GRUPPO U.N.I.T.A.L.S.I. INTERPARROCCHIALE PORTO D'ASCOLI SAN BENEDETTO DEL TRONTO Parrocchie:Cristo Re-SS.Annunziata-Sacra Famiglia-S.Giacomo della Marca
     GRUPPO U.N.I.T.A.L.S.I. INTERPARROCCHIALE PORTO D'ASCOLI                           SAN BENEDETTO DEL TRONTO         Parrocchie:Cristo Re-SS.Annunziata-Sacra Famiglia-S.Giacomo della Marca

Il secondo incontro della catechesi Unitalsi si è svolto lunedì 28 ottobre 2013 presso la Parrocchia Cristo Re sotto la guida di Don Roberto (che diventerà sacerdote il 7 dicembre 2013).

Dopo la compieta iniziale, recitata insieme, Roberto ha continuato a parlare dell’enciclica Lumen Fidei, scritta dai due pontefici Bendetto XVI e Francesco. Quest’enciclica viene dopo le prime due  su Carità (cioè Amore) e Speranza che Papa Benedetto aveva scritto prima di ritirarsi a vita privata. Quest’ultima è stata iniziata da Joseph Ratzinger e continuata da Papa Bergoglio. Ognuno di loro ha portato il suo carisma nello scrivere e questo rende l’enciclica unica e bellissima.

Fede, Carità e Speranza sono le tre virtù teologali su cui su cui si basa (o si dovrebbe basare) l’esistenza di ogni cristiano e che, attraverso lo Spirito Santo, ci portano a condurre una Vita come quella del Cristo.

E’ stato affrontato il Primo Capitolo “Abbiamo creduto all’Amore” dai paragrafi 8-11 (Abramo, nostro Padre nella Fede) a 12-14 (La Fede di Israele).

Prima della catechesi, Roberto ci ha invitati a dare una definizione di Fede! Cos’è per noi? Ecco le risposte: è Credere in Dio, è qualcosa di Eccezionale perché Misterioso, è Affidarsi a qualcosa e qualcuno più grande di noi, è Fidarsi dell’altro, è lasciarsi condurre da Gesù e abbandonarsi a Lui, è avere Fiducia in Dio che si concretizza nell’Altro, è un percorso e un cammino verso Dio. In effetti è un po’ di ognuna di queste definizioni!

Papa Francesco parte dalle origini della Fede perché per capire bisogna partire dagli albori, da dove la Fede nasce, cioè da Abramo. Ricordiamoci che le tre maggiori religioni (Cristianesimo, Islam e Ebraismo) fondano tutte la Fede su Abramo, quindi sulle stesse basi. Perché tante guerre allora?

Abramo viene chiamato da Dio, non lo vede ma sente la sua Voce che gli chiede di fidarsi (ricordiamo che i primi 12 capitoli della Genesi parlano della creazione del mondo, poi dal dodicesimo inizia la storia dei profeti, proprio con Abramo, duemila anni prima della venuta di Cristo). Ai tempi di Abramo i popoli erano nomadi ed ogni nuovo spostamento e partenza rappresentavano un’incognita, ma Dio chiede a d Abramo di mettersi in movimento e di divenire Padre del Popolo, nonostante lui e la moglie Sara fossero sterili (all’epoca la più grande delle condanne). Abramo dice al Signore che il suo erede sarà il suo servo, ma Dio gli risponde che la sua discendenza sarà più estesa delle stelle del cielo e Abramo si Fida di questa Chiamata e di questa Promessa!

Per Papa Francesco, la Fede è un Tu che ci chiama per sempre (par. 8). Oggi non udiamo la voce di Dio come accadde ad Abramo, ma Dio ci si rivela attraverso la Parola e ci chiama e promette proprio come fece con Abramo.

La Fede non viene da noi stessi, inizia sempre da Dio (infatti è Dio che chiama Abramo) e per questo ha due dimensioni: quella umana dove sono io a credere e quella del Dono che il Signore fa singolarmente e personalmente ad ognuno di noi! Le virtù teologali vengono da Dio perché sono un Dono che riceviamo per Grazia, ma allo stesso tempo conducono a Dio, però è sempre l’Uomo che orienta la sua libertà e decide se Credere, Sperare e Amare.

La fede è un passo dopo l’altro sempre in avanti (par. 9 “la fede vede nella misura in cui cammina”), è Abbandono e Certezza contemporaneamente. La Fede di Abramo è un’ atto di memoria, memoria di una promessa (par. 9) e Abramo crede che diventerà padre nonostante la sua sterilità perché compie un atto di Fiducia, fa un salto nel buio..ma chi crede “vede” anche nel buio più nero. Non è una conseguenza automatica, c’è un percorso dietro all’abbandono di Fiducia verso Dio…ricordiamoci che l’atto di Fiducia più Grande lo ha compiuto Gesù sulla croce..ha creduto e ci ha salvati!

Nel paragrafo 10 si fa riferimento a S. Agostino “l’uomo fedele è colui che crede a Dio che promette; il Dio fedele è colui che concede ciò che ha promesso all’uomo”. C’è una sorta di abbandono reciproco, Dio pur non realizzando i nostri desideri, mantiene sempre le sue promesse! Deve esserci Fiducia tra Creatura e Creatore, Abramo si è fidato di Dio e della sua promessa di paternità e su questo ha fondato la sua vita!

Nel capitolo 12 si parla di Abramo capostipite del popolo di Israele, ma Israele come credeva? La sua fede si fonda su ciò che Dio ha fatto e promesso loro e cioè la Salvezza, fino a giungere alla Terra Promessa! Ma perché Dio vuole salvare Israele? Per dimostraci la sua infinita bontà? No, semplicemente perché vuole entrare in relazione con noi e mostraci segni, racconti concreti..ecco perché Israele ha creduto, ha basato la Vita del suo popolo sulla Fede. Noi invece stacchiamo la Fede dalla Vita, come se credere fosse andare a messa, fare del bene e pregare ma la nostra vera Vita fosse un’altra cosa, la nostra casa, il nostro lavoro, i nostri interessi! Non deve esserci questa rottura, Abramo ed il suo Popolo hanno basato sulla Fede la loro Vita! Nel paragrafo 13 vediamo come Israele credeva proprio perché aspettava la Salvezza, ma la nostra crisi della Fede è dettata dalla crisi della domanda di Salvezza, infatti anche Israele quando ha creduto di esser stata salvata, si è messa ad adorare idoli! Così facciamo noi, diventando idoli di noi stessi, di ciò che adoriamo e l’incredulità diviene un pretesto per porre se stessi al centro al posto di Dio!

Perché i malati credono di più? Perché sono nel bisogno e sanno di doversi affidare agli altri e l’altro diviene la salvezza! La salvezza e l’abbandono alla fiducia risultano più forti quando si è in difficoltà, nello sconforto ma spesso anche in questi casi l’uomo non riesce ad affidarsi e ha la presunzione di potercela fare da solo!

Avere Fede vuol dire anche avere dubbi, il dubbio ti fa cercare ma non va alimentato affinché diventi incredulità e rifiuto, va piuttosto placato con la preghiera e la conoscenza della Parola. Ricordiamoci sempre che la Fede è un Dono che va coltivato oltre che con la Parola anche attraverso i Sacramenti che la alimentano e rafforzano. Il sacramento della fede per eccellenza è il Battesimo supportato dall’Eucarestia, dalla Confermazione, dal Matrimonio…!

Nel capitolo 14 si parla della Fede di Israele come una Fede vissuta dalla Comunità, una Fede corale aiutata dai mediatori (Abramo, Mosè) ma sempre e comunque la Fede di un Popolo a cui Dio mantiene le promesse fatte, nonostante l’infedeltà. L’aprirsi ad una dimensione comunitaria è indispensabile. L’unione e il radunarsi insieme sono elementi necessari per crescere nella Fede. Anche quando si prega da soli, oltre il personale dialogo con Dio, la preghiera deve essere comunitaria, quella della Liturgia (che si esprime sempre al plurale) perché la Chiesa, che è pluralità, si fonda sulla preghiera di tutti noi. L’Unitalsi, per crescere ed andare avanti, deve avere una Fede radicata nella Chiesa, altrimenti diventa una semplice associazione di volontariato senza un Vera Missione.

 

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