GRUPPO U.N.I.T.A.L.S.I. INTERPARROCCHIALE PORTO D'ASCOLI SAN BENEDETTO DEL TRONTO Parrocchie:Cristo Re-SS.Annunziata-Sacra Famiglia-S.Giacomo della Marca
     GRUPPO U.N.I.T.A.L.S.I. INTERPARROCCHIALE PORTO D'ASCOLI                           SAN BENEDETTO DEL TRONTO         Parrocchie:Cristo Re-SS.Annunziata-Sacra Famiglia-S.Giacomo della Marca

L’undicesimo incontro della catechesi interparrocchiale dell’Unitalsi si è svolto con Don Roberto presso Cristo Re.

Dopo la compieta della sera, Don Roberto ci ha ricordato che l’enciclica Lumen Fidei, su cui stiamo incentrando le catechesi, fa riferimento alla Fede come Dono. Questo dono, però, va alimentato da una nostra risposta attraverso i quattro Pilastri della Fede che sono:  i Sacramenti, il Credo, il Decalogo (o Dieci Comandamenti) e la Preghiera del Padre Nostro.

Si è proseguito con l’approfondimento sugli ultimi tre versetti del terzo capitolo dell’enciclica (47-49). Nel versetto 47 intitolato “Unità ed Integrità della Fede” si ricorda che chi vive la fede è chiamato a vivere l’Unità, ma perché? Perché deve esistere una unità nella comunità cristiana (questo riguarda anche il gruppo unitalsi)? E su cosa si radica l’unità? Dal versetto 47 “Oggi può sembrare realizzabile un’unione degli uomini in un impegno comune, nel volersi bene, nel condividere una stessa sorte, in una meta comune. Ma ci risulta molto difficile concepire un’unità nella stessa verità. Ci sembra che un’unione del genere si opponga alla libertà del pensiero e all’autonomia del soggetto. L’esperienza dell’amore ci dice invece che proprio nell’amore è possibile avere una visione comune, che in esso impariamo a vedere la realtà con gli occhi dell’altro, e che ciò non ci impoverisce, ma arricchisce il nostro sguardo. L’amore vero, a misura dell’amore divino, esige la verità e nello sguardo comune della verità, che è Gesù Cristo, diventa saldo e profondo. Questa è anche la gioia della fede, l’unità di visione in un solo corpo e in un solo spirito”.

I discepoli, dopo la morte di Gesù, discutevano su chi di loro fosse il più Grande e ognuno credeva di esserlo, ma di certo non avevano capito nulla dopo tre anni vissuti negli insegnamenti di Cristo. Anche nelle prime comunità cristiane le discussioni erano all’ordine del giorno tanto che San Paolo nella seconda lettera ai Corinzi parla di fallimento. Questo atteggiamento è insito nell’essere umano, ma può essere sradicato se si entra nell’ottica dell’Amore che ci fa vedere con gli occhi dell’altro per arrivare all’unità della Verità in Cristo! Noi non facciamo caso a quante volte sia invocata l’Unità nei nostri riti. Ad ogni celebrazione, il sacerdote invoca la realizzazione dell’unità (epiclesi) quando dice “ lo Spirito Santo ci riunisca in un solo corpo..” e allo scambio della pace, ricordiamoci che la mano che si pone all’altro non rappresenta la nostra pace ma la pace di Cristo che ci unisce attraverso lo Spirito Santo!

Il versetto continua nell’affermare che la Fede è una, perché se non lo fosse, non sarebbe fede. Ma perché la Fede è Una? Perché si rivolge all’Unico Signore che è Dio! Dal versetto 47 “La fede è una, inoltre, perché si rivolge all’unico Signore, alla vita di Gesù, alla sua storia concreta che condivide con noi. Sant’Ireneo di Lione l’ha chiarito in opposizione agli eretici gnostici... ribadisce che la fede è una sola, perché passa sempre per il punto concreto dell’Incarnazione, senza superare mai la carne e la storia di Cristo, dal momento che Dio si è voluto rivelare pienamente in essa”.

Continuando, alla fine del versetto, leggiamo “.. la fede è una perché è condivisa da tutta la Chiesa, che è un solo corpo e un solo Spirito. Nella comunione dell’unico soggetto che è la Chiesa, riceviamo uno sguardo comune. Confessando la stessa fede poggiamo sulla stessa roccia, siamo trasformati dallo stesso Spirito d’amore, irradiamo un’unica luce e abbiamo un unico sguardo per penetrare la realtà.” Don Roberto afferma che essere uniti non vuol dire non avere opinioni diverse, ma cercare di mediarle  vivendo nella carità, mettendosi nello sguardo dell’altro, facendo insomma un grande esercizio di umiltà! E’ fondamentale che il mondo senta il Cristianesimo come una comunità fondata sull’Unità!

I versetti 48 e 49 sono più “tecnici” secondo Don Roberto, ma non meno importanti per questo!

Dal versetto 48 “Dato che la fede è una sola, deve essere confessata in tutta la sua purezza e integrità. Proprio perché tutti gli articoli di fede sono collegati in unità, negare uno di essi, anche di quelli che sembrerebbero meno importanti, equivale a danneggiare il tutto…L’unità della fede è dunque quella di un organismo vivente…la fede si mostra così universale, cattolica, perché la sua luce cresce per illuminare tutto il cosmo e tutta la storia”.

La Fede va confessata in purezza ed integrità ed i Vescovi sono i custodi di questa integrità della fede (gli stessi parroci celebrano e presiedono al posto dei propri Vescovi tanto che in passato ogni chiesa aveva una pietra della cattedrale d’appartenenza). Uno dei tanti segni dell’Unità è rappresentato dal Giovedì Santo in si celebra la Messa Crismale in ogni diocesi con il Vescovo ed i sacerdoti per la Benedizione degli Oli Crismali che poi i sacerdoti stessi porteranno nelle loro parrocchie per la messa della sera in Cena Domini.

La Chiesa deve rimanere una e unita perché Gesù così ha voluto (nel vangelo si ricorda che i soldati non riuscirono a dividersi la veste di Cristo perché non si strappò, questo è un simbolo di come la Fede deve continuare nell’unità). La Chiesa ha subito divisioni, ma ci sono basi che restano comuni (ad esempio gli ortodossi celebrano il battesimo come noi cristiani)! Noi cristiani abbiamo il dovere di mantenere l’integrità della Fede, e questo è uno dei motivi per cui recitiamo insieme il Credo!

Continuando con il versetto 49 leggiamo “Come servizio all’unità della fede e alla sua trasmissione integra, il Signore ha dato alla Chiesa il dono della successione apostolica. Per suo tramite, risulta garantita la continuità della memoria della Chiesa ed è possibile attingere con certezza alla fonte pura da cui la fede sorge.”. Ricordiamo che il Vescovo è il successore degli Apostoli, Pietro e Paolo avevano i loro collaboratori e così via e questi hanno garantito la successione della Fede fino ad oggi, cioè hanno garantito e garantiscono che la fede che professiamo oggi sia la stessa di duemila anni fa! La stessa successione apostolica è un atto di fede (perché noi ci fidiamo che la fede sia stata tramandata nei millenni correttamente secondo la volontà di Dio). Ogni vescovo (addirittura anche se scomunicato) ha il potere di ordinare altri vescovi, proprio perché rappresentano i successori e quindi i custodi della fede!

Qui si conclude il terzo capitolo. Don Roberto ci ricorda che l’unità resta alla base della nostra religione e per attuarla ci si avvale di organi competenti in grado di dare spazio alle varie voci che compongono la grande famiglia cristiana (a tutti i livelli, parrocchiale, diocesano, provinciale e cosi via attraverso i consigli pastorali, le consulte laicali, ecc.). E’ fondamentale il discorso dell’Unità e il sacerdote per aiutarci ci ha fatto leggere un brano tratto dal libro “Amate il Silenzio” di Tomas Spidlik (padre gesuita) che dice “..le persone continuano ad avere pareri tanto diversi tra loro ed ad essere costantemente in disaccordo! Negli Atti degli Apostoli leggiamo che dopo la discesa dello Spirito Santo la prima Chiesa di Gerusalemme aveva un cuor solo e un’anima sola… la Chiesa è chiamata a realizzare nella storia il miracolo dell’unità, al fine di compiere quello per cui pregava Gesù in punto di morte: perché tutti siano una cosa sola. Come tu Padre sei in me e io in te, siano anch’essi in noi una cosa sola.”

Tramite questo brano Don Roberto ci accompagna alla preghiera finale dell’incontro leggendo tutto il capitolo 21 del vangelo di Giovanni, che rappresenta il testamento di Gesù.

GV, 21 “ Così parlò Gesù. Quindi, alzati gli occhi al cielo, disse: «Padre, è giunta l'ora, glorifica il Figlio tuo, perché il Figlio glorifichi te. Poiché tu gli hai dato potere sopra ogni essere umano, perché egli dia la vita eterna a tutti coloro che gli hai dato. Questa è la vita eterna: che conoscano te, l'unico vero Dio, e colui che hai mandato, Gesù Cristo. Io ti ho glorificato sopra la terra, compiendo l'opera che mi hai dato da fare. E ora, Padre, glorificami davanti a te, con quella gloria che avevo presso di te prima che il mondo fosse. Ho fatto conoscere il tuo nome agli uomini che mi hai dato dal mondo. Erano tuoi e li hai dati a me ed essi hanno osservato la tua parola.Ora essi sanno che tutte le cose che mi hai dato vengono da te, perché le parole che hai dato a me io le ho date a loro; essi le hanno accolte e sanno veramente che sono uscito da te e hanno creduto che tu mi hai mandato. Io prego per loro; non prego per il mondo, ma per coloro che mi hai dato, perché sono tuoi. Tutte le cose mie sono tue e tutte le cose tue sono mie, e io sono glorificato in loro. Io non sono più nel mondo; essi invece sono nel mondo, e io vengo a te. Padre santo, custodisci nel tuo nome coloro che mi hai dato, perché siano una cosa sola, come noi. Quand'ero con loro, io conservavo nel tuo nome coloro che mi hai dato e li ho custoditi; nessuno di loro è andato perduto, tranne il figlio della perdizione, perché si adempisse la Scrittura. Ma ora io vengo a te e dico queste cose mentre sono ancora nel mondo, perché abbiano in se stessi la pienezza della mia gioia. Io ho dato a loro la tua parola e il mondo li ha odiati perché essi non sono del mondo, come io non sono del mondo. Non chiedo che tu li tolga dal mondo, ma che li custodisca dal maligno. Essi non sono del mondo, come io non sono del mondo. Consacrali nella verità. La tua parola è verità. Come tu mi hai mandato nel mondo, anch'io li ho mandati nel mondo; per loro io consacro me stesso, perché siano anch'essi consacrati nella verità. Non prego solo per questi, ma anche per quelli che per la loro parola crederanno in me; perché tutti siano una sola cosa. Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch'essi in noi una cosa sola, perché il mondo creda che tu mi hai mandato. E la gloria che tu hai dato a me, io l'ho data a loro, perché siano come noi una cosa sola. Io in loro e tu in me, perché siano perfetti nell'unità e il mondo sappia che tu mi hai mandato e li hai amati come hai amato me. Padre, voglio che anche quelli che mi hai dato siano con me dove sono io, perché contemplino la mia gloria, quella che mi hai dato; poiché tu mi hai amato prima della creazione del mondo. Padre giusto, il mondo non ti ha conosciuto, ma io ti ho conosciuto; questi sanno che tu mi hai mandato. E io ho fatto conoscere loro il tuo nome e lo farò conoscere, perché l'amore con il quale mi hai amato sia in essi e io in loro».

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