GRUPPO U.N.I.T.A.L.S.I. INTERPARROCCHIALE PORTO D'ASCOLI SAN BENEDETTO DEL TRONTO Parrocchie:Cristo Re-SS.Annunziata-Sacra Famiglia-S.Giacomo della Marca
     GRUPPO U.N.I.T.A.L.S.I. INTERPARROCCHIALE PORTO D'ASCOLI                           SAN BENEDETTO DEL TRONTO         Parrocchie:Cristo Re-SS.Annunziata-Sacra Famiglia-S.Giacomo della Marca

L’ottavo incontro della catechesi interparrocchiale Unitalsi si è svolto con Don Roberto a Cristo Re. Dopo la compieta della sera, ci si è soffermati sull’incontro che il nuovo vescovo della diocesi Carlo Bresciani ha tenuto mercoledì 12 febbraio. Il Vescovo ha tenuto una catechesi sul vangelo di Matteo (22, 1-14) “In quel tempo, Gesù, riprese a parlare con parabole e disse: «Il regno dei cieli è simile a un re, che fece una festa di nozze per suo figlio. Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non volevano venire. Mandò di nuovo altri servi con quest’ordine: Dite agli invitati: «Ecco, ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e gli animali ingrassati sono già uccisi e tutto è pronto; venite alle nozze»! Ma quelli non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari; altri poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero. Allora il re si indignò: mandò le sue truppe, fece uccidere quegli assassini e diede alle fiamme la loro città. Poi disse ai suoi servi: «La festa di nozze è pronta, ma gli invitati non erano degni; andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze». Usciti per le strade, quei servi radunarono tutti quelli che trovarono, cattivi e buoni, e la sala delle nozze si riempì di commensali. Il re entrò per vedere i commensali e lì scorse un uomo che non indossava l’abito nuziale. Gli disse: «Amico, come mai sei entrato qui senza l’abito nuziale? ». Quello ammutolì. Allora il re ordinò ai servi: «Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti». Perché molti sono chiamati, ma pochi eletti”. Don Roberto, partendo da questo vangelo, si è ricollegato all’enciclica Lumen Fidei (che stiamo portando avanti negli incontri Unitalsi), dove nel terzo capitolo, versetti 37-39, si fa riferimento alla Chiesa come Madre della nostra Fede (versetto 38). Quando nel vangelo di Matteo si fa riferimento ai “crocicchi” si intende “andare” li dove l’invito sarà accolto e questa chiamata ad “andare” è la chiamata della Chiesa. Come Unitalsi noi facciamo (dovremmo fare) proprio questo: nel donare servizio ad anziani ed ammalati, noi li invitiamo ad una “festa”, ma se non proviamo Gioia nell’invitare, e agiamo solo per metterci in mostra, il nostro invito non sarà vero, noi riusciamo ad essere “efficaci“ nell’annuncio de Vangelo solo se dentro di noi sperimentiamo l’effettiva Gioia della Parola di Dio. Alla domanda “se i primi avessero risposto con un si, nei crocicchi ci si sarebbe andati ugualmente?”, Don Roberto ha risposto che secondo lui, bisogna interpretare i fatti anche da un punto di vista culturale e ricordare che il vangelo parla per simboli. Gesù era ebraico e al suo “invito” è vero che molti non hanno risposto, ma i suoi pochi apostoli (un piccolo gruppo di giudei) hanno detto sì e questo sì ha dato il via alla diffusione della Parola nel mondo. San Paolo, persecutore romano dei cristiani, convertitosi sulla via di Damasco, è considerato l’apostolo dei “gentili” cioè delle genti perché andava diffondendo la Parola di Gesù in Galilea, all’epoca considerata una sorta di periferia, un “crocicchio”. Pietro e Paolo hanno seguito strade diverse per annunciare la Buona Novella, Pietro più tradizionalista e Paolo più innovatore si sono divisi le aree geografiche, sapendo che ognuno avrebbe fatto presa più in determinati posti rispetto ad altri. Così sono arrivati nei crocicchi più lontani e molti hanno risposto con un Sì ai loro inviti! Un’altra domanda che è stata posta è quella relativa alla veste nunziale che l’invitato non indossa e che fa infuriare il Re. Don Roberto ha risposto premettendo che Matteo è l’evangelista che più si rivolge al popolo ebraico (mentre Marco scrive ai romani e Luca più ai greci anche se questi tre vangeli sono simili e per questo chiamati sinottici) e per tradizione alle feste, era lo sposo o il padrone di casa che regalava l’abito all’invitato. Si nota però l’analogia con la veste battesimale quando attraverso il sacramento del Battesimo si riceve il dono della Fede, dono che viene dato a tutti da Dio e che a Dio torna. E’ con il peccato che noi sporchiamo la veste, anche se attraverso la Riconciliazione (o Confessione o “secondo battesimo” per i padri della Chiesa), la riportiamo alla Luce. Il Battesimo è la Porta della Fede, ecco perché solitamente il sacerdote accoglie il bambino all’ingresso della chiesa per accompagnarlo poi al Fonte Battesimale cioè alla Luce della Fede anche se il vero traguardo è l’Altare perché lì c’è l’Eucarestia che è il centro della Vita di un cristiano! Ma cos’è la Chiesa? Roberto ci aiuta a capirlo con il libro sulla catechesi scritto da Don Pio. I primi discepoli erano ambiziosi, paurosi e ignoranti, ma è proprio con loro che Dio ha voluto edificare la Chiesa! La Chiesa è quindi il Popolo (Concilio Vaticano II ed enciclica “Lumen gentium” Luce delle Genti o Lume dei Popoli), popolo di Dio fatto si dal Papa, dai Vescovi, dai sacerdoti ma anche dai laici, dal popolo cristiano! La Chiesa però non è solo un’organizzazione umana, dice Don Pio, ma in essa esiste un livello sovrannaturale perché è viva e duratura nei millenni grazie a Gesù, che è Luce del Mondo! La Chiesa è come la Luna che riflette la Luce del Sole, il Sole è il Cristo che irradia la sua Chiesa! Ecco perché la Luce del Battesimo e la luce della Veglia di Pasqua sono così fortemente simboliche. La Chiesa vive ancora proprio per il suo essere umana e divina, fatta di peccatori ma divinamente illuminata! Tornando all’enciclica Lumen Fidei, nel versetto 37 leggiamo “..San Paolo si riferisce anche alla luce: « Riflettendo come in uno specchio la gloria del Signore, venia¬mo trasformati in quella medesima immagine » (2 Cor 3,18)… La luce di Gesù brilla, come in uno specchio, sul volto dei cristiani e così si diffonde, così arriva fino a noi, perché anche noi possiamo partecipare a questa visione e riflettere ad altri la sua luce, come nella liturgia di Pasqua la luce del cero accende tante altre candele. La fede si tra¬smette, per così dire, nella forma del contatto, da persona a persona, come una fiamma si accende da un’altra fiamma. I cristiani, nella loro povertà, piantano un seme così fecondo che diventa un grande albero ed è capace di riempire il mondo di frutti”. Roberto ci ricorda che la Veglia di Pasqua è la Madre di tutte le Celebrazioni. La fede si trasmette per contatto, come una fiamma che accende un’altra fiamma! La Veglia di Pasqua, infatti, inizia al buio ma poi dal Cero Pasquale si accende una candela che poi farà da luce alle altre finché pian piano tutto si illuminerà e il Cero verrà posto nel Fonte Battesimale, a simboleggiare l’immersione di Gesù nel grembo della Chiesa da cui nasceranno i nuovi cristiani! Nel versetto 39 della Lumen Fidei leggiamo “È impossibile credere da soli. La fede non è solo un’opzione individuale che avviene nell’in¬teriorità del credente, non è rapporto isolato tra l’“io” del fedele e il “Tu” divino, tra il soggetto autonomo e Dio. Essa si apre, per sua natura, al “noi”, avviene sempre all’interno della comu¬nione della Chiesa. La forma dialogata del Credo, usata nella liturgia battesimale, ce lo ricorda. Il credere si esprime come risposta a un invito, ad una parola che deve essere ascoltata e non proce¬de da me, e per questo si inserisce all’interno di un dialogo, non può essere una mera confessione che nasce dal singolo. È possibile rispondere in prima persona, “credo”, solo perché si appartie¬ne a una comunione grande, solo perché si dice anche “crediamo”…” . Roberto afferma che “fare da soli con il Signore” è una scappatoia, credere in Gesù e non nella Chiesa come Comunione è sbagliato! La Chiesa ci aiuta in questo percorso perché ci avvicina a Dio nel giusto modo. Anche la grandezza della Madonna sta nel fatto che per noi Lei rappresenta un tramite che ci conduce a Dio, e alla conversione eventualmente. Ma dobbiamo guardarLa in questo modo, sempre rivolta a Suo Figlio! Se i miracoli avvengono, è sempre perché Dio lo vuole, sicuramente attraverso le intercessioni della Vergine Maria e dei Santi, ma ricordiamo che tutto viene sempre da Lui! Affermare di credere attraverso la forma battesimale, è un atto comunitario, una risposta collettiva, nella forma dialogata quando rispondo “credo”, rispondo insieme ai fratelli! La Fede è Comunitaria, non è un Fatto individuale, la Chiesa è un Popolo pellegrinante! Continuando nel versetto 39 si afferma “Questa apertura al “noi” ec¬clesiale avviene secondo l’apertura propria dell’a¬more di Dio, che non è solo rapporto tra Padre e Figlio, tra “io” e “tu”, ma nello Spirito è anche un “noi”, una comunione di persone. Ecco per¬ché chi crede non è mai solo, e perché la fede tende a diffondersi, ad invitare altri alla sua gioia.”. E’ sempre lo Spirito Santo che crea la Comunità, quando si va in Chiesa per la prima volta o si entra a far parte di un gruppo parrocchiale, c’è sempre qualcuno ad accoglierci, qualcuno che ha sperimentato la Fede prima di noi e che con Gioia ce la comunica!

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