GRUPPO U.N.I.T.A.L.S.I. INTERPARROCCHIALE PORTO D'ASCOLI SAN BENEDETTO DEL TRONTO Parrocchie:Cristo Re-SS.Annunziata-Sacra Famiglia-S.Giacomo della Marca
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13 ottobre 2014

Il secondo incontro della catechesi unitalsiana del gruppo Porto d’Ascoli, si è svolto nella parrocchia Sacra Famiglia accompagnati dalla parola di Don Francesco. Il parroco, dopo la preghiera iniziale allo Spirito Santo (vedi sopra), ci ha ricordato che il nostro essere volontari per sostenere e aiutare i malati, gli anziani e i più sofferenti è agire per conto del Signore, prima di tutto, ma è anche arrivare dove il sacerdote non sempre riesce. Don Francesco ha iniziato poi il commento alla Prima Lettera ai Corinzi di San Paolo, testo scelto per questo cammino di catechesi, anche per seguire le indicazioni della lettera pastorale del nostro vescovo Bresciani, incentrata proprio su questo tema. Il parroco poi ci ha invitati a portare sempre con noi la Bibbia o il Vangelo, per seguire meglio la lettura e i passi della lettera che verranno affrontati di volta in volta. La lettera inizia con il prologo (Corinzi 1, 1-9) “Indirizzo e saluto. Ringraziamento [1]Paolo, chiamato ad essere apostolo di Gesù Cristo per volontà di Dio, e il fratello Sòstene, [2]alla Chiesa di Dio che è in Corinto, a coloro che sono stati santificati in Cristo Gesù, chiamati ad essere santi insieme a tutti quelli che in ogni luogo invocano il nome del Signore nostro Gesù Cristo, Signore nostro e loro: [3]grazia a voi e pace da Dio Padre nostro e dal Signore Gesù Cristo. [4]Ringrazio continuamente il mio Dio per voi, a motivo della grazia di Dio che vi è stata data in Cristo Gesù, [5]perché in lui siete stati arricchiti di tutti i doni, quelli della parola e quelli della scienza. [6]La testimonianza di Cristo si è infatti stabilita tra voi così saldamente, [7]che nessun dono di grazia più vi manca, mentre aspettate la manifestazione del Signore nostro Gesù Cristo. [8]Egli vi confermerà sino alla fine, irreprensibili nel giorno del Signore nostro Gesù Cristo: [9]fedele è Dio, dal quale siete stati chiamati alla comunione del Figlio suo Gesù Cristo, Signore nostro!” Paolo chiede pace e benedizione per la comunità cristiana di Corinto, comunità ricca, dinamica e creativa e proprio per questo spesso problematica. Ma l’essere una comunità attiva, seppur nelle incomprensioni e diversità di opinioni, è comunque segno della presenza di Dio, che si manifesta dove c’è movimento e insieme di carismi e non dove ci sono comunità morte perché lì non c’è lo Spirito Santo. La Chiesa tutta senza Spirito Santo sarebbe nulla, perché il Signore vuole un corpo pieno di parti diverse tra loro, in continuo confronto per giungere così alla piena armonia divina. La comunità di Corinto era in difficoltà perché su molti argomenti (sessualità, riti da seguire, idoli da venerare, vestiario da indossare, ecc) nascevano contrasti e quindi viene chiesto l’intervento di Paolo, per loro indispensabile e al quale riconoscevano una grandissima autorità. Di seguito riportiamo il testo che Don Francesco ci ha consegnato per spiegare ed approfondire l’argomento. Origine della Lettera – inizio- Durante il suo secondo viaggio missionario, nell’anno 50 circa, Paolo giunge nella città greca di Corinto, una delle più prestigiose del momento. Capoluogo dell’Acaia romana, Corinto si trova al centro di una fitta rete commerciale a motivo della sua posizione che domina l’omonimo istmo, punto obbligato di passaggio per il traffico navale. Città cosmopolita, è caratterizzata da una notevole rilassatezza dei costumi («non a tutti è lecito vivere alla corinzia» è uno slogan diffuso per descrivere il lusso e la licenziosità del luogo) e dalla presenza di svariati culti. Non manca neppure la sinagoga, da dove Paolo comincia la sua predicazione prima di rivolgersi ai pagani e fonda così la comunità cristiana. Essa è probabilmente costituita da una rete di piccole comunità di persone provenienti dal paganesimo (anche se forse alcuni sono giudei, ( cf. 12,13) che si riuniscono nelle case dei cristiani più ricchi di origine romana. La maggior parte dei cristiani appartiene agli strati sociali più umili (cf. 1 Cor 1,26) di questi alcuni erano liberi, mentre altri erano schiavi (cf. 1 Cor 12,13; 7,21). Come testimonia il c. 11 della lettera, queste diversità economiche e sociali creavano talvolta tensioni nella comunità. Il testo di At 18,1-18 attesta la presenza di Paolo a Corinto per più di 18 mesi, durante i quali è anche condotto di fronte al tribunale del proconsole Gallione. La 1 Corinzi fa parte di una più ampia corrispondenza tra l’Apostolo e la comunità da lui fondata che comprende, secondo diversi studiosi, non solo la 2 Corinzi, ma anche altre due lettere non pervenuteci. Più in particolare: la prima è andata perduta (cf. 1 Cor 5,9); la seconda è l’attuale 1 Corinzi; la terza è «la lettera delle lacrime» (cf. 2 Cor 2,4; 7,8) e non è attestata (per alcuni si trova in 2 Cor 10-13); la quarta è l’attuale 2 Corinzi (o solo i cc. 1 – 9 di essa). La 1 Corinzi è stata probabilmente scritta durante il terzo viaggio missionario di Paolo, all’inizio della sua permanenza ad Efeso e quindi circa nell’anno 54. È forse la più varia tra le lettere paoline e mostra bene come il pensiero di Paolo si metta a confronto con i problemi quotidiani dei cristiani. Diversi studiosi hanno cercato di ricostruire la situazione della Chiesa di Corinto e dei suoi rapporti con Paolo. Anzitutto si afferma che l’autorità dell’Apostolo è contestata, così come le sue idee e la sua persona (cf. 9,3). Ma il fatto che almeno una parte della comunità, se non tutta, abbia deciso di interrogare Paolo sui vari problemi emersi, mostra chiaramente che viene riconosciuta all’apostolo una vera autorità. La crisi nel rapporto di Paolo con la comunità corinzia sopraggiunge all’arrivo di alcuni missionari itineranti, che sembrano contestare l’apostolo o comunque contraddire la sua linea missionaria, così come suggerisce la 2 Cor (in particolare 2,4), con il loro agire difforme e la loro capacità di accreditarsi agli occhi dei Corinzi. Sulla situazione della comunità al momento dell’estensione di 1 Corinzi le teorie sono sostanzialmente due. La prima insiste sulla presenza di un elitismo spirituale da parte di alcuni che vivono in perfetta continenza sessuale e, soprattutto, sono rivestiti di particolari doni spirituali (e forse possiedono anche una gnosi sapiente,( cf. 1,18-25), situazione che li porta a disprezzare gli altri membri della comunità. Tale opinione è soprattutto suffragata da 1 Cor 7; 12 – 14. La seconda invece ritrova tra i cristiani corinzi l’idea di un’escatologia realizzata, con la negazione della risurrezione finale e un certo libertinismo sessuale. I testi di appoggio sono 1 Cor 5,1-13; 6,12-20; 10,1-14, 15,33-34. Per ricostruire in modo non parziale, ma veritiero, la situazione della comunità, sarà necessario muovere volta per volta dal testo stesso della lettera e non da uno sfondo solo ipotetico. Già da ora è possibile affermare che nella comunità di Corinto possa ritrovarsi una pluralità di posizioni teorico teologiche e di tendenze pratico-morali tra loro anche contrastanti. ! Chiavi di Lettura A una prima lettura la lettera appare molto varia e segnata dalla presenza di una pluralità di tematiche diversificate. Ma se resta difficile ritrovare un vero e proprio tema unitario nella 1 Corinzi, nondimeno è possibile rilevare alcuni legami connettivi, che percorrono il testo lungo tutta la sua estensione. Già a partire dalla composizione, sopra evidenziata, si può proporre un’unica chiave di lettura per tutta la lettera, che tiene conto della posizione particolare dei cc. 1 – 4 rispetto al resto della lettera. Essi costituiscono l’annuncio di Cristo crocifisso, «la parola della croce» che deve essere il punto di riferimento per il modo di pensare e di agire dei cristiani, i quali invece, nel contesto della comunità di Corinto, sono talvolta divisi tra loro. Nei cc. 5 – 14, che si pongono al livello della vita concreta dei credenti e della loro comunità, la mentalità propria del cristiano viene così fatta derivare direttamente dalla Croce, che diventa criterio di giudizio e di discernimento dell’agire di fronte ai problemi e agli interrogativi posti a Paolo da parte dei Corinzi. Al termine della lettera il c. 15 si pone di nuovo in una prospettiva di annuncio, come i cc. 1 -4, ma questa volta in vista della risurrezione finale dei cristiani, fondata e anticipata da quella di Cristo. In prospettiva diversa ma complementare, è possibile rinvenire anche un’altra chiave di lettura, che privilegia la concretezza delle questioni pratiche, a partire dalle problematiche suscitate dalla vita della Chiesa di Corinto e dalla risposta loro data dall’Apostolo. Così Paolo comincia nei cc. 1 – 4 con le difficoltà più scottanti e pericolose per l’esistenza della comunità corinzia e cioè con le profonde divisioni presenti al suo interno. Poi tratta le altre questioni, sulle quali i Corinzi hanno chiesto un chiarimento, le quali riguardano anzitutto la vita presente. Ecco allora il fondamentale aspetto della sessualità nella vita del credente (cc. 5 – 6), la sua scelta di matrimonio o di verginità (c. 7), il cibarsi o meno della carne offerta agli idoli e il relativo rispetto per i fratelli più deboli (cc. 8 – 10), lo svolgimento delle assemblee comunitarie (c. 11) e la funzione dei doni dello Spirito nella comunità (cc. 12 – 14). Da ultimo il c. 15 con la prospettiva della risurrezione finale orienta l’attenzione della lettera e dei destinatari verso il tempo futuro del compimento, oggetto della speranza cristiana. Ogni volta che Paolo affronta le questioni a lui poste dalla Chiesa corinzia, si rimane stupiti particolarmente dalla modalità con la quale l’Apostolo risponde alle domande dei suoi interlocutori. Infatti la 1 Corinzi, soprattutto nei cc. 5 – 14, presentando uno per uno i problemi e gli interrogativi posti dalla comunità, non fornisce subito la soluzione, ma sembra momentaneamente rinviarla, conducendo il lettore lungo un percorso argomentativo non sempre lineare, prima di ritornare alla questione concreta ed offrire alcune precise indicazioni a riguardo. Se si osserva più da vicino il testo della lettera, si può notare che in un primo passo l’Apostolo si mette in ascolto della sua comunità, evidenziando i termini del problema, ma senza dare alcuna risposta. In un secondo passo, egli giunge invece a cogliere quale sia la posta in gioco sottostante la questione e a farvi luce attraverso il Vangelo: è la dimensione ulteriore che sta a fondamento della soluzione. La risposta risolutiva è proposta nel terzo passo, quando Paolo ritorna sul merito della tematica proveniente dai Corinzi e, alla fine, fornisce elementi concreti. Questo modo di procedere, tipico di Paolo in relazione a vari aspetti della vita cristiana, è schematizzato nella composizione di 1 Corinzi sopra enucleata, dove nelle diverse sezioni sono segnalati i tre passi dell’argomentazione paolina attraverso lo schema inclusivo indicato con le lettere: A., B., A’. Ritenere, infine, che 1 Corinzi sia una lettera di ordine semplicemente pratico, come spesso avviene, finisce per disconoscere proprio la suddetta prospettiva dell’Apostolo, e anche lo stesso dettato epistolare, il quale non solo mostra una presa di contatto diretto, affettivo e informativo tra Paolo e i Corinzi, ma rivela anche il desiderio di persuadere in modo sapiente, attraverso un’argomentazione nutrita e articolata. In definitiva non è possibile stabilire quale sia la chiave di lettura più efficace; occorrerà invece comprendere di volta in volta, all’interno di ciascuna sezione, quale sia il modello compositivo prevalente. D’altra parte più chiara appare la questione del genere retorico della lettera: pare vi si possa riconoscere l’impiego di un genere letterario di tipo deliberativo, anche se non tutte le sezioni del testo manifestano un modo di argomentare strettamente finalizzato alla deliberazione .(in primis 1 Cor 15). ! - Fine - La lettera può essere suddivisa in tre macro aree. Dal 1 al 4 capitolo, Paolo presenta la Parola della Croce come “la sapienza dei cristiani”. La croce ai tempi era simbolo di puro terrore. I romani usavano lasciare appesi i cadaveri su file e file di croci per spaventare ed intimorire le persone. La stessa parola “croce” non era quasi pronunciabile per l’orrore che portava con se. Paolo invece fa divenire la Croce “stoltezza dei pagani, sapienza dei cristiani” e la rende “meraviglia dell’umanità” perché attraverso Gesù la Croce non è più strumento di morte, ma diviene strumento di Amore, che sconfigge la morte! Noi volontari dobbiamo essere capaci di trasmettere questo messaggio ai malati che assistiamo che si chiedono sicuramente perché è toccata proprio a loro tanta sofferenza. Rispondere dicendo che Dio li ha scelti per privilegiarli in un certo senso, è sbagliato secondo Don Francesco secondo cui bisogna semplicemente far capire che attraverso la croce, si giunge alla Salvezza. Dal 5 al 14 capitolo si parla dei problemi della comunità di Corinto. I pagani erano molto libertini sessualmente e adoravano gli idoli, allora come conciliare tutto ciò con il cristianesimo a cui si erano convertiti? Per non parlare dei sacrifici con carne animale, di come abbigliarsi e di come seguire i riti! Paolo affronta tutti questi temi proprio illuminato dalla Sapienza della Croce. Nei capitoli 15-16 Paolo affronta il tema della Resurrezione. I cristiani risorgeranno con Cristo ma con un corpo diverso e trasformato perché quando verrà la fine dei tempi, questa sarà per tutti, vivi e morti e ognuno prenderà parte alla Salvezza.

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