GRUPPO U.N.I.T.A.L.S.I. INTERPARROCCHIALE PORTO D'ASCOLI SAN BENEDETTO DEL TRONTO Parrocchie:Cristo Re-SS.Annunziata-Sacra Famiglia-S.Giacomo della Marca
     GRUPPO U.N.I.T.A.L.S.I. INTERPARROCCHIALE PORTO D'ASCOLI                           SAN BENEDETTO DEL TRONTO         Parrocchie:Cristo Re-SS.Annunziata-Sacra Famiglia-S.Giacomo della Marca

Il decimo incontro della catechesi interparrocchiale si è svolto presso la Sacra Famiglia con Don Francesco.

Dopo la preghiera iniziale, si è proseguiti con la lettura dei versetti del terzo capitolo dell’enciclica Lumen Fidei. Don Francesco ha introdotto gli argomenti ricordando che la Fede è un Dono di Dio ma è nostra responsabilità quella di trasmetterla agli altri, soprattutto attraverso i sacramenti ed il versetto 42 fa riferimento proprio al Battesimo che è il primo dei Sacramenti. Nel Battesimo la Fede è una fede comunitaria, che riguarda tutta la Chiesa , non è una fede solo della singola famiglia perché è la Chiesa tutta che accoglie il battezzato nel nome di Dio! Il primo segno che si da al catecumeno è il Segno della Croce, che sembra un gesto scontato, ma non lo è assolutamente. Sta a significare che tutta la persona, tutto il corpo è nelle mani di Dio, del Figlio e dello Spirito Santo, della trinità che ci protegge! Il segno della Croce è anche una preghiera, anzi è la prima e fondamentale delle preghiere, che va spiegata ed insegnata perché rappresenta il segno dei protetti, dei salvati, degli illuminati dal rapporto con Dio che si è rivelato (dal versetto 42 “..Sul catecumeno s’invoca in primo luogo il nome della Trinità: Padre, Figlio e Spirito Santo. Si offre così fin dall’inizio una sintesi del cammino della fede. Il Dio che ha chiamato Abramo e ha voluto chiamarsi suo Dio; il Dio che ha rivelato il suo nome a Mosè; il Dio che nel consegnarci suo Figlio ci ha rivelato pienamente il mistero del suo Nome, dona al battezzato una nuova identità filiale.”).

Il versetto 43 ci fa capire che la fede che si da al bimbo, è la Fede della Chiesa ed i genitori devono essere il tramite tra la Chiesa, custode della fede, ed il battezzato che cammina per giungere a Dio. Lo scopo di una madre e di un padre e dei padrini, dovrebbe essere di portare i figli in cielo! (ricordiamo S, Monica madre di Sant’Agostino, che l’ha cresciuto nella fede senza essere ascolta finché suo figlio si è redento diventando un santo, padre della chiesa). Dal versetto 43 “La fede è vissuta all’interno della comunità della Chiesa, è inserita in un "noi" comune. Così, il bambino può essere sostenuto da altri, dai suoi genitori e padrini, e può essere accolto nella loro fede, che è la fede della Chiesa, simbolizzata dalla luce che il padre attinge dal cero nella liturgia battesimale. Questa struttura del Battesimo evidenzia l’importanza della sinergia tra la Chiesa e la famiglia nella trasmissione della fede. I genitori sono chiamati, secondo una parola di sant’Agostino, non solo a generare i figli alla vita, ma a portarli a Dio affinché, attraverso il Battesimo, siano rigenerati come figli di Dio, ricevano il dono della fede.”. Don Francesco chiede perché oggi i genitori non riescano più in questo compito. La società odierna ha colpe gravi, si sono persi molti valori e la situazione è drammatica, non solo per l’attuale crisi. Ricordiamoci però che anche in povertà, se sia ha Fede, si accetta tutto con forza, altrimenti si andrà solo verso la disperazione che porta anche a gesti estremi come il suicidio o l’omicidio (anche di genitori verso i figli) dove, cioè, il demonio agisce. Per questo la Fede deve restare un riferimento assoluto e trasmetterla è un Dovere, anche se poi è sempre Dio a scegliere e a chiamarci in modi e tempi che non sappiamo!

Nel versetto 44 si fa riferimento all’Eucarestia “La natura sacramentale della fede trova la sua espressione massima nell’Eucaristia. Essa è nutrimento prezioso della fede, incontro con Cristo presente in modo reale con l’atto supremo di amore, il dono di Se stesso che genera vita. Nell’Eucaristia troviamo l’incrocio dei due assi su cui la fede percorre il suo cammino. Da una parte, l’asse della storia: l’Eucaristia è atto di memoria, attualizzazione del mistero, in cui il passato, come evento di morte e risurrezione, mostra la sua capacità di aprire al futuro, di anticipare la pienezza finale. La liturgia ce lo ricorda con il suo hodie, l’"oggi" dei misteri della salvezza. D’altra parte, si trova qui anche l’asse che conduce dal mondo visibile verso l’invisibile. Nell’Eucaristia impariamo a vedere la profondità del reale. Il pane e il vino si trasformano nel corpo e sangue di Cristo, che si fa presente nel suo cammino pasquale verso il Padre: questo movimento ci introduce, corpo e anima, nel movimento di tutto il creato verso la sua pienezza in Dio”. Credere senza sperimentare la celebrazione, non è la stessa cosa perché l’Eucarestia è nutrimento e sarebbe come essere a digiuno di Cristo! Allontanarsi da Cristo porta ad una povertà interiore così come evitare la Confessione, cosa che fanno in molti! L’Eucarestia ha due assi: orizzontale, cioè storica ricordata nel pane e nel vino, segni della morte di Cristo per la nostra salvezza; ed un asse verticale, che rappresenta la discesa dall’alto di Cristo che si manifesta nella sua pienezza! Anche l’Adorazione Eucaristica è un momento unico di incontro e riflessione con Dio, è un’estensione dell’Eucarestia, che è per noi nutrimento e salvezza! Il compito di noi cristiani è anche quello di aiutare gli altri (i non credenti o quelli che si reputano credenti senza credere davvero), ad avvicinarsi alla bellezza del Cristianesimo!

Nel versetto 45 si parla dell’importanza assoluta del Credo, che ha una dimensione trinitaria. Noi crediamo nella Trinità e accettiamo la Fede che essa ci da, ma desideriamo anche accrescere questa Fede. Il Credo non è solo una formula, è anche una preghiera che trova tutti d’accordo perché nelle sue parole è contenuta la storia e la verità della nostra religione e le sue parole per i cristiani sono incontestabili! “…Possiamo dire che nel Credo il credente viene invitato a entrare nel mistero che professa e a lasciarsi trasformare da ciò che professa. Per capire il senso di questa affermazione, pensiamo anzitutto al contenuto del Credo. Esso ha una struttura trinitaria: il Padre e il Figlio si uniscono nello Spirito di amore. Il credente afferma così che il centro dell’essere, il segreto più profondo di tutte le cose, è la comunione divina. Inoltre, il Credo contiene anche una confessione cristologica: si ripercorrono i misteri della vita di Gesù, fino alla sua Morte, Risurrezione e Ascensione al Cielo, nell’attesa della sua venuta finale nella gloria. Si dice, dunque, che questo Dio comunione, scambio di amore tra Padre e Figlio nello Spirito, è capace di abbracciare la storia dell’uomo, di introdurlo nel suo dinamismo di comunione, che ha nel Padre la sua origine e la sua mèta finale.”.

Il versetto 46 è intitolato Fede Preghiera e Decalogo. La Preghiera, nella trasmissione della fede, è indispensabile e si manifesta attraverso le parole che Gesù stesso ci ha insegnato attraverso il Padre Nostro. Gesù ci ha consegnato questa preghiera che racchiude l’essenza della nostra fede, Gesù ci insegna a pregare senza “sprecare le parole” (Mt 6, 7-15).  Per quanto riguarda il Decalogo, sappiamo che i Dieci Comandamenti ( “ Io sono il Signore Dio tuo: Non avrai altro Dio all'infuori di me. Non nominare il nome di Dio invano. Ricordati di santificare le feste. Onora il padre e la madre. Non uccidere. Non commettere atti impuri. Non rubare. Non dire falsa testimonianza. Non desiderare la donna d'altri. Non desiderare la roba d'altri.”) sono il punto di riferimento di ogni battezzato, ma pochi di questi comandamenti vengono rispettati perché è il primo comandamento stesso a non essere onorato e se manchiamo quello, è impossibile poter seguire gli altri. Noi invece siamo pieni di idoli e alla parola “Dio”, abbiamo sostituito la parola “Io”. Dal versetto 46 “Il Decalogo non è un insieme di precetti negativi, ma di indicazioni concrete per uscire dal deserto dell’ "io" autoreferenziale, chiuso in se stesso, ed entrare in dialogo con Dio, lasciandosi abbracciare dalla sua misericordia per portare la sua misericordia. La fede confessa così l’amore di Dio, origine e sostegno di tutto, si lascia muovere da questo amore per camminare verso la pienezza della comunione con Dio. Il Decalogo appare come il cammino della gratitudine, della risposta di amore, possibile perché, nella fede, ci siamo aperti all’esperienza dell’amore trasformante di Dio per noi. E questo cammino riceve una nuova luce da quanto Gesù insegna nel Discorso della Montagna (cfr Mt 5-7)” . L’uomo senza rapporto con Dio, è solo e non può fare nulla di buono,  anche se crede il contrario! L’uomo ha dimenticato Dio, il mondo è popolato di persone vuote per le quali i Comandamenti sono assolutamente inesistenti (pensiamo solo al non rubare, quando tutti nel mondo lo fanno).  Il Signore ci ha dato dieci norme per vivere nella grazia e nella pace, mentre noi le ignoriamo tutte! Gesù nel Vangelo addirittura ci esorta a fare di più,  a vivere con maggiore forza i Comandamenti, invece noi viviamo nella loro totale assenza. Possiamo e dobbiamo avvicinarci all’Amore infinito di Dio, che ci è sempre accanto anche se noi lo ignoriamo. Nel suo Amore dobbiamo abbandonarci  e solo così saremo capaci di donare Amore al nostro prossimo e di spingerci fino ai “crocicchi delle strade”.

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