GRUPPO U.N.I.T.A.L.S.I. INTERPARROCCHIALE PORTO D'ASCOLI SAN BENEDETTO DEL TRONTO Parrocchie:Cristo Re-SS.Annunziata-Sacra Famiglia-S.Giacomo della Marca
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Catechesi 27 Gennaio 2016

Il nono incontro della catechesi adulti/unitalsi si è svolto presso i locali della parrocchia San Giacomo della Marca a Fosso de’ Galli, con la guida di Francesca, con l'aiuto di Giusi che ha rielaborato gli appunti.

Per riprendere l’argomento delle opere di misericordia (che sarà portato avanti nei prossimi incontri dato che stiamo vivendo l’anno giubilare della misericordia), abbiamo letto il brano del vangelo di Matteo 25, 31-46 sul giudizio finale:

“Il giudizio finale [31]Quando il Figlio dell'uomo verrà nella sua gloria con tutti i suoi angeli, si siederà sul trono della sua gloria. [32]E saranno riunite davanti a lui tutte le genti, ed egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri, [33]e porrà le pecore alla sua destra e i capri alla sinistra.[34]Allora il re dirà a quelli che stanno alla sua destra: Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo. [35]Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, [36]nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi. [37]Allora i giusti gli risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo veduto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, assetato e ti abbiamo dato da bere? [38]Quando ti abbiamo visto forestiero e ti abbiamo ospitato, o nudo e ti abbiamo vestito? [39]E quando ti abbiamo visto ammalato o in carcere e siamo venuti a visitarti? [40]Rispondendo, il re dirà loro: In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me. [41]Poi dirà a quelli alla sua sinistra: Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli. [42]Perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare; ho avuto sete e non mi avete dato da bere; [43]ero forestiero e non mi avete ospitato, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato. [44]Anch'essi allora risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo visto affamato o assetato o forestiero o nudo o malato o in carcere e non ti abbiamo assistito? [45]Ma egli risponderà: In verità vi dico: ogni volta che non avete fatto queste cose a uno di questi miei fratelli più piccoli, non l'avete fatto a me. [46]E se ne andranno, questi al supplizio eterno, e i giusti alla vita eterna».”

Questo brano fa parte dei cinque grandi discorsi contenuti nel vangelo di Matteo: Il discorso della montagna (capitoli 5-7); Il discorso della missione (capitolo 10); Le parabole del Regno dei cieli (capitolo 13); Il discorso ecclesiale o comunitario (capitolo 18); Il discorso sulla venuta del Figlio dell’uomo (capitoli 24-25).

Questo discorso che fa Gesù è definito escatologico  perché “è l’ultimo dei discorsi, il cui scopo non è di descriverci il futuro (eskaton = le ultime cose) ma di orientare i discepoli verso il futuro ed invitarli alla vigilanza, com’è del resto per tutti i vangeli sinottici. Il discepolo non deve essere curioso di conoscere il futuro, che è nelle mani di Dio e del quale è certo per le promesse divine, ma è necessario che conosca la strada da percorrere per non comprometterlo. Ciò che conta è l’atteggiamento da assumere “ora””. ( S.E.Mons. L. Brandolini).

Noi siamo chiamati ad agire ora, ma Gesù non ci chiede un fare straordinario, ci chiede semplicemente di aiutare i “più piccoli” cioè i poveri, gli ammalati, i bisognosi; il Suo discorso appare lungo e a tratti ripetitivo ma serve proprio questo per farci comprendere che se vogliamo seguire davvero la Parola, è necessario metterla in pratica per ottenere la Salvezza e non andare incontro al supplizio!

Operare un cambiamento nel nostro agire (con le opere) presuppone innanzitutto un cambiamento di cuore, che in automatico ci spinge a fare qualcosa di buono. Non è detto che ciò che ci proponiamo poi ci riesca sempre bene, ma è quello che ci ispira, è l'intento fatto con il cuore che conta!

Un cuore realmente puro è in grado anche di saper pregare e ottenere miracoli, proprio come i santi, ma noi siamo limitati e spesso cerchiamo di fare il bene solo per una questione di coscienza pulita. Invece Gesù nel suo discorso ci lascia la “consegna” , ci da la chiave del Regno dei Cieli perché Lui fino a quel momento è questo che ha fatto: ha sfamato gli affamati (come nella moltiplicazione dei pani), ha dato da bere agli assetati (come nelle nozze di Cana dove il vino rappresenta Gesù stesso che si offre per noi ), ha guarito gli ammalati, ha perdonato i peccatori, in poche parole si è donato totalmente fino alla morte sulla croce per noi (infatti subito dopo questo discorso di consegna, nel vangelo di Matteo inizia la Passione)!

Il regno dei cieli ci è stato preparato fin dai tempi della Creazione, perché Dio ha benedetto l’uomo e anche nel peccato originale, il Signore non lo ha maledetto (ha maledetto il serpente simbolo del demonio) e per questo Gesù nel discorso dice “venite benedetti dal Padre mio”, perché l’uomo nasce buono, è la malvagità che poi sopravviene a renderlo peccatore!

Noi siamo chiamati quindi ad agire nel bene e a non accontentarci di quello che facciamo perché possiamo sempre fare di più come, ad esempio, avvicinarci anche a situazioni che non riteniamo adatte a noi o non ci piacciono; fare dunque uno sforzo, ricordandoci continuamente che le opere di misericordia nascono sempre dalla preghiera e solo tramite essa possiamo agire davvero con il cuore! Gesù compie questo discorso agli apostoli dopo aver parlato attraverso la parabola dei talenti.

Noi dobbiamo imparare ad essere concreti come i santi che con la concretezza dei gesti e delle preghiere sono riusciti ad ottenere miracoli e grazie! Questo perché tutti noi, i più bisognosi in particolare, siamo affamati di Amore, e delle opere e parole che rendono l’Amore possibile! E’ con il “fare” quando siamo davvero ispirati dall’Amore che sappiamo donarci realmente agli altri!

Sono state poste alcune domande relative a questi temi trattati: è stato chiesto come si può fare del bene se non si ha tempo per farlo tra orari di lavoro intensi, famiglia ed altre esigenze? Ricordiamoci che anche il lavoro è preghiera (il famoso “ora et labora” di San Benedetto da Norcia) e anche nel lavoro la dignità ed il rispetto degli altri sono sacri! Nel campo lavorativo siamo chiamati ad essere misericordiosi spiritualmente oltre che corporalmente, magari aiutando e sostenendo un cliente in difficoltà o un collega che non riesce ad integrarsi; molti sono i modi per “operare” anche nel lavoro, non dimentichiamolo!

Un’altra domanda è stata riguardo i bisognosi ed è stato chiesto se “i poveri e i malati” sono un volere di Dio affinché noi possiamo essere salvati, perché sembrerebbe un’ingiustizia se così fosse! A questa domanda è stato risposto che  molti affermano che i sofferenti sono necessari per aiutare a capire i nostri errori e sostenendoli nelle difficoltà possiamo redimerci! Ma non è esattamente così: Dio non crea persone di seria A o B, e se molti nascono nella miseria o nella malattia psichica o fisica è perché comunque c'è un male che opera! Ognuno di noi ha un percorso che è tale per volontà del Creatore e noi non siamo chiamati a camminare davanti a chi è in difficoltà ma a camminare affianco, sostenendo chi è impossibilitato a farcela da solo! Chi ha limiti materiali e o fisici è comunque unito al Signore.  La malattia, il dolore nella vita dell'uomo rimangono comunque un mistero. C'è una distanza fra Dio e l'uomo che resta sempre creatura (vedi Michelangelo nella Creazione che non fa toccare le mani di Adamo e di Dio), uno spazio colmato da Gesù Cristo, venuto proprio per annullare questa distanza e renderci così partecipi dell’immensità dell’Amore del Signore attraverso il quale otteniamo la Vera Salvezza!

Francesca ha suggerito, come impegno quaresimale, di partire da un brano di uno dei quattro vangeli, e impegnarsi a leggere anche i testi che li precedono e li seguono, per comprendere meglio la situazione temporale culturale e personale dell’evangelista in cui il brano è inserito; fare questo aiuta a capire il significato di tanti particolari che non sempre ci sono chiari e che è bene conoscere!

Buona quaresima nella fede della Resurrezione che ci rende salvi!

 

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