GRUPPO U.N.I.T.A.L.S.I. INTERPARROCCHIALE PORTO D'ASCOLI SAN BENEDETTO DEL TRONTO Parrocchie:Cristo Re-SS.Annunziata-Sacra Famiglia-S.Giacomo della Marca
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26 Gennaio 2015

 

Il nono incontro della catechesi unitalsiana del gruppo inter-parrocchiale di Porto d’Ascoli, si è svolto con Don Emanuel presso la Sacra Famiglia.

 

Dopo la preghiera iniziale, è stato letto l’ottavo capitolo della prima lettera ai Corinzi di San Paolo, su cui stiamo incentrando i nostri incontri.

 

Questo capitolo parla delle carni immolate agli idoli e San Paolo, come in tutta la lettera, cerca di rispondere ai quesiti dei corinzi che volevano giustificare, in un certo senso, il diritto ad avere comportamenti immorali! Paolo ribadisce il Principio della Fede e cioè che c’è un solo Dio!

 

Corinzi 1 - Capitolo 8  2. GLI IDOLOTITIL'aspetto teorico [1]Quanto poi alle carni immolate agli idoli, sappiamo di averne tutti scienza. [2]Ma la scienza gonfia, mentre la carità edifica. Se alcuno crede di sapere qualche cosa, non ha ancora imparato come bisogna sapere. [3]Chi invece ama Dio, è da lui conosciuto. [4]Quanto dunque al mangiare le carni immolate agli idoli, noi sappiamo che non esiste alcun idolo al mondo e che non c'è che un Dio solo. [5]E in realtà, anche se vi sono cosiddetti dei sia nel cielo sia sulla terra, e difatti ci sono molti dei e molti signori, [6]per noi c'è un solo Dio, il Padre, dal quale tutto proviene e noi siamo per lui; e un solo Signore Gesù Cristo, in virtù del quale esistono tutte le cose e noi esistiamo per lui. Il punto di vista della carità [7]Ma non tutti hanno questa scienza; alcuni, per la consuetudine avuta fino al presente con gli idoli, mangiano le carni come se fossero davvero immolate agli idoli, e così la loro coscienza, debole com'è, resta contaminata. [8]Non sarà certo un alimento ad avvicinarci a Dio; né, se non ne mangiamo, veniamo a mancare di qualche cosa, né mangiandone ne abbiamo un vantaggio. [9]Badate però che questa vostra libertà non divenga occasione di caduta per i deboli. [10]Se uno infatti vede te, che hai la scienza, stare a convito in un tempio di idoli, la coscienza di quest'uomo debole non sarà forse spinta a mangiare le carni immolate agli idoli? [11]Ed ecco, per la tua scienza, va in rovina il debole, un fratello per il quale Cristo è morto! [12]Peccando così contro i fratelli e ferendo la loro coscienza debole, voi peccate contro Cristo. [13]Per questo, se un cibo scandalizza il mio fratello, non mangerò mai più carne, per non dare scandalo al mio fratello.

 

Don Emanuel proviene dall’Angola e ci ha narrato di alcune comunità locali che vivevano adorando idoli e facendo sacrifici animali. Idolo è una parola greca che significa “figura”, cioè un’immagine, una approssimazione di ciò in cui credo e che realizzo attraverso un oggetto, ad esempio. Ma è l’oggetto che diviene esso stesso una divinità, e non una rappresentazione (un’icona, una statua o un quadro religioso) attraverso la quale avvicinarsi a ciò che amo! Quindi io faccio sacrifici per l’oggetto in se che elevo ad idolo, e non venero l’oggetto in quanto canale di mediazione per raggiungere Dio!

 

Paolo si occupa delle carni macellate, che spesso erano offerte sugli altari pagani prima di essere vendute sul mercato. Per molti corinzi cristiani era un problema di coscienza partecipare o meno a questi riti pagani, spesso pubblici, anche solo da spettatori. Paolo dice di non mangiarne, non perché mangiandole ci si allontani da Dio, ma perché si crea “occasione di caduta per i deboli”. Se, infatti, chi mangia di queste carni con i pagani, viene visto da un fratello, quest’ultimo crederà che immolare carni agli idoli sia positivo e quindi Paolo afferma “se un cibo scandalizza il mio fratello, non mangerò mai più carne, per non dare scandalo al mio fratello” (versetto 13).

 

San Paolo parla di “scienza che gonfia”: a Corinto c’erano molti vanitosi che credevano nel potere assoluto della scienza e della legge (lo stesso Paolo prima della conversione agiva in modo presuntuoso), ma è bene ricordare che “la carità edifica” cioè senza l’Amore Supremo, non serve nulla, qualsiasi libertà risulta vana. L’unicità del Signore va affermata ed annunciata continuamente e non si può partecipare ai riti pagani, anche per non essere di scandalo al fratello più debole!

 

Questo “rimprovero” di San Paolo può essere applicato anche oggi, perché anche oggi noi, con i nostri comportamenti, possiamo essere di scandalo ai nostri fratelli! Mangiando e bevendo sempre o rivolgendomi agli astri, non diveniamo esempio per gli altri!

 

Il sacrificio delle carni immolate, non è paragonabile assolutamente al sacrificio di Cristo sulla croce e anche nei momenti più difficili dobbiamo volgere lo sguardo a Cristo, e non deviare verso riti diversi che ci sembrano salvifici!

 

Nei libri dell’Antico Testamento (Genesi, Esodo, Levitico, Numeri, Deuteronomio) si narra spesso di idolatria e viene sempre condannata perché viene adorato ciò che viene creato, senza spingersi oltre alla vera ricerca di Dio! Oggi il nostro idolo è l’egoismo, l’unica relazione che abbiamo è con noi stessi, non con Dio! Siamo idoli di noi stessi, invece Dio non vuole barriere tra noi e Lui, e quindi non vuole barriere tra noi e i nostri fratelli! Il mio io non va cancellato, ma arricchito dall’incontro con un altro “io”. Purtroppo la promozione della cultura individualista, ci fa vedere l’altro sempre come fosse un pericolo e allontanandoci dall’altro, specie se in difficoltà, ci allontaniamo dal Signore! Prima di tutto dobbiamo lavorare su noi stessi e convertire noi stessi per arrivare a Dio e capire che solo con Lui nel cuore, tutto diviene possibile!

 

Ci ricorda Don Emanuel che ci sono due tipi di preghiera: verticale ed orizzontale! Verticale è la preghiera intesa in quanto tale con la sua importanza fondamentale, orizzontale è la preghiera attraverso le opere di carità. Chi prega bene, infatti, fa opere piene d’amore e viceversa!

 

Noi come gruppo unitalsi cerchiamo di donare all’altro che è sofferente e questo ci edifica perché la carità è tutto e bisogna vivere per donare, sempre se la nostra missione è vissuta davvero con il cuore e non rimane un atto di egoismo!

 

Ci sono stati alcuni interventi con domande e racconti personali dei presenti all’incontro e Don Emanuel ha concluso ricordandoci che “tutto si fa per Amore di Dio”!

 

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