GRUPPO U.N.I.T.A.L.S.I. INTERPARROCCHIALE PORTO D'ASCOLI SAN BENEDETTO DEL TRONTO Parrocchie:Cristo Re-SS.Annunziata-Sacra Famiglia-S.Giacomo della Marca
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22 ottobre 2014

Il terzo incontro della catechesi Unitalsi del gruppo interparrocchiale di Porto d'Ascoli si è svolto a Cristo Re con il parroco Don Roberto.

Dopo la compieta iniziale e la preghiera di invocazione allo Spirito Santo, il sacerdote ha tenuto a premettere che la riflessione alla prima lettera ai Corinzi, che quest'anno sarà il tema da noi seguito, va fatta non come un'analisi da studio seminaristico, ma come una esortazione indirizzata anche a noi gruppo di volontari. Per conoscere la Parola di Signore non serve essere "sapienti" secondo il mondo, ma essere "sapienti" secondo Dio. Bisogna porsi nella posizione di "chi prega" (maniera orante) perché Dio parla direttamente "alla nostra vita", non a terze persone!

Abbiamo iniziato la lettura da primo al diciassettesimo versetto, ritenuto chiave fondamentale di tutta la lettera.

[1]Paolo, chiamato ad essere apostolo di Gesù Cristo per volontà di Dio, e il fratello Sòstene, [2]alla Chiesa di Dio che è in Corinto, a coloro che sono stati santificati in Cristo Gesù, chiamati ad essere santi insieme a tutti quelli che in ogni luogo invocano il nome del Signore nostro Gesù Cristo, Signore nostro e loro: [3]grazia a voi e pace da Dio Padre nostro e dal Signore Gesù Cristo. [4]Ringrazio continuamente il mio Dio per voi, a motivo della grazia di Dio che vi è stata data in Cristo Gesù, [5]perché in lui siete stati arricchiti di tutti i doni, quelli della parola e quelli della scienza. [6]La testimonianza di Cristo si è infatti stabilita tra voi così saldamente, [7]che nessun dono di grazia più vi manca, mentre aspettate la manifestazione del Signore nostro Gesù Cristo. [8]Egli vi confermerà sino alla fine, irreprensibili nel giorno del Signore nostro Gesù Cristo: [9]fedele è Dio, dal quale siete stati chiamati alla comunione del Figlio suo Gesù Cristo, Signore nostro! [10]Vi esorto pertanto, fratelli, per il nome del Signore nostro Gesù Cristo, ad essere tutti unanimi nel parlare, perché non vi siano divisioni tra voi, ma siate in perfetta unione di pensiero e d'intenti. [11]Mi è stato segnalato infatti a vostro riguardo, fratelli, dalla gente di Cloe, che vi sono discordie tra voi. [12] Mi riferisco al fatto che ciascuno di voi dice: «Io sono di Paolo», «Io invece sono di Apollo», «E io di Cefa», «E io di Cristo!» [13]Cristo è stato forse diviso? Forse Paolo è stato crocifisso per voi, o è nel nome di Paolo che siete stati battezzati? [14]Ringrazio Dio di non aver battezzato nessuno di voi, se non Crispo e Gaio, [15]perché nessuno possa dire che siete stati battezzati nel mio nome. [16]Ho battezzato, è vero, anche la famiglia di Stefana, ma degli altri non so se abbia battezzato alcuno.[17]Cristo infatti non mi ha mandato a battezzare, ma a predicare il vangelo; non però con un discorso sapiente, perché non venga resa vana la croce di Cristo.

Ogni lettera di Paolo è impostata in modo simile. C'è il saluto iniziale dove Paolo si presenta e fa poi riferimento a coloro ai quali le sue parole sono indirizzate. Fino al versetto 4 viene salutata e lodata la comunità mentre dal versetto 10 il tono aumenta perché l'apostolo esorta all'unità e non alle divisioni che stanno nascendo all'interno della comunità. Corinto era una grande città piena di libertà e diversità mentre la comunità cristiana era piccola e giovane con molte problematiche e Paolo si prodiga per cercare di risolverle. Lui aveva un unico obiettivo: fare Chiesa e per fare questo capisce che le divisioni createsi, andavano affrontate, per evitare che la comunità si chiudesse in se stessa e si sgretolasse.

Per attualizzare, l'esempio delle divisioni interne è naturalmente rintracciabile anche nel nostro gruppo Unitalsi (o in molti altri della chiesa) e quindi affrontandole possiamo crescere e migliorare, anzi per noi leggere questa lettera è motivo di speranza. Ciò che accadeva quasi duemila anni fa, accade ancora oggi. Ricordiamoci che Paolo è uno strumento nelle mani di Dio, che serve al Signore per giungere al cuore della gente, così come noi volontari anche siamo servi per far conoscere la sua salvezza a chi è malato e sofferente!

Come detto, Paolo scrive alla chiesa di Dio a Corinto, città pagana. Molte cose non erano loro chiare proprio perché la comunità era nuova ma Dio vuole che la Sua Chiesa sia anche li (dal latino ecclesia cioè assemblea che a sua volta deriva dal greco ekklesia e sta a significare "assemblea particolare" e/o anche "mando a chiamare" quindi la chiesa è una comunità di chiamati da Dio). Il Signore chiama ed alimenta la chiesa di Corinto e la santifica insieme a tutti coloro che invocano il suo nome! Anche se "imperfetti" siamo anche noi, oggi come allora, chiamati ad essere Chiesa di Dio!

Paolo nella lettera fa continuo riferimento alla figura di Gesù per far comprendere ai corinti, e a noi, che se si è agganciati a Lui e si agisce nel Suo nome, si imboccherà sempre la giusta strada! Gesù ci chiama ad agire spesso in luoghi e momenti precisi, ma mai a caso. Vivere a Corinto da cristiani era quasi impossibile perché davvero le "distrazioni" e le "diversità" erano tante, un po' come oggi nelle grandi metropoli dove il senso di chiesa si perde molto facilmente (al contrario magari delle piccole città o paesini).

Dal versetto 4 al 9 Paolo fa "eucarestia epistolare" cioè parla della Grazia, dei doni che Dio ha dato a quella comunità, nonostante problemi ed incomprensioni. Dio da un dono a ciascuno di noi e attraverso quel dono anche la comunità cresce! Questo vale anche per il gruppo unitalsi, ma l'unico grande problema è che, come a Corinto, le diverse opinioni non sono motivo di crescita comunitaria, ma diventano gara contro gli altri per esaltare noi stessi e non la grandezza del Signore! Ecco il perché di molte liti, la superbia e la pienezza di se stessi non ci rendono capaci di saper dire Grazie al nostro Dio!

I corinti erano un popolo attivo e aperto al futuro, ecco perché chiedono l'intervento di Paolo, per capire come meglio agire. Loro erano in attesa del ritorno di Cristo e lo cercavano in continuazione. Anche noi volontari cerchiamo il volto di Cristo e lo troviamo nel malato!

Nei primi versetti Paolo nomina Gesù Cristo infinite volte perché vuole, semplicemente, che il riferimento a Lui sia costante e continuo per non perdere il vero senso di tutto, l'Amore di Gesù che muore per l'uomo!

Dal versetto 10 al 17 (versetto fondamentale), Paolo si sofferma sull'unione di intenti. Non si deve rinunciare a battersi per le proprie ragioni, ognuno deve avere le proprie visioni per creare un dibattito sano e costruttivo e non per accentuare e rendere effettive le divisioni! Don Roberto ci porta ad esempio il Concilio Vaticano (1962-1965) dove si crearono dure lotte e contrapposizioni di idee, ma ne uscì una Chiesa rinnovata e unita. O come il recente Sinodo delle Famiglie voluto da Papa Francesco per affrontare temi davvero delicati dove ci sono stati accesi scontri tra riformisti e conservatori (il Papa ha reso pubbliche le votazioni per la prima volta) ma, seppur nelle difficoltà, la Chiesa deve essere sempre coesa ed unita.

Paolo era stato informato dei disordini a Corinto dove ognuno tendeva ad appartenere ad un evangelizzatore ("Mi riferisco al fatto che ciascuno di voi dice: «Io sono di Paolo», «Io invece sono di Apollo», «E io di Cefa», «E io di Cristo!»"), un po' come noi oggi con i vari gruppi nati all'interno della chiesa. Paolo sostiene che la Chiesa è una sola e le divisioni sono inammissibili. Don Roberto ci ricorda che la Chiesa è "santa e peccatrice", santa perché sostenuta dallo Spirito Santo, peccatrice perché fatta dagli uomini, ma l'unità deve sorreggerla sempre, seppur nelle divisioni più accanite. Deve sempre apparire coesa, non per una questione "di immagine" ma perché Dio la vuole unita e nessuno può minare la Comunione della Chiesa. Oggi molte divisioni sorgono nei luoghi di culto, ad esempio, e non è facile trovare una linea comune neanche tra uomini di fede, consacrati. Non si può, però, sostenere il volere di alcuni sacerdoti solo perché esercitano in certi luoghi e si sentono investiti di diritti che in realtà non dovrebbero avere, ma di cui si investono, andando contro addirittura la Chiesa tutta. Dove si verificano conversioni ed eventi positivi, c'è sempre la benedizione del Signore, ma non si possono usare le conversioni come arma da rivolgere contro la chiesa per affermare che alcune scelte sono migliori di altre.

Il nostro Papa ripete di "essere schietti" ai suoi vescovi ("perché Pietro è sicurezza di unità"), ed è giusto sia così e che ci si confronti ma la Chiesa deve sempre mantenere un'identità decisa, una forte unità che la renda un sostegno fondamentale per tutti i fedeli del mondo! Non bisogna mai e poi mai perdere il riferimento a Cristo, altrimenti la chiesa sarebbe totalmente vuota, e retta da inutili egocentrismi. La Chiesa è la Sposa di Cristo, ricordiamolo!

Un dibattito si è acceso nel gruppo unitalsi in relazione a questo argomento. Alcuni hanno sollevato dubbi su molti movimenti che circondano la chiesa, e che sembrano avere regole e riti specifici. Partecipare ai loro incontri non sempre è permesso ed è stato chiesto al sacerdote come questo possa accadere. Don Roberto ha risposto che, secondo lui, ogni movimento riconosciuto dalla chiesa porta con se dei doni. Il problema forse sta nella condivisione di questi doni con tutti, non solo con gli appartenenti al movimento stesso. Se si riuscisse a superare questa chiusura che molti hanno, sarebbe davvero bello condividere momenti comunitari unitari, a partire dalle singole parrocchie. Nella nostra zona, ad esempio, una lode va sicuramente spesa per Don Gianni della Ss.ma Annunziata che, con il gruppo catecumenale (solitamente gruppo chiuso) ha creato un punto di incontro. Insieme sono riusciti ad aprire le messe del sabato sera a tutti, non solo ai catecumeni, e a celebrare la veglia pasquale in comunità con i fedeli di tutta la parrocchia. Sicuramente non sarà stato semplice ne istantaneo arrivare a questa apertura vicendevole, ma non ha senso vivere un gruppo senza portarne i doni alla comunità. I movimenti fatti esclusivamente di personalismi, sono gruppi al di fuori della chiesa, perché in realtà vuoti!

L'ultima parte della catechesi è stata dedicata al versetto 17 "Cristo infatti non mi ha mandato a battezzare ma predicare il vangelo; non però con un discorso sapiente perché non venga resa vana la croce di Cristo". La sapienza di cui parla Paolo, non è una sapienza che serve all'uomo per gloriarsi, ma è la sapienza della Croce che ci rende umili e ci fa annunciare Cristo rendendolo vero! Glorificare se stessi, rende vana la Croce, che invece ha il solo intento di unificare tutti in Cristo! E' proprio nel nostro fallimento che Dio ci mostra la sua grandezza, salvandoci!

L'ultimo che si affaccia alla Fede, non vale meno del primo che l'ha conosciuta e la professa! Nel caso dell'Unitalsi, ad esempio, chi arriva per ultimo è come chi è lì da sempre ("noi tutti siamo gruppo perché gruppo" e non "noi soli siamo gruppo perché meglio degli altri")! Le diverse opinioni che, naturalmente, vengono fuori nei vari problemi che si possono verificare, sono motivo di crescita, le diversità non vanno annullate, si deve parlare ad unica voce per poter accogliere tutti!

Bisogna sempre ritrovare la comunione intorno a Cristo perché se agiamo senza di Lui nel cuore, non possiamo vantarci di agire per conto di Lui!

Nel nostro cammino comunitario, un grande aiuto deve venire dal Vescovo, che, non a caso, è pastore del gregge che deve adoperarsi per creare unità in ogni ambito. Il nostro Vescovo Carlo Bresciani ci ricorda che amare senza la croce, non è da cristiano, è solo illusione!

La croce va amata, non rinnegata! Il mondo deve conoscere la sapienza della croce, non quella dell'uomo perché il Signore per mostrare la Sua Sapienza, confonde coloro che si ritengono sapienti. Solo nella croce risiede la Sapienza Cristiana!

Vuoi far parte della nostra famiglia unitalsiana? Contattaci nelle nostre parrocchie oppure chiama il nostro Presidente Domenico al num. 3496659817

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