GRUPPO U.N.I.T.A.L.S.I. INTERPARROCCHIALE PORTO D'ASCOLI SAN BENEDETTO DEL TRONTO Parrocchie:Cristo Re-SS.Annunziata-Sacra Famiglia-S.Giacomo della Marca
     GRUPPO U.N.I.T.A.L.S.I. INTERPARROCCHIALE PORTO D'ASCOLI                           SAN BENEDETTO DEL TRONTO         Parrocchie:Cristo Re-SS.Annunziata-Sacra Famiglia-S.Giacomo della Marca

 

Il dodicesimo incontro catechistico del gruppo unitalsi di Porto d’Ascoli, è stato guidato da Don Emanuel nella parrocchia Sacra Famiglia.

Si è affrontato il capitolo undicesimo della prima lettera ai Corinzi di San Paolo, ed è stato dato un accenno al dodicesimo capitolo.

Corinzi 1 - Capitolo 11  3. IL BUON ORDINE NELLE ASSEMBLEE L'abbigliamento delle donne [1]Fatevi miei imitatori, come io lo sono di Cristo.[2]Vi lodo poi perché in ogni cosa vi ricordate di me e conservate le tradizioni così come ve le ho trasmesse. [3]Voglio però che sappiate che di ogni uomo il capo è Cristo, e capo della donna è l'uomo, e capo di Cristo è Dio. [4]Ogni uomo che prega o profetizza con il capo coperto, manca di riguardo al proprio capo. [5]Ma ogni donna che prega o profetizza senza velo sul capo, manca di riguardo al proprio capo, poiché è lo stesso che se fosse rasata. [6]Se dunque una donna non vuol mettersi il velo, si tagli anche i capelli! Ma se è vergogna per una donna tagliarsi i capelli o radersi, allora si copra.[7]L'uomo non deve coprirsi il capo, poiché egli è immagine e gloria di Dio; la donna invece è gloria dell'uomo. [8]E infatti non l'uomo deriva dalla donna, ma la donna dall'uomo; [9]né l'uomo fu creato per la donna, ma la donna per l'uomo. [10]Per questo la donna deve portare sul capo un segno della sua dipendenza a motivo degli angeli. [11]Tuttavia, nel Signore, né la donna è senza l'uomo, né l'uomo è senza la donna; [12]come infatti la donna deriva dall'uomo, così l'uomo ha vita dalla donna; tutto poi proviene da Dio. [13]Giudicate voi stessi: è conveniente che una donna faccia preghiera a Dio col capo scoperto? [14]Non è forse la natura stessa a insegnarci che è indecoroso per l'uomo lasciarsi crescere i capelli, [15]mentre è una gloria per la donna lasciarseli crescere? La chioma le è stata data a guisa di velo.[16]Se poi qualcuno ha il gusto della contestazione, noi non abbiamo questa consuetudine e neanche le Chiese di Dio. Il "pasto del Signore"[17]E mentre vi do queste istruzioni, non posso lodarvi per il fatto che le vostre riunioni non si svolgono per il meglio, ma per il peggio. [18]Innanzi tutto sento dire che, quando vi radunate in assemblea, vi sono divisioni tra voi, e in parte lo credo. [19]E' necessario infatti che avvengano divisioni tra voi, perché si manifestino quelli che sono i veri credenti in mezzo a voi.[20]Quando dunque vi radunate insieme, il vostro non è più un mangiare la cena del Signore. [21]Ciascuno infatti, quando partecipa alla cena, prende prima il proprio pasto e così uno ha fame, l'altro è ubriaco. [22]Non avete forse le vostre case per mangiare e per bere? O volete gettare il disprezzo sulla chiesa di Dio e far vergognare chi non ha niente? Che devo dirvi? Lodarvi? In questo non vi lodo! [23]Io, infatti, ho ricevuto dal Signore quello che a mia volta vi ho trasmesso: il Signore Gesù, nella notte in cui veniva tradito, prese del pane[24]e, dopo aver reso grazie, lo spezzò e disse: «Questo è il mio corpo, che è per voi; fate questo in memoria di me». [25]Allo stesso modo, dopo aver cenato, prese anche il calice, dicendo: «Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue; fate questo, ogni volta che ne bevete, in memoria di me».[26]Ogni volta infatti che mangiate di questo pane e bevete di questo calice, voi annunziate la morte del Signore finché egli venga. [27]Perciò chiunque in modo indegno mangia il pane o beve il calice del Signore, sarà reo del corpo e del sangue del Signore. [28]Ciascuno, pertanto, esamini se stesso e poi mangi di questo pane e beva di questo calice; [29]perché chi mangia e beve senza riconoscere il corpo del Signore, mangia e beve la propria condanna. [30]E' per questo che tra voi ci sono molti ammalati e infermi, e un buon numero sono morti. [31]Se però ci esaminassimo attentamente da noi stessi, non saremmo giudicati; [32]quando poi siamo giudicati dal Signore, veniamo ammoniti per non esser condannati insieme con questo mondo.[33]Perciò, fratelli miei, quando vi radunate per la cena, aspettatevi gli uni gli altri. [34]E se qualcuno ha fame, mangi a casa, perché non vi raduniate a vostra condanna. Quanto alle altre cose, le sistemerò alla mia venuta.

Ad una prima lettura, il tratto iniziale di questo capitolo può suscitare indignazione da parte delle donne, ma c’è da tener conto del contesto sociale e culturale dell’epoca. Fondamentalmente Paolo parla solo per indirizzare la comunità di Corinto verso Gesù Cristo, unica via di salvezza! Paolo era un missionario, fondava le comunità e poi proseguiva per nuove evangelizzazioni, tornando, se possibile, a visitarle di nuovo! Molte, quindi, si gestivano in autonomia e avevano riti e modi di operare non sempre coerenti con gli insegnamenti ricevuti! La parola “cristiano” nasce da Corinto, tra le prime comunità fondate da Paolo e per questo a loro lui si rivolge in toni severi e con terminologie specifiche: parla a chi già conosce i suoi insegnamenti riguardo a come un cristiano deve comportarsi!

San Paolo parla quindi ai Corinzi, pur sempre comunità di credenti, anche se lui non la vive direttamente! Ricordiamo che Corinto era una città molto caotica e libertina e l’apostolo cerca di educarla secondo valori morali ispirati principalmente a Cristo, ma bisogna tener conto che Paolo veniva dalla tradizione giudaica dove la prospettiva patriarcale era molto forte! La problematica del capitolo si riferisce all’uso del velo nei riguardi della donna, che doveva esibirlo in pubblico e mai presentarsi senza! Paolo cerca di mettere ordine alla situazione confusa che viveva la comunità, si fa padre che educa i propri figli prima pagani poi convertiti a Cristo! Cerca di mettere delle regole e discute del rapporto tra uomo e donna, tra uomo e Cristo e tra Cristo e Dio Onnipotente! Quelli a cui si riferisce, sono rapporti piramidali che fanno comunque unicamente riferimento a Dio! Contemporaneamente Paolo afferma anche che “ne la donne è senza l’uomo, ne l’uomo è senza la donna” perché c’è tra loro un rapporto di condivisione e di comunione con il Signore! All’epoca scoprirsi per la donna era un affronto, come lo è oggi ancora per i musulmani o alcuni ordini religiosi, anche se per noi impensabile! I capelli rappresentavano la bellezza e mostrarli a tutti e non solo in privato, era proibito! Paolo fa dunque della morale, ma dietro il suo discorso c’è anche molta teologia! Certo il testo è interpretabile in più modi, per questo leggerlo senza un’adeguata spiegazione può trarre in inganno.

Nella seconda parte del capitolo, San Paolo discute su come la comunità celebra l’eucarestia! Per noi oggi è tutto consolidato da secoli, ma se pensiamo ai primi riti cristiani, possiamo immaginare che non fosse facile! C’era molta confusione e in pratica, celebrare significava per loro, cibarsi e fare banchetto! Paolo invece vuol far loro comprendere che l’eucarestia stessa è comunione, non serve altro! L’eucarestia è la passione di Cristo, e San Paolo riporta le parole che Gesù ha pronunciato all’ultima cena, e ancora oggi noi celebriamo con le stesse parole! Paolo suggerisce di mangiare e festeggiare prima per poi fare eucarestia. Lui cercava di ridare ordine alla tanta confusione che regnava nella comunità!

Don Emanuel poi ha accennato al capitolo dodicesimo, nel quale si parla dei Carismi (preludio al capitolo tredici, noto come “inno alla Carità”) e di come Cristo vive in ognuno di noi!                 CAP12“..e a ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per l'utilità comune: [8]a uno viene concesso dallo Spirito il linguaggio della sapienza; a un altro invece, per mezzo dello stesso Spirito, il linguaggio di scienza; [9]a uno la fede per mezzo dello stesso Spirito; a un altro il dono di far guarigioni per mezzo dell'unico Spirito; [10]a uno il potere dei miracoli; a un altro il dono della profezia; a un altro il dono di distinguere gli spiriti; a un altro le varietà delle lingue; a un altro infine l'interpretazione delle lingue. [11]Ma tutte queste cose è l'unico e il medesimo Spirito che le opera, distribuendole a ciascuno come vuole.”

Ciascuno riceve dallo Spirito Santo un dono Speciale, un Carisma diverso l’uno dall’altro, ma nessuno deve usare questo carisma per vanagloria personale; è necessario che lo faccia fruttare mettendolo al servizio della comunità! Paolo parla di Servizio e Diaconia da mettere al servizio degli altri.

Il capitolo 12 è stato affrontato anche da Don Andrea Andreozzi in un incontro tenuto per gli operatori della diocesi alla presenza del vescovo Carlo Bresciani! Don Andrea ha parlato di Carisma come di dono dello Spirito, di ciò che lo Spirito produce in ognuno! Dio opera tutto in tutti e il Carisma è un dono generoso, particolare e speciale, diverso dai doni necessari per divenire credenti! Ognuno ha una manifestazione particolare dello Spirito e il carisma del “leader” religioso deve servire a far crescere tutta la comunità e far germogliare altri carismi! Paolo fa un paragone con il corpo umano, il Corpo unico è la Chiesa, e le sue tante membra sono le comunità con i loro carismi! Ogni membra è essenziale e le più delicate vanno sorrette e tutelate. Le membra fragili devono avere tutto il corpo che le protegge. L’unità è fatta anche dalle diversità dei carismi, ma è sempre lo Spirito che fa vivere il Corpo!

Don Emanuel conclude dicendoci che le scritture vanno capite e non memorizzate e possiamo comprenderle solo con l’Amore che resta l’unica misura per rapportarci con Dio. I testi sono utili ma senza Amore, nulla serve. Alla fine la Festa nei cieli sarà per tutti, uomini, donne, malati! Ecco perché dobbiamo guardare a Dio come Padre Amorevole che tutti abbraccia senza distinzioni!

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