRomani e Filemone. La maggior parte degli studiosi considera «deutero-paoline» (attribuite a Paolo, ma scritte dopo la sua morte) la lettera agli Efesini, ai Colossesi, e la Seconda Lettera ai Tessalonicesi e, per comune consenso, le lettere pastorali (Prima e Seconda lettera a TimoteoLettera a Tito). Poi c’è la Lettera agli Ebrei di autore ignoto. Le altre sono dette lettere cattoliche, perché indirizzate non alla comunità cristiana di una città particolare, ma a tutte le chiese, o più semplicemente perché non hanno precisato il destinatario. Esse sono la Prima e la Seconda lettera di Pietro, la Lettera di Giacomo, la Lettera di Giuda (tutte di ambiente giudeo-cristiano), e le 3 Lettere di Giovanni. L'Apocalisse chiude il Nuovo Testamento.

Ma a quali fonti fa riferimento la Bibbia e quali sono i suoi autori? Don Pio i ricorda che nell’antichità la tradizione era solo orale e per questo gli antichi avevano una memoria prodigiosa perché ciò che sapevano , era tramandato solo oralmente (pochissimi erano coloro che, per ricchezza, possedevano qualche testo scritto). Questa tradizione orale, naturalmente, portava a modificare nel tempo le versioni dei fatti narrati perché alcune parole si perdevano o venivano modificate, anche dai quei pochi amanuensi che trascrivevano i testi nei rotoli che si trovavano solo nelle sinagoghe e che venivano letti per essere appunto memorizzati!

Ma questi testi da dove provengono? Il parroco ha parlato dei Manoscritti del Mar Morto (o Rotoli del Mar Morto) che sono un insieme di manoscritti rinvenuti nei pressi del Mar Morto. Di essi fanno parte varie raccolte di testi e sono composti da circa 900 documenti, compresi testi della Bibbia ebraica, scoperti per caso da un pastore tra il 1947 e il 1956 in undici grotte, vicino alle rovine dell'antico insediamento di Khirbet Qumran, sulla riva nord-occidentale del Mar Morto. I testi sono di grande significato religioso e storico, in quanto comprendono alcune fra le più antiche copie superstiti note dei libri biblici e dei loro commenti, e sono scritti in ebraicoaramaico e greco, per lo più su pergamena, ma con alcuni scritti su papiro. Tali manoscritti datano in genere tra il 150 a.C. e il 70 d.C. I Rotoli sono comunemente associati all'antica setta ebraica detta degli Esseni. Alcuni pensano siano stati nascosti li da una comunità di monaci, di cui aveva fatto parte anche San Giovanni Battista, per proteggerli dalle invasioni romane. Molti studiosi contemporanei hanno ipotizzato che Giovanni fosse stato educato all'interno della comunità essena, il cui centro spirituale era appunto il monastero di Qumran, nel deserto della Giudea. Si noti infatti che Giovanni, seppur vissuto nel deserto, aveva ricevuto un’ istruzione religiosa, dato che mostrava di conoscere sia la Legge, sia i profeti, che citava a chi lo interrogava. E’ possibile, quindi, che questo sia avvenuto presso la comunità essena, che aveva l’abitudine di accogliere nuovi adepti in giovane età o che, più probabilmente, da adulto vi si fosse avvicinato o ne avesse fatto parte. La cosa è verosimile e possibile: sia lui che loro praticavano il celibato, ad esempio e le fonti relative a questa comunità poi hanno mostrato qualche analogia tra i rituali lì praticati e il battesimo che contraddistingueva il ministero di Giovanni.

Come detto, i testi ritrovati erano su pergamene e papiri, che poi venivano arrotolati formando un libro; ma se ricopiati su carta non occupano che qualche pagina. Ecco perché la Bibbia in un unico testo riesce a comprendere 73 libri, perché alcuni non occupano che poche pagine!

Ma quali sono le fonti bibliche? Come abbiamo detto ci sono le fonti orali (tramandate di volta in volta) e quelle scritte (ad es. quelle ritrovate sul Mar Morto), ma in base a degli studi e all’impronunciabilità del nome di Dio in alcuni passaggi della Bibbia (specie nei suoi primi cinque libri denominati “Pentateuco” che contengono Genesi, Esodo, Levitico, Numeri, Deuteronomio) possiamo considerare altre fonti! Soffermiamoci sul Pentateuco: il termine, di origine greca, è composto da pente che significa “cinque”, e teuchos che indicava inizialmente l’“astuccio”, cioè il contenitore cilindrico che custodiva un rotolo e passò poi a indicare il contenuto dell’astuccio, cioè il rotolo. Pentateuco significa dunque “libro dei cinque rotoli” e le caratteristiche dei quattro “autori”(o meglio delle tradizioni letterarie) che stanno alla base degli scritti più importanti della tradizione religiosa ebraica si possono suddividere in: 1) Jahwista : in questa tradizione letteraria, che si è composta intorno al X sec. a.C., Dio viene chiamato con il suo nome impronunciabile JHWH. Dio è descritto con caratteri ed atteggiamenti di tipo umano: si parla per questo di antropomorfismo (= descrivere Dio in forma umana). JHWH ama, cura l’uomo, si adira, soffia la vita nel primo uomo, passeggia nel giardino di Eden, ecc. JHWH è il Dio dei Patriarchi, il Dio di Abramo di Isacco re di Giacobbe, il Dio della promessa. Egli salva gli uomini e salverà Israele perché lo ha promesso stabilendo con lui un’Alleanza eterna. Secondo questa tradizione letteraria, Dio incontra l’uomo in modo diretto e prepara una salvezza destinata a tutti i popoli della terra; 2) Elohista: questa tradizione letteraria, che possiamo collocare verso il 700 a.C., chiama sempre Dio con il nome di Elohim (= gli dèi), per indicare che nel Dio adorato dal popolo di Israele, c’è la pienezza di tutta la divinità. Elohim è il Dio dell’Alleanza, il Dio del Sinai: egli assicura la salvezza al suo popolo eletto a condizione che Israele rispetti e osservi fedelmente la Legge. Dio comunica con gli uomini solo attraverso intermediari, messaggeri o profeti, oppure attraverso il sogno; 3) Deuteronomista: è così chiamata la tradizione che definì la composizione del libro del Deuteronomio (Seconda Legge) e curò la revisione di molte fonti storiche dell’età monarchica. Il Deuteronomio legge in modo teologico la storia di Israele, che vede scandita sempre da quattro periodi: il peccato (del re o del popolo) che causa il castigo di Dio, prima minacciato dai profeti e poi inviato davvero; ad esso segue il tempo del pentimento del popolo, e del perdono di Dio, che invia un Messia per donare ad Israele la salvezza perduta; 4) Sacerdotale: è la tradizione più tarda (500 a.C. circa). Come dice il nome è attribuita al gruppo dei Sacerdoti del Tempio di Gerusalemme. In essa il culto, la preghiera, il sacrificio, il sacerdozio stesso hanno grande importanza. La tradizione sacerdotale, tradizione di sapienti e di saggi, mette in grande evidenza anche il rispetto di tutte le norme e del Sacro.

I testi delle quattro fonti vennero via via raccolti e conservati, e si cercò di coordinare questi racconti di origine e caratteristiche così diverse. Una prima sistemazione fu data al tempo del re Giosia, e riguardò sia i testi relativi alla Legge mosaica e alle tradizioni più antiche del popolo, sia alle raccolte degli annali reali, con la storia antica e recente dei Regni di Israele e Giuda. Il testo definitivo dei primi cinque libri della Bibbia (Genesi, Esodo, Levitico, Numeri, Deuteronomio, Pentateuco) fu dato verso il 400 a.C. dallo scriba Esdra. Nello stesso periodo furono meglio sistemati il libri di contenuto storico e le raccolte delle più importanti profezie risalenti al tempo della monarchia, dell’esilio e dei primi decenni successivi alla fine dell’esilio. Sistemando tutto questo abbondante e prezioso materiale, i redattori finali non vollero sacrificare nulla di rilevante tra i racconti tramandati a voce e per iscritto dalle grandi tradizioni antiche. Essi cercarono piuttosto di sistemare il tutto in modo ordinato e armonioso, ma senza “tagliare” niente di importante. Così risulta chiaro il perché, ad esempio, nel libro della Genesi si abbiano due racconti della creazione: uno è della tradizione sacerdotale (Gen 1-2,4a), l’altro è della tradizione jahwista (Gen 2,4b-3), oppure perché ci siano due racconti di Abramo e Sara in Egitto, o anche due racconti del miracolo del mare e potremmo andare avanti ancora a lungo.

Don Pio, infatti, ci dice che i fatti narrati non rispecchiano in realtà i momenti in cui si sono verificati, ma rispecchiano, come abbiamo visto, più che altro la tradizione del popolo ebraico vissuto attraverso 1850 anni di storia e ci mostrano semplicemente che questo popolo ha registrato la presenza di Dio all’interno della sua storia! Il popolo ebraico, con i suoi pregi e i suoi difetti cerca di interpretare il pensiero e la volontà di Dio, non riuscendoci sempre!

Per questo la Bibbia è un testo unicamente religioso e non, come si credeva in passato, un testo scientifico, anche se per arrivare a questa consapevolezza ci sono voluti secoli! Nella Bibbia molti riferimenti sono simbolici (da Adamo e Eva nell’Eden con la mela all’apertura delle acque del mar rosso con Mosè) ma questo lo si è capito solo con lo sviluppo della tecnologia che ha confutato molte tesi come quella che del sole che girava intorno alla terra e che è costata il processo a Galilei, per esempio!

Se sui fatti narrati, la Bibbia può essere imprecisa o usare simbolismi, sulla questione della FEDE e della SALVEZZA resta il Testo Sacro per eccellenza perchè i sentimenti e l’amore di Dio che ne trapelano sono talmente unici e veri, che è impossibile dubitarne!

Con la preghiera finale, si è concluso questo incontro!

 

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