GRUPPO U.N.I.T.A.L.S.I. INTERPARROCCHIALE PORTO D'ASCOLI SAN BENEDETTO DEL TRONTO Parrocchie:Cristo Re-SS.Annunziata-Sacra Famiglia-S.Giacomo della Marca
     GRUPPO U.N.I.T.A.L.S.I. INTERPARROCCHIALE PORTO D'ASCOLI                           SAN BENEDETTO DEL TRONTO         Parrocchie:Cristo Re-SS.Annunziata-Sacra Famiglia-S.Giacomo della Marca

 

Il secondo incontro del gruppo inter-parrocchiale unitalsi si è svolto con Don Roberto presso Cristo Re.

Dopo la recita della preghiera, il sacerdote ha ripreso il tema relativo alla lettera pastorale 2016/2017 del vescovo Bresciani, sulla Chiesa perseverante ricordandoci che è lo stesso Papa Francesco ad insistere sin dall’inizio del suo mandato, sulla necessità di una chiesa in uscita (vedi esortazione apostolica Evangelii Gaudium).

La lettera pastorale è incentrata sugli Atti degli apostoli, e il titolo per intero è <<Chiesa “perseverante nell'insegnamento degli apostoli e nella comunione, nello spezzare il pane e nella preghiera”>>. Il vescovo riprende le stesse parole del vangelo degli Atti che si leggono nel capitolo secondo.

Per Don Roberto noi del gruppo unitalsi, offriamo il nostro servizio ai più bisognosi perché siamo nella Chiesa, anzi siamo la Chiesa: questo ci differenzia dall’essere semplici volontari che operano per il bene sicuramente, ma vivendolo più in modo personale, da singoli: noi dovremmo avere invece uno slancio in più, proprio perché nella nostra missione cristiana c’è l’invito a vivere come comunità integrata che opera anche nel prendersi cura delle sue membra più fragili! E’ fondamentale riscoprire la nostra radice ecclesiologica, cioè di appartenenza alla Chiesa! Siamo abituati a concepire la Chiesa solo come clero composto dal Papa, da vescovi, dai sacerdoti, invece la Chiesa è tutto il popolo di Dio, siamo noi cristiani nella totalità a formarla! Spesso ci troviamo ad accusare la chiesa nelle sue figure di riferimento, ponendoci come giudici che condannano, ma noi della Chiesa, attraverso il battesimo, siamo parte rilevante! Ricordiamoci che nei millenni, spesso la chiesa al suo interno si è scontrata duramente (gli stessi Pietro e Paolo hanno avevano visioni totalmente diverse come negli Atti stessi è scritto ,ad esempio sulla questione della circoncisione) ma lo scontro, anche se acceso, fa parte della vitalità della Chiesa e non sempre è segno di fallimento, ma è semplicemente segno che siamo membra del corpo vivo di Cristo!

Come Don Pio, Don Roberto ci ricorda che gli Atti degli Apostoli sono un proseguimento del vangelo di Luca, che Luca stesso continua a narrare: come se fosse un unico racconto diviso in due parti, una sulla vita di Gesù, l’altra sulla vita della prima comunità cristiana! E il parallelismo tra i due libri (vangelo di Luca e Atti) è evidentissimo perché l’autore ripercorre i passaggi delle azioni compiute dal Cristo nello stesso modo di come fa per la prima comunità cristiana (ad esempio il paralitico guarito da Gesù nel vangelo, si riflette in quello guarito da Pietro negli Atti) a dimostrazione che l’opera iniziata da Gesù continua nell’opera della Chiesa! Nel vangelo di Luca leggiamo “ a chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto; a chi fu affidato molto, sarà richiesto molto di più” (Luca 12, 39-48). Queste parole sembrano difficili da capire, ma non lo sono: a noi cristiani è stato affidato molto e molto viene richiesto perché abbiamo un dono unico che ci viene in soccorso sempre, lo Spirito Santo, che va continuamente invocato per avere la luce necessaria nel fare le giuste opere.

A tal proposito sono state lette alcune pagine della lettera apostolica del vescovo : da pag n.3  “La luce di Cristo illumina gli uomini ed è lampada ai loro passi (salmo 118,105). Tale luce ci è consegnata nelle sacre Scritture che la Chiesa incessantemente proclama come madre premurosa che guida i suoi figli all’incontro con il Padre. I padri della Chiesa indicavano la Chiesa paragonandola alla luna, perché essa non brilla di luce propria, ma riflette quella del sole-Cristo: anche quando non vediamo il sole direttamente, la luna ci riflette una parte della sua luminosità e illumina il cammino di noi viandanti nell’oscurità della notte … Come Gesù è il volto della misericordia del Padre rivelato a noi, così la Chiesa è la continuazione della presenza di Gesù: è il mistero del suo Amore che ci viene incontro nella storia con la Parola e i sacramenti, incarnandosi nei limiti umani, ma costruendo incessantemente dentro di essi una comunità riunita nell’amore di Dio che ci fa un cuore solo e un’anima sola (cfr At 4,32) …”. In queste parole il vescovo si riallaccia alla Lumen Gentium (una delle quattro costituzioni dogmatiche del Concilio Vaticano II) dove appunto la Luce delle Genti è il Cristo che come il sole riflette sulla Luna, cioè sulla Chiesa che vive di Cristo, anche se nei secoli, la Chiesa non sempre ha saputo riflettere in modo autentico questa Luce!

Alla pagina n. 4 leggiamo “La tradizione della Chiesa vede nel costato trafitto di Cristo, da cui scaturì sangue e acqua (cfr. Gv 19, 34), non solo il volto della misericordia di Dio Padre come abbiamo meditato nell’anno giubilare della misericordia, ma anche la sorgente dei sacramenti della Chiesa e, quindi, la nascita della stessa Chiesa. La Chiesa che sgorga dal cuore trafitto del Cristo dice immediatamente da quale immenso amore essa sia continuamente generata: mentre l’uomo colpisce al cuore Gesù per essere certo della sua morte, Egli, da quella stessa ferita, fa sgorgare la Chiesa per salvarlo. La Chiesa è un vero mistero dell’amore di Dio in Gesù per l’umanità. Il mistero dell’amore di Dio per l’umanità, infatti, è racchiuso nell’indissolubile binomio Cristo-Chiesa.” Queste parole ci fanno riflettere sul fatto che da cristiani non possiamo dire come spesso facciamo “ si credo in Cristo, ma non nella Chiesa” perché Cristo e Chiesa sono un’unica cosa inseparabile e Gesù mostra il suo volto proprio attraverso la Chiesa!

Sicuramente sotto la Croce, Gesù ci salva e ci chiama ad un nuovo inizio, ma nel vangelo degli atti sono narrati altri momenti fondamentali della nascita della Chiesa.

 Dagli Atti degli Apostoli Cap 1 1 Nel primo racconto, o Teòfilo, ho trattato di tutto quello che Gesù fece e insegnò dagli inizi 2fino al giorno in cui fu assunto in cielo, dopo aver dato disposizioni agli apostoli che si era scelti per mezzo dello Spirito Santo.3Egli si mostrò a essi vivo, dopo la sua passione, con molte prove, durante quaranta giorni, apparendo loro e parlando delle cose riguardanti il regno di Dio. 4Mentre si trovava a tavola con essi, ordinò loro di non allontanarsi da Gerusalemme, ma di attendere l'adempimento della promessa del Padre, «quella - disse - che voi avete udito da me: 5Giovanni battezzò con acqua, voi invece, tra non molti giorni, sarete battezzati in Spirito Santo».6Quelli dunque che erano con lui gli domandavano: «Signore, è questo il tempo nel quale ricostituirai il regno per Israele?». 7Ma egli rispose: «Non spetta a voi conoscere tempi o momenti che il Padre ha riservato al suo potere, 8ma riceverete la forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi, e di me sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino ai confini della terra».
9Detto questo, mentre lo guardavano, fu elevato in alto e una nube lo sottrasse ai loro occhi. 10Essi stavano fissando il cielo mentre egli se ne andava, quand'ecco due uomini in bianche vesti si presentarono a loro 11e dissero: «Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo? Questo Gesù, che di mezzo a voi è stato assunto in cielo, verrà allo stesso modo in cui l'avete visto andare in cielo».12Allora ritornarono a Gerusalemme dal monte detto degli Ulivi, che è vicino a Gerusalemme quanto il cammino permesso in giorno di sabato. 13Entrati in città, salirono nella stanza al piano superiore, dove erano soliti riunirsi: vi erano Pietro e Giovanni, Giacomo e Andrea, Filippo e Tommaso, Bartolomeo e Matteo, Giacomo figlio di Alfeo, Simone lo Zelota e Giuda figlio di Giacomo. 14Tutti questi erano perseveranti e concordi nella preghiera, insieme ad alcune donne e a Maria, la madre di Gesù, e ai fratelli di lui. 15In quei giorni Pietro si alzò in mezzo ai fratelli - il numero delle persone radunate era di circa centoventi - e disse: 16«Fratelli, era necessario che si compisse ciò che nella Scrittura fu predetto dallo Spirito Santo per bocca di Davide riguardo a Giuda, diventato la guida di quelli che arrestarono Gesù. 17Egli infatti era stato del nostro numero e aveva avuto in sorte lo stesso nostro ministero. 18Giuda dunque comprò un campo con il prezzo del suo delitto e poi, precipitando, si squarciò e si sparsero tutte le sue viscere. 19La cosa è divenuta nota a tutti gli abitanti di Gerusalemme, e così quel campo, nella loro lingua, è stato chiamato Akeldamà, cioè «Campo del sangue». 20Sta scritto infatti nel libro dei Salmi: La sua dimora diventi deserta e nessuno vi abiti, e il suo incarico lo prenda un altro.
21Bisogna dunque che, tra coloro che sono stati con noi per tutto il tempo nel quale il Signore Gesù ha vissuto fra noi, 22cominciando dal battesimo di Giovanni fino al giorno in cui è stato di mezzo a noi assunto in cielo, uno divenga testimone, insieme a noi, della sua risurrezione».
23Ne proposero due: Giuseppe, detto Barsabba, soprannominato Giusto, e Mattia. 24Poi pregarono dicendo: «Tu, Signore, che conosci il cuore di tutti, mostra quale di questi due tu hai scelto 25per prendere il posto in questo ministero e apostolato, che Giuda ha abbandonato per andarsene al posto che gli spettava». 26Tirarono a sorte fra loro e la sorte cadde su Mattia, che fu associato agli undici apostoli.”

La Chiesa, quindi, possiamo aggiungere, nasce anche da un addio, dall’ascensione di Gesù che consegna la missione cristiana agli apostoli, di certo in quel momento disorientati, invocando su di loro l’ausilio dello Spirito Santo che darà loro la forza necessaria! Di seguito gli apostoli ristabiliscono il posto lasciato vuoto da Giuda, scegliendo Mattia proprio perché nessun posto può essere lasciato vuoto nella Chiesa, bisogna ristabilire sempre la Pienezza che viene dall’amore di Dio!

La venuta dello Spirito Santo, la Pentecoste, narrata nel capitolo 2 degli Atti, può essere vista come la vera e propria nascita della Chiesa, perché in quel momento tutti coloro che vivono l’esperienza della discesa dello Spirito, parlano lingue che non conoscono, si comprendono nonostante le molte differenze e ciò a simboleggiare che la creazione dell’unità avviene anche attraverso le diversità di lingua e culture.

Dagli Atti 2, 1-13  La Pentecoste 1 Mentre stava compiendosi il giorno della Pentecoste, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. 2Venne all'improvviso dal cielo un fragore, quasi un vento che si abbatte impetuoso, e riempì tutta la casa dove stavano. 3Apparvero loro lingue come di fuoco, che si dividevano, e si posarono su ciascuno di loro, 4e tutti furono colmati di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, nel modo in cui lo Spirito dava loro il potere di esprimersi.
5Abitavano allora a Gerusalemme Giudei osservanti, di ogni nazione che è sotto il cielo. 6A quel rumore, la folla si radunò e rimase turbata, perché ciascuno li udiva parlare nella propria lingua. 7Erano stupiti e, fuori di sé per la meraviglia, dicevano: «Tutti costoro che parlano non sono forse Galilei? 8E come mai ciascuno di noi sente parlare nella propria lingua nativa? 9Siamo Parti, Medi, Elamiti, abitanti della Mesopotamia, della Giudea e della Cappadòcia, del Ponto e dell'Asia, 10della Frìgia e della Panfìlia, dell'Egitto e delle parti della Libia vicino a Cirene, Romani qui residenti, 11Giudei e prosèliti, Cretesi e Arabi, e li udiamo parlare nelle nostre lingue delle grandi opere di Dio». 12Tutti erano stupefatti e perplessi, e si chiedevano l'un l'altro: «Che cosa significa questo?». 13Altri invece li deridevano e dicevano: «S
i sono ubriacati di vino dolce»”.

 

La presenza dello Spirito Santo crea unità, l’assenza invece crea fratture e divisioni. Dobbiamo imparare a lasciarci abitare dallo Spirito Santo.

 

Solo attraverso l’invocazione dello Spirito, la Chiesa può crescere per diventare sacramento di Cristo! Dalla pag.5 della lettera del vescovo leggiamo “Come afferma il Concilio Vaticano II << La Chiesa è in Cristo come sacramento, cioè segno e strumento dell’intima unione con Dio e dell’unità di tutto il genere umano>> (LG, 1), affinché attraverso di essa si compia la volontà del Padre di riunire tutti sotto un’unica famiglia. Meditando questo mistero il beato Paolo VI potè scrivere << Ho amato la Chiesa: fu il suo amore che mi trasse fuori dal mio gretto e selvatico egoismo e mi avviò al suo servizio: e per essa e non per altro mi sembra di aver vissuto>> ”.

Queste parole di Paolo VI sono stupende, ci chiariscono che la Chiesa trae fuori dall’egoismo e il vivere il sacramento diventa segno della presenza di Cristo.

Nei gruppi come l’unitalsi, se non esiste l’accordo, non si riesce a mostrare l’unità nel nome di Dio che viene, appunto, fuori solo tralasciando i nostri egoismi! Noi nasciamo egoisti, ma se viviamo la Chiesa in modo pieno, l’Amore ci salva dal nostro individualismo! Nel nostro gruppo non siamo solo noi volontari a fare servizio, allo stesso modo in cui aiutiamo, veniamo sostenuti dai nostri malati attraverso le loro preghiere. Ecco l’unità nella comunità!

 

Chiediamo sempre ed incessantemente il sostegno dello Spirito Santo: solo da Esso riceviamo la Forza per essere vera Chiesa!

 

 

 

 

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