GRUPPO U.N.I.T.A.L.S.I. INTERPARROCCHIALE PORTO D'ASCOLI SAN BENEDETTO DEL TRONTO Parrocchie:Cristo Re-SS.Annunziata-Sacra Famiglia-S.Giacomo della Marca
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Catechesi 15 Aprile 2015

Si è svolto il 15 aprile presso la parrocchia Cristo Re l’ultimo incontro di catechesi per il nostro gruppo unitalsi, sotto la guida di don Roberto. A questo ultimo incontro interparrocchiale, ne seguiranno altri, organizzati dalla diocesi, per tutti gli operatori Caritas ed Unitalsi, e saranno in programma per i prossimi cinque lunedì presso il Biancazzurro.

In questo incontro il sacerdote ci ha accompagnato nella lettura e commento dei capitoli finali della prima lettera di San Paolo ai Corinzi, cioè dei cap. 12-13 in special modo, con accenno ai cap 14-15.

Ricordiamo che la comunità di Corinto era una comunità divisa, senza unità e San Paolo scrive la lettera proprio per questo motivo. Il senso più profondo e lo scopo delle sue parole, sono racchiusi in questi ultimi capitoli che spiegano perché Paolo scrive la lettera e cioè: il dono dei Carismi (cap. 12) e l’inno alla Carità (cap. 13).

“Corinzi 1 - Capitolo 12 I doni spirituali o "carismi" [1]Riguardo ai doni dello Spirito, fratelli, non voglio che restiate nell'ignoranza. [2]Voi sapete infatti che, quando eravate pagani, vi lasciavate trascinare verso gli idoli muti secondo l'impulso del momento.[3]Ebbene, io vi dichiaro: come nessuno che parli sotto l'azione dello Spirito di Dio può dire «Gesù è anàtema», così nessuno può dire «Gesù è Signore» se non sotto l'azione dello Spirito Santo. Diversità e unità dei carismi [4]Vi sono poi diversità di carismi, ma uno solo è lo Spirito; [5]vi sono diversità di ministeri, ma uno solo è il Signore; [6]vi sono diversità di operazioni, ma uno solo è Dio, che opera tutto in tutti. [7]E a ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per l'utilità comune: [8]a uno viene concesso dallo Spirito il linguaggio della sapienza; a un altro invece, per mezzo dello stesso Spirito, il linguaggio di scienza; [9]a uno la fede per mezzo dello stesso Spirito; a un altro il dono di far guarigioni per mezzo dell'unico Spirito; [10]a uno il potere dei miracoli; a un altro il dono della profezia; a un altro il dono di distinguere gli spiriti; a un altro le varietà delle lingue; a un altro infine l'interpretazione delle lingue. [11]Ma tutte queste cose è l'unico e il medesimo Spirito che le opera, distribuendole a ciascuno come vuole. Paragone del corpo [12]Come infatti il corpo, pur essendo uno, ha molte membra e tutte le membra, pur essendo molte, sono un corpo solo, così anche Cristo. [13]E in realtà noi tutti siamo stati battezzati in un solo Spirito per formare un solo corpo, Giudei o Greci, schiavi o liberi; e tutti ci siamo abbeverati a un solo Spirito. [14]Ora il corpo non risulta di un membro solo, ma di molte membra. [15]Se il piede dicesse: «Poiché io non sono mano, non appartengo al corpo», non per questo non farebbe più parte del corpo. [16]E se l'orecchio dicesse: «Poiché io non sono occhio, non appartengo al corpo», non per questo non farebbe più parte del corpo. [17]Se il corpo fosse tutto occhio, dove sarebbe l'udito? Se fosse tutto udito, dove l'odorato? [18]Ora, invece, Dio ha disposto le membra in modo distinto nel corpo, come egli ha voluto. [19]Se poi tutto fosse un membro solo, dove sarebbe il corpo?[20]Invece molte sono le membra, ma uno solo è il corpo. [21]Non può l'occhio dire alla mano: «Non ho bisogno di te»; né la testa ai piedi: «Non ho bisogno di voi». [22]Anzi quelle membra del corpo che sembrano più deboli sono più necessarie; [23]e quelle parti del corpo che riteniamo meno onorevoli le circondiamo di maggior rispetto, e quelle indecorose sono trattate con maggior decenza, [24]mentre quelle decenti non ne hanno bisogno. Ma Dio ha composto il corpo, conferendo maggior onore a ciò che ne mancava, [25]perché non vi fosse disunione nel corpo, ma anzi le varie membra avessero cura le une delle altre. [26]Quindi se un membro soffre, tutte le membra soffrono insieme; e se un membro è onorato, tutte le membra gioiscono con lui. [27]Ora voi siete corpo di Cristo e sue membra, ciascuno per la sua parte. La gerarchia dei carismi. Inno alla carità [28]Alcuni perciò Dio li ha posti nella Chiesa in primo luogo come apostoli, in secondo luogo come profeti, in terzo luogo come maestri; poi vengono i miracoli, poi i doni di far guarigioni, i doni di assistenza, di governare, delle lingue. [29]Sono forse tutti apostoli? Tutti profeti? Tutti maestri? Tutti operatori di miracoli? [30]Tutti possiedono doni di far guarigioni? Tutti parlano lingue? Tutti le interpretano? [31]Aspirate ai carismi più grandi! E io vi mostrerò una via migliore di tutte.”

Carisma deriva dal greco “Karis”, cioè Grazia ossia grazia del Dono di Dio (vedi la preghiera “Ave o Maria, piena di Grazia” cioè “piena del dono di Dio”). Il carisma riguarda la Vita Spirituale di ogni cristiano, ed è inteso come grazia e non come capacità individuale con cui si nasce. La comunità cristiana vive dei doni di tutti i suoi componenti, perché necessita della presenza di ognuno di loro! Ai tempi di Paolo, la chiesa era composta da laici solamente, oggi invece, in seguito al Concilio Vaticano II, i ruoli all’interno della chiesa e delle singole comunità parrocchiali, sono molti e tutti importanti. Ad esempio noi unitalsiani abbiamo il dono della Carità cioè del manifestare l’amore di Dio verso i sofferenti, poi ci sono i catechisti, i cori, l’oratorio, la Caritas, la S. Vincenzo, ecc. ecc.  Noi, come gli altri operatori, dobbiamo entrare nella consapevolezza che il dono che abbiamo, e il bene che facciamo, non sono solo per noi stessi o per gli ammalati, ma è un bene che si allarga a tutta la chiesa e di cui essa stessa beneficia.

Il sacerdote, riguardo ai carismi della comunità, ha il dono della Sintesi, cioè deve cercare di  unire e far fruttare tutti i doni di cui la comunità dispone.

Paolo sostiene che i carismi sono diversi, ma “uno solo è lo Spirito” che li anima, uno solo è Dio! I carismi sono rivolti verso un unico scopo: lo Spirito che li anima. Per questo non bisogna usare i carismi in modo egoistico, ma dato l’unico Spirito, che parla l’unico Linguaggio, tutto deve essere fatto con ordine e verso un solo fine: il Bene Comune!

Nel versetto 12 Paolo paragona la chiesa al corpo e alle sue membra. La chiesa è infatti un corpo unico, fatto però di tante membra diverse, ognuna indispensabile! Paolo dice che le parti del corpo più deboli, sono le più necessarie e le parti più delicate sono quelle che vanno più tutelate, e se una parte soffre, tutto il corpo soffre, così come se una parte sta bene, tutto il corpo gioisce!

A conclusione del capitolo, Paolo pone la questione su ciò che sa premere più ai corinzi, e cioè: la gerarchia dei carismi! Qual è il carisma che conta di più? Paolo risponde che c’è un solo criterio: la Carità, cioè l’Amore. E così inizia il cap. 13, l’inno alla Carità! Ricorda Don Roberto che è vero nella chiesa esiste una gerarchia, ma dopo il Concilio, si è compreso meglio che chi più sta in alto, più si rende servo, ecco perché il Papa è considerato “servo dei servi” ad esempio! Tutto ha senso solo attraverso la Carità!

 “Corinzi 1 - Capitolo 13   [1]Se anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi la carità, sono come un bronzo che risuona o un cembalo che tintinna.[2]E se avessi il dono della profezia e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza, e possedessi la pienezza della fede così da trasportare le montagne, ma non avessi la carità, non sono nulla.[3]E se anche distribuissi tutte le mie sostanze e dessi il mio corpo per esser bruciato, ma non avessi la carità, niente mi giova.[4]La carità è paziente, è benigna la carità; non è invidiosa la carità, non si vanta, non si gonfia, [5]non manca di rispetto, non cerca il suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, [6]non gode dell'ingiustizia, ma si compiace della verità. [7]Tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta. [8]La carità non avrà mai fine. Le profezie scompariranno; il dono delle lingue cesserà e la scienza svanirà. [9]La nostra conoscenza è imperfetta e imperfetta la nostra profezia. [10]Ma quando verrà ciò che è perfetto, quello che è imperfetto scomparirà. [11]Quand'ero bambino, parlavo da bambino, pensavo da bambino, ragionavo da bambino. Ma, divenuto uomo, ciò che era da bambino l'ho abbandonato. [12]Ora vediamo come in uno specchio, in maniera confusa; ma allora vedremo a faccia a faccia. Ora conosco in modo imperfetto, ma allora conoscerò perfettamente, come anch'io sono conosciuto. [13]Queste dunque le tre cose che rimangono: la fede, la speranza e la carità; ma di tutte più grande è la carità!”

Senza la Carità nessun carisma esiste realmente, neanche se si avesse il dono della profezia o una fede tale da far spostare le montagne! La Carità è il principio ordinatore di tutti i carismi.

La Carità, ci ricorda Don Roberto, è Agape cioè Amore di Dio Purificato, dono per l’altro (come Gesù che si dona per noi, che lava i piedi agli apostoli, che sta sulla croce per l’umanità). Senza questa concezione dell’ Amore, il carisma resterebbe solo un’ambizione personale. 

Per San Paolo la Carità è tutto, mettere l’altro al centro è fondamentale e dice San Paolo al versetto 8 che “la Carità non avrà mai fine” e tutto può passare ma la Carità resta in eterno (anche il nostro gruppo potrebbe sparire un giorno, ma il bene che ha prodotto non finirebbe comunque)!

Paolo parla anche del nostro vivere l’eternità e Don Roberto ci riporta anche le parole di Padre Rupnik che dice nei suoi scritti che in paradiso “si vivrà di Amore”, ciò che abbiamo fatto sulla terra con Amore, continueremo a farlo nell’eternità! Non è facile capire il modo in cui risorgeremo, ma sarà un modo simile a quello che gli evangelisti hanno descritto nei vangeli su Gesù risorto. Il nostro corpo prenderà forme diverse ma vivrà in simbiosi con l’anima per rendere l’Amore di Dio perfetto!

Per Paolo, Fede Speranza e Carità sono le tre virtù teologali, che vengono da Dio e che alla fine ci riportano e riconducono a Lui. Sono i doni più grandi del Signore che, naturalmente, io posso decidere di non accettare, perché Dio ci lascia sempre liberi di scegliere! E’ chiaro che di questi tre doni, il più grande è la Carità, l’anima di tutta la vita cristiana. Noi saremo riconosciuti dalla carità che abbiamo elargito perché nessuno è talmente povero da non poter donare nulla!

Accennando al capitolo 14, in esso Paolo parla dei carismi al servizio della chiesa, per edificarla nel migliore dei modi, mettendoli gratuitamente alla crescita del bene comune, senza cercare la gloria personale!

Nel capitolo 15 Paolo parla della centralità della Fede, del suo vero cuore, che è la Resurrezione! Gesù morto e risorto è il tema centrale della nostra fede, gli stessi vangeli nel racconto della passione e resurrezione di Cristo impiegano lunghi capitoli nel descriverla per farla comprendere, mentre il resto della vita di Gesù è narrato meno dettagliatamente (ad es. i fatti riportati sono diversi tra loro e ad es. solo Luca parla della natività e dell’infanzia) proprio perché gli evangelisti hanno vissuto i fatti e raccontato ciò che hanno visto e sperimentato e più di loro nessuno può testimoniare che Cristo è morto e risorto per noi! Nonostante questo, noi che ci dichiariamo cristiani, facciamo fatica a capire la grandezza del messaggio di Cristo! Si pensi ai Corinzi quanto potessero maggiormente dubitare, essendo tra le prime comunità nascenti!

La resurrezione non sarà solo Spirito ma anche Corpo, infatti noi risorgeremo con un Corpo Spirituale, anche se la sua forma non ci è chiara. Sappiamo solo che nasciamo in Cristo e risorgeremo in Cristo: così come è risorto Lui, accadrà anche a noi!

Al capitolo finale (16) Paolo salutando, facendo raccomandazioni e benedicendo la comunità di Corinto, inviata ad essere saldi nell’Amore. “Vigilate, state saldi nella fede, comportatevi da uomini, siate forti. Tutto si faccia tra voi nella carità.”

L’inno alla Carità di Paolo (capitolo 13) è il perno di tutta la lettera, un capolavoro di parole ispirate dal Signore ed illuminanti per la comunità di Corinto certamente, ma che hanno accompagnato e accompagneranno per sempre la Chiesa tutta, chiesa da esse trae il vero senso della cristianità: l’Amore inteso come Carità è tutto ciò di cui abbiamo davvero e unicamente bisogno! 

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