GRUPPO U.N.I.T.A.L.S.I. INTERPARROCCHIALE PORTO D'ASCOLI SAN BENEDETTO DEL TRONTO Parrocchie:Cristo Re-SS.Annunziata-Sacra Famiglia-S.Giacomo della Marca
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1 Dicembre 2014

Il sesto incontro della catechesi interparrocchiale del gruppo unitalsi di Porto d’Ascoli, si è svolto presso la Sacra Famiglia con Don Emanuel che ci ha parlato del V capitolo della prima lettera ai Corinzi di Paolo.

Dopo la celebrazione del 3 novembre sempre alla Sacra Famiglia, Don Francesco si era soffermato brevemente sul quarto capitolo della lettera ai Corinzi, che parla dei ministri. Paolo ricorda che lui stesso è un ministro di Dio, un seminatore del Vangelo che annuncia la morte e la resurrezione di Cristo! Nessun ministro va giudicato per Paolo, coloro che peccano, saranno giudicati da Dio.

Paolo si sofferma sulla “stoltezza della croce” che per noi deve essere “sapienza di Dio”! Questa contraddizione ci porta alla salvezza. Noi tutti siamo ministri di Dio e veniamo da Dio e dobbiamo farci umili e ultimi tra gli ultimi come Lui, che ha vinto la morte.

Per Don Francesco oggi sacerdoti e vescovi sono compressi in strutture e figure istituzionali, i ministri non devono cercare i propri interessi, non devono divenire ministri di se stessi, ma devono ricordarsi che sono ministri di Dio, come afferma Paolo!

Non dobbiamo dimenticare ciò che ci è stato consegnato con l’insegnamento della catechesi, noi dobbiamo essere imitazione di Cristo e dei Santi! Purtroppo oggi non si parla più nelle parrocchie delle vite dei Santi, che si sono riferiti a Gesù per imitarlo, come dovremmo fare noi. San Paolo stesso esorta i corinti ad imitarlo perché lui stesso, a sua volta, ha imitato Cristo! Nella Chiesa ognuno ha il proprio ruolo e nessuno è più importante di un altro, ma capita spesso che ci si voglia sostituire a questo o quel ministro! E’ sbagliato, ognuno deve saper stare al proprio posto se sa svolgere degnamente il suo ministero e non peccare di superbia!

Con Don Emanuel, invece, è stato affrontato il quinto capitolo che parla di incesto. A quei tempi a Corinto, come già detto più volte, la situazione culturale, sociale, economica era variegata e ognuno aveva le proprie credenze filosofiche, nonostante si proclamasse cristiano!

Il sacerdote ci ha fatto una domanda provocatoria all’inizio della catechesi: “il corpo è nostro o noi siamo il corpo?” Le problematiche morali all’epoca erano molte, San Paolo parla di “santificazione del corpo”!

Da questo quinto capitolo, comincia la seconda parte della lettera ai Corinzi. Come accennato a Corinto c’erano problemi sociali: pochi vivevano in libertà, molti in schiavitù poi c’erano giudei, pagani, cristiani, soldati romani e ognuno aveva una cultura d’appartenenza (la città era uno dei maggiori porti della zona e il viavai di genti e culture era all’ordine del giorno). Inoltre esisteva un tempio dedicato alla dea Afrodite, dove si praticava la prostituzione. Molti dei battezzati in Cristo, frequentavano le prostitute! I problemi morali erano moltissimi: Paolo viene interpellato per il caso di un giovane che convive con la moglie del padre!

I corinzi credevano intellettualmente a ciò che Paolo predicava (la cultura filosofica era molto diffusa) ma in pratica continuavano a fare le stesse cose di sempre, non capendo che Paolo parlava loro dell’ Amore di Dio, l’unico Amore! Altri problemi derivavano dalle riunioni durante le assemblee dove invece di vivere l’Eucarestia, in base alle condizioni sociali si creavano gruppi e la condivisione non esisteva.

In pratica la comunità era molto infantile. Vigeva la cultura della filosofia greca che innalzava l’anima, reputandola perfetta e ritenendo il corpo sempre peccaminoso (l’anima accidentalmente si trovava intrappolata in esso) perché legato al mondo! A fare cose sbagliate era il corpo, non l’anima che cerca sempre di separarsi da esso!

Paolo afferma il contrario: anima e corpo sono uniti, il corpo aiuta l’anima ad levarsi e viceversa! Per Paolo il corpo è “tempio dello Spirito Santo” perché attraverso il battesimo, Dio entra in noi! Se si è cristiani, è necessario santificarsi ogni giorno, evitando pratiche che impediscono questa santificazione (prostituzione, convivenze incestuose, ecc). Come detto nell’ultima catechesi da Don Roberto e ribadito da Don Emanuel, Corpo, Anima e Spirito sono uniti indissolubilmente ed è la Santificazione che distingue i cristiani dai pagani! Se non mi realizzo nel corpo, rendo impura anche l’anima e viceversa, se santifico il corpo, santifico l’anima! Se reputo solo l’anima perfetta, il mio corpo resterà libero di fare ciò che desidera! Santità e Sanità del corpo camminano insieme! Nel MedioEvo questo argomento è stato travisato, per Don Emanuel, ed il corpo spesso veniva umiliato con penitenze e mutilazioni, pratiche usate, in alcuni casi, anche oggi! Ognuno può rapportarsi con il proprio corpo secondo i criteri che ritiene utili per santificarlo, ma ricordiamo che Gesù ha detto “misericordia io voglio, e non sacrificio (Matteo 9,9-13)”!

E’ la Carità, cioè l’Amore che deve guidare un vero cristiano; se all’interno di una comunità si cerca di essere più grande di un altro pur avendo carisma e doni vari, alla fine non si avrà nulla, perché conta solo la Carità!

Paolo non condanna il ragazzo che vive con la moglie del padre, praticamente fa pedagogia cristiana affermando che va allontanato dalla comunità in modo da capire i propri sbagli e tornare rafforzato nella Fede, Fede che è nostra volontà si, ma che è soprattutto un dono di Dio che si rivela! Paolo sa che a Corinto la comunità è piena di difficoltà, ma ha la Speranza che essa diventi una comunità familiare ed illuminata dalla luce di Dio.

Chi perde la prospettiva che il Corpo è totalità con Anima e Spirito, non può santificarsi, e la santificazione avviene attraverso la parola di Dio, la preghiera e le opere (come possono essere le opere di noi unitalsiani verso ammalati ed anziani).

Ad esempio anche in questi giorni di novena all’Immacolata aiutano a santificarci, e a farci capire che Maria è stata concepita senza macchia originale, perché anima eletta di Dio (come quelle di molti santi, che devono servirci da modello per imitare Cristo come già detto)!

Dobbiamo sempre invocare lo Spirito Santo, che ci sostiene in ogni momento! Non dimentichiamo che all’inizio della celebrazione eucaristica, il segno della croce che facciamo, è un’invocazione allo Spirito affinché scenda su di ognuno di noi in modo sì diverso, ma anche comunitario per aiutarci a vivere con fede la Parola del Signore!

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