GRUPPO U.N.I.T.A.L.S.I. INTERPARROCCHIALE PORTO D'ASCOLI SAN BENEDETTO DEL TRONTO Parrocchie:Cristo Re-SS.Annunziata-Sacra Famiglia-S.Giacomo della Marca
     GRUPPO U.N.I.T.A.L.S.I. INTERPARROCCHIALE PORTO D'ASCOLI                           SAN BENEDETTO DEL TRONTO         Parrocchie:Cristo Re-SS.Annunziata-Sacra Famiglia-S.Giacomo della Marca

 

Il nuovo incontro della catechesi inter-parrocchiale del gruppo Unitalsi si è svolto il 19 gennaio con Don Roberto a Cristo Re.

 

Dopo la compieta iniziale, l’argomento portato avanti è stato il capitolo settimo della prima lettera ai Corinzi di Paolo, che stiamo approfondendo quest’anno.

 

Questo passaggio è particolarmente complesso perché Paolo risponde ai Corinzi sui problemi legati alla sessualità e prende in considerazione una casistica amplissima, alla quale, in parte, ancora oggi la Chiesa fa riferimento. Non certo su punti oramai inesistenti come la schiavitù nel versetto 21, ma è bene ricordare che si è cristiani, anche da schiavi, si è comunque e sempre liberi!

 

Leggiamo il capitolo: Corinzi 1 - Capitolo 7  II. SOLUZIONE DI DIVERSI PROBLEMI. MATRIMONIO E VERGINITA' “[1]Quanto poi alle cose di cui mi avete scritto, è cosa buona per l'uomo non toccare donna; [2]tuttavia, per il pericolo dell'incontinenza, ciascuno abbia la propria moglie e ogni donna il proprio marito.[3]Il marito compia il suo dovere verso la moglie; ugualmente anche la moglie verso il marito. [4]La moglie non è arbitra del proprio corpo, ma lo è il marito; allo stesso modo anche il marito non è arbitro del proprio corpo, ma lo è la moglie. [5]Non astenetevi tra voi se non di comune accordo e temporaneamente, per dedicarvi alla preghiera, e poi ritornate a stare insieme, perché satana non vi tenti nei momenti di passione. [6]Questo però vi dico per concessione, non per comando. [7]Vorrei che tutti fossero come me; ma ciascuno ha il proprio dono da Dio, chi in un modo, chi in un altro.[8]Ai non sposati e alle vedove dico: è cosa buona per loro rimanere come sono io; [9]ma se non sanno vivere in continenza, si sposino; è meglio sposarsi che ardere.[10]Agli sposati poi ordino, non io, ma il Signore: la moglie non si separi dal marito -[11]e qualora si separi, rimanga senza sposarsi o si riconcili con il marito - e il marito non ripudi la moglie.[12]Agli altri dico io, non il Signore: se un nostro fratello ha la moglie non credente e questa consente a rimanere con lui, non la ripudi; [13]e una donna che abbia il marito non credente, se questi consente a rimanere con lei, non lo ripudi: [14]perché il marito non credente viene reso santo dalla moglie credente e la moglie non credente viene resa santa dal marito credente; altrimenti i vostri figli sarebbero impuri, mentre invece sono santi.[15]Ma se il non credente vuol separarsi, si separi; in queste circostanze il fratello o la sorella non sono soggetti a servitù; Dio vi ha chiamati alla pace![16]E che sai tu, donna, se salverai il marito? O che ne sai tu, uomo, se salverai la moglie?[17]Fuori di questi casi, ciascuno continui a vivere secondo la condizione che gli ha assegnato il Signore, così come Dio lo ha chiamato; così dispongo in tutte le chiese. [18]Qualcuno è stato chiamato quando era circonciso? Non lo nasconda! E' stato chiamato quando non era ancora circonciso? Non si faccia circoncidere! [19]La circoncisione non conta nulla, e la non circoncisione non conta nulla; conta invece l'osservanza dei comandamenti di Dio. [20]Ciascuno rimanga nella condizione in cui era quando fu chiamato. [21]Sei stato chiamato da schiavo? Non ti preoccupare; ma anche se puoi diventare libero, profitta piuttosto della tua condizione! [22]Perché lo schiavo che è stato chiamato nel Signore, è un liberto affrancato del Signore! Similmente chi è stato chiamato da libero, è schiavo di Cristo.[23]Siete stati comprati a caro prezzo: non fatevi schiavi degli uomini![24]Ciascuno, fratelli, rimanga davanti a Dio in quella condizione in cui era quando è stato chiamato.[25]Quanto alle vergini, non ho alcun comando dal Signore, ma do un consiglio, come uno che ha ottenuto misericordia dal Signore e merita fiducia. [26]Penso dunque che sia bene per l'uomo, a causa della presente necessità, di rimanere così. [27]Ti trovi legato a una donna? Non cercare di scioglierti. Sei sciolto da donna? Non andare a cercarla. [28]Però se ti sposi non fai peccato; e se la giovane prende marito, non fa peccato. Tuttavia costoro avranno tribolazioni nella carne, e io vorrei risparmiarvele.[29]Questo vi dico, fratelli: il tempo ormai si è fatto breve; d'ora innanzi, quelli che hanno moglie, vivano come se non l'avessero; [30]coloro che piangono, come se non piangessero e quelli che godono come se non godessero; quelli che comprano, come se non possedessero; [31]quelli che usano del mondo, come se non ne usassero appieno: perché passa la scena di questo mondo! [32]Io vorrei vedervi senza preoccupazioni: chi non è sposato si preoccupa delle cose del Signore, come possa piacere al Signore;[33]chi è sposato invece si preoccupa delle cose del mondo, come possa piacere alla moglie, [34]e si trova diviso! Così la donna non sposata, come la vergine, si preoccupa delle cose del Signore, per essere santa nel corpo e nello spirito; la donna sposata invece si preoccupa delle cose del mondo, come possa piacere al marito. [35]Questo poi lo dico per il vostro bene, non per gettarvi un laccio, ma per indirizzarvi a ciò che è degno e vi tiene uniti al Signore senza distrazioni.[36]Se però qualcuno ritiene di non regolarsi convenientemente nei riguardi della sua vergine, qualora essa sia oltre il fiore dell'età, e conviene che accada così, faccia ciò che vuole: non pecca. Si sposino pure! [37]Chi invece è fermamente deciso in cuor suo, non avendo nessuna necessità, ma è arbitro della propria volontà, ed ha deliberato in cuor suo di conservare la sua vergine, fa bene. [38]In conclusione, colui che sposa la sua vergine fa bene e chi non la sposa fa meglio.[39]La moglie è vincolata per tutto il tempo in cui vive il marito; ma se il marito muore è libera di sposare chi vuole, purché ciò avvenga nel Signore.[40]Ma se rimane così, a mio parere è meglio; credo infatti di avere anch'io lo Spirito di Dio.”

 

A Corinto possiamo affermare ci fossero due gruppi di cristiani: i più “libertini” che avevano una vera e propria libertà sessuale perché convinti di essere stati liberati da Cristo con il Battesimo e che la materia non avesse valore e quindi di poter disporre di essa a piacimento; e gli “spiritualisti” di cui faceva parte Paolo, che professavano l’astinenza totale perché la passione della carne li avrebbe condotti ad una contaminazione della purezza. I più fervidi seguaci di questa tesi, arrivavano quindi a sciogliere fidanzamenti e matrimoni, e pur se Paolo appoggiava questo filone, riconosceva l’importanza dell’unione coniugale!

 

I casi affrontati nel capitolo sono davvero molti e diversi, perché a Corinto le situazioni erano tra le più svariate. Non c’era (nemmeno oggi c’è) una “regola” che fosse valida per tutti, bensì da applicare caso per caso, anche se Paolo afferma nel primo versetto “è cosa buona per l’uomo non toccare donna”! Per lui, tra chi desiderava sposarsi e chi no, era sicuramente meglio non sposarsi perché chi si sposava, doveva dividersi tra Dio e l’uomo mentre chi non lo faceva, era tutto per Dio! Questo era il pensiero di Paolo naturalmente mentre oggi la Chiesa non fa distinzioni al riguardo perché afferma che ci sono due vie di Santificazione: il matrimonio e il sacerdozio. Ricordiamoci, però, che Paolo parla nella lettera di “tempo fatto breve” perché convinto che la nuova venuta del Signore fosse imminente e quindi riteneva necessario dedicarsi totalmente a Lui!

 

Oggi la Chiesa afferma che l’importante è vivere con Cristo, qualunque scelta si faccia e non ha assolutamente più valore chi si consacra attraverso il sacerdozio rispetto a chi sceglie una vita coniugale! Anche l’unione sessuale degli sposati serve a rafforzare il vincolo scelto e non deve essere vista come atto scabroso. Qualsiasi via si scelga “tutto deve essere per la Pace” secondo San Paolo!

 

Cos’è la vocazione ci chiede Don Roberto? E’ la risposta all’Amore di Dio attraverso la propria vita, che avviene appunto scegliendo di sposarsi o di consacrarsi. Non è bene restare nella “via di mezzo”, si arriva lo stesso a Cristo, ma ci si arriva con più difficoltà per una strada meno diretta! Dio vuole per noi la “via della Pace”, e noi battezzati in Cristo abbiamo (dovremmo avere) la certezza che Dio ci ama! Per questo ognuno di noi ha una vocazione da realizzare! Per San Paolo la propria vita era andare in missione ad evangelizzare e forse all’epoca era più naturale farlo singolarmente; oggi, ad esempio, la Chiesa invia intere famiglie cristiane ad evangelizzare i popoli che non conoscono Dio!

 

Tornando alla casistica svariata affrontata nel capitolo, notiamo che Paolo ammette la separazione e le nuove nozze, ma in un caso specifico cioè se la moglie od il marito non sono credenti e non si fanno rendere santi dal coniuge credente (versetti dal 12 al 17). Questo viene definito “privilegio paolino” e oggi avviene nei matrimoni misti cioè tra cristiani e cristiani non cattolici (cioè ortodossi che infatti ammettono le seconde nozze) e nei matrimoni con disparità di culto cioè tra cristiani e atei o con religione diversa. La chiesa oggi permette la separazione per casi gravi (come ad esempio violenze e maltrattamenti a moglie o figli) e ammette il rito della comunione ai separati solo però se questi non hanno nuove relazioni.

 

Al riguardo Don Roberto ci ha consigliato di approfondire l’argomento con un libro “Conviventi, separati, divorziati, risposati e sacramenti” di Pederzini Novello che classifica le situazioni in regolari, difficili ed irregolari per far comprendere meglio i vari casi e come la Chiesa si confronta al riguardo. Non sempre i separati e divorziati possono ricevere il sacramento dell’eucarestia, anche se il sacerdote non può negarlo, ma se la persona non in condizioni di riceverla, persiste, il sacerdote può intervenire per non turbare la serenità della comunità. Ricordiamoci sempre che il sacramento che non si può assolutamente negare è il Battesimo di un figlio, anche se nato da situazioni non regolari. L’importante è che il padrino e la madrina vivano una sana vita cristiana.

 

 

 

Nelle parole di Paolo ci sono discordanze con i vangeli che riportano le parole di Gesù sulle nozze (Matteo 5, Matteo 19, Marco 10 ecc.), per questo il problema resta complesso anche per la Chiesa! Il nostro Papa Francesco sta cercando delle aperture verso queste problematiche e ad ottobre 2014, ha indetto il sinodo sulle famiglie per cercare nuove soluzioni verso le persone che vivono i disagi delle separazioni, dei divorzi ecc. Per lui la priorità è non far sentire le persone sole e non permettere che la Chiesa si mostri irremovibile su certe questioni, perché ogni uomo resta amato sempre e comunque da Dio!

 

 

 

Don Roberto ha voluto poi specificarci il concetto di sessualità, che è positivo e non legato a qualcosa di impuro, specie nel matrimonio! Il matrimonio, infatti, rappresenta un albero con solide radici che si basano anche sui rapporti sessuali dei coniugi. Il sacerdote ci ha fatto una distinzione tra tre livelli di amore: libido (puro istinto animale), eros (visto come bisogno per se stessi di soddisfare le proprie esigenze) e Agapè cioè l’Amore puro, divino, la pienezza del sentimento per l’altro. Un livello di Amore, l’ultimo, disinteressato ma smisurato verso l’altro. Lo stesso che ha Dio per noi perché l’amore per l’altro è tutto, è il più bello. È il donare la vita per chi mi è accanto!

 

Quindi l’atto sessuale dei coniugi ha due beni da preservare: quello unitivo che rafforza il vincolo coniugale e quello procreativo cioè volto all’apertura alla nuova vita che ci rende simili a Dio che ci ha creati a sua volta! Molte coppie si trovano ad escludere il secondo bene perché non vogliono arrivare all’agapè ma si accontentano di soddisfare l’eros. La Chiesa non permette l’uso di metodi anticoncezionali se non naturali, ma recentemente il Papa ha affermato “i cattolici facciano figli ma non come conigli”! Frase che ha scatenato polemiche, ma il Papa vuole invitarci semplicemente ad una paternità e maternità consapevoli e responsabili (come già ne parlò Paolo VI)!

 

Resta il fatto che riguardo all’argomento ci sono infinite problematiche e anche la Chiesa trova molte difficoltà a trovare soluzioni efficaci per le coppie e anche i consacrati che vivono situazioni non regolari! Ricordiamoci che Dio non rifiuta mai nessuno ma sta anche a noi vivere attraverso un Amore casto; la castità infatti non è astenersi, ma è una virtù dell’Amore orientata verso il Bene che vale per tutti i consacrati, sia al matrimonio che al sacerdozio!

 

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